Abbiamo
letto in questi giorni su alcuni organi di stampa del centro-destra, in
particolare libero, il giornale e il corriere della sera, di una
presunta volontà del partito di non ricandidare Francesco Caruso.
Siamo
convinti che questo sia più il desiderio recondito dei loro editori
piuttosto che il reale intendimento di rifondazione comunista.
Tuttavia
ne approfittiamo per dare un nostro modesto contributo alla discussione
che, in virtù dell'attuale legge elettorale in vigore, ricade in ultima
istanza sulle spalle degli organismi decisionali del partito.
Il
nostro universo di riferimento, come ben sapete, è fortemente ancorato
alle dinamiche e ai conflitti sociali che costruiamo giorno per giorno
nei nostri territori con l'obiettivo di intercettare e organizzare le
nuove figure del precariato sociale dentro processi di autogestione e
autorganizzazione. A partire dal g8 di Genova abbiamo rimesso in
movimento le nostre storie, mescolandole e contaminandole: ci sono
stati fasi interessanti di sperimentazione ma anche fasi
aride di arretramento, tuttavia ora, in uno scenario di forte autonomia
della sinistra come quello in cui ci ritroveremo ad agire, è necessario
fare uno sforzo per rilanciare un terreno di sperimentazione e di
interconnessione tra le dinamiche di conflittualità sociale e le forme
della rappresentanza politica.
E'
su questo terreno che si misura la costruzione della sinistra e non
certo negli equilibrismi tra le quattro segreterie dei partiti e siamo
convinti che la presenza in parlamento di Francesco Caruso possa dare
un valido contributo al rafforzamento tanto dei percorsi dei resistenza
sociale quanto delle dinamiche di innovazione delle forme, delle
pratiche e del linguaggio della politica. Tuttavia la nostra
generazione, quella che per semplificare possiamo definire la
generazione di Genova, nei prossimi mesi e nei prossimi anni ha dinanzi
a sè anche altri appuntamenti politici fondamentali, non elettorali ma
giudiziari: centinaia di anni di carcere, le inchieste per
l'associazione sovversiva che ha ordito il g8 di Genova, i processi per
il trainstopping, per le lotte sulla casa, il lavoro, la precarietà, il
carovita, insomma il carcere come prospettiva di vita sembra ormai un
orizzonte non molto lontano, per alcuni di noi con un piede già dentro
le prigioni, altri in attesa della macchina burocratica della
giustizia, lenta ma inesorabile. Il rischio concreto è che nei prossimi
anni, nemmeno tanti,ci troveremo a fare i conti con una generazione
inedita di detenuti politici, un problema che investe direttamente il
destino e il futuro di alcuni di noi, tra i quali certamente Francesco
Caruso, ma che riveste anche un problema per tutta la sinistra, almeno
quella parte che oggi si pone il problema di non commettere gli stessi
errori del passato. E' una questione che si inserisce anche dentro il
quadro di degenerazione etica e morale della politica, su cui crediamo
opportuno fare leva: nel momento in cui la delinquenza politica alla
Cuffaro, alla Mastella, alla Berlusconi si apprestano ad andare al
governo, persone cioè che hanno infangato e subordinato la politica ai
loro interessi economici e affaristici, c'è una generazione che invece
rischia di finire in galera per le proprie idee, per il loro impegno
civile, la passione e lo slancio ideale.
Questo
problema non è puramente repressivo, ma si inserisce dentro il quadro
più complessivo del tentativo di azzeramento della sinistra nel suo
complesso: contrastare il tentativo di cancellare addirittura
l'esistenza e la presenza istituzionale della sinistra deve per questo
andare di pari passo con la necessità di mantenere aperti gli spazi di
agibilità del conflitto sociale, proprio perchè si autoalimentato l'uno
con l'altro, mentre non dobbiamo assolutamente commettere l'errore di
pensare di preservare l'uno a discapito dell'altro.
Per
questo motivo crediamo sia importante all'interno anche della
composizione delle liste parlamentari, la presenza non solo simbolica
di compagni e compagne provenienti dalla stagione e dalla generazione
di Genova che, proprio per il rischio impellente sulle proprie spalle
di un periodo più o meno lungo di detenzione politica, possano farsi
portatori tanto della ricerca di un possibile terreno di
sperimentazione e connessione tra politica, società e movimenti, quanto
delle istanze e delle battaglie per libertà.
In
questi due anni di mandato parlamentare abbiamo avuto modo di
apprezzare la determinazione con la quale Francesco Caruso si è speso
al nostro fianco nelle battaglie e nelle mobilitazioni in materia di
precarietà, devastazione ambientale, guerra globale, diritti negati, a
volte anche in aperta contrapposizione alle scelte del governo Prodi:
sempre generosamente al fianco dei movimenti dei disoccupati, dei senza
casa, degli studenti della Sapienza, delle comunità in lotta per la
difesa del territorio, dei carcerati, degli immigrati reclusi nei Cpt,
degli internati dei manicomi criminali, dei precari, degli operai,
della moltitudine plurale dei senzavoce che nel meridione hanno cercato
e continuano a cercare di alzare la testa e ribellarsi. Per questo lo
processano e per lo stesso identico motivo noi lo sosteniamo, anche in
contrasto con la nostra disaffezione e lontananza dalla politica
istituzionale che in questi due anni di governo prodi si è ancor più
alimentata. Una risorsa e un'opportunità la sua presenza che speriamo
poter ancora incrociare nei prossimi anni nei tanti fronti di lotta che
possiamo e dobbiamo aprire contro i processi di americanizzazione e di
omologazione politica e culturale che si rischiano di concretizzare a
breve nel nostro paese, se non troviamo insieme il coraggio di spostare
in avanti il terreno delle sfide politiche che ci attendono.