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openmind | 24 Dicembre, 2007 17:46
Elena, la mia amata compagna, e' volata via.
Sono rimasta sola con il mio dolore, immenso, senza speranza.
Elena pero', con la sua morte ha compiuto un piccolo grande miracolo che
voglio, debbo raccontare.
Aveva lasciato la sua amata terra, la Sicilia, per conquistare la liberta' di
essere se stessa, ma ogni anno desiderava tornare, con me accanto.
Li', io, solo una amica.
Li', la sua famiglia, divisa ma unita nel non comprendere, nel non accettare.
Elena, quanto hai sofferto per questo!
Voleva morire qui, a Roma, perche' qui era il suo mondo, i suoi amici che hanno
saputo amarla proprio per quello che era.
I genitori e il fratello sono venuti ed hanno visto.
Hanno compreso.
Ed e' accaduto qualcosa di meraviglioso.
Sono diventata finalmente anche per loro la compagna di Elena.
Un padre disperato di fronte alla figlia morente tra le mie braccia mi ha
chiesto il consenso di farle avere l'estrema unzione.
Ho accettato: Elena era molto credente, pur soffrendo per la posizione della
Chiesa.
Un uomo distrutto nel dolore mi ha chiesto, colmo di apprensione, dove
desideravo fosse sepolta.
Avevo comunque gia' deciso, era giusto che tornasse alla sua terra natia, ora
riposa accanto ai nonni che lei tanto amo', accanto alla nonnina di 95 anni
morta pochi mesi prima, la sola che seppe davvero comprendere e accettare la
nostra relazione.
Altri miracoli in terra di Sicilia.
Avevo chiesto al padre di poter fare a mio nome un mazzo di fiori. Mi ha
risposto: ogni gesto che farai, avra' un riflesso sociale, che mi costera'
molto, in particolare verso la sorellina adottiva. Ma faro' cio' che mi
chiederai.
Ancora una volta, sentirsi nessuno.
Ho capito pero' che era giusto rispettare quell'uomo che tanto si era
avvicinato in un momento cosi' difficile. Nessun compromesso pero', i fiori
anonimi si sono tramutati in sostegno a tutte le Elene di quella terra.
Ho chiesto pero' di poterle donare una rosa rossa.
Elena, posta nella piccola chiesa, eravamo ancora soli.
Sono entrata per l'estremo saluto, prima che non fosse piu' possibile, e ho
visto la bara, con tanti fiori intorno, a terra.
Sopra, ho visto una rosa rossa.
Hanno voluto che mi sedessi accanto a loro durante la cerimonia. Nell'ultimo
percorso verso il cimitero, e' accaduto che camminavo dietro la mia compagna,
con la mano della sorellina nella mia.
Uno sguardo a Elena, e nel riflesso del vetro dell'auto il padre e tutti gli
altri. Dietro.
Un grande rimpianto: Elena in vita sarebbe stata molto felice di questo.
E una speranza: che le sue sofferenze non siano state vane, che questo seme
che lei ci ha lasciato possa germogliare, alimentato dall'amore di chi non
seppe comprenderla in vita.
Per lei.
Per te, amata compagna.
Isabelle
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