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openmind | 01 Dicembre, 2007 10:19
Il Governo ha risposto positivamente all'interrogazione urgente di
Franco Grillini (Valdo Spini e Fabio Baratella) in occasione del primo
dicembre giornata mondiale per la lotta all'aids.
Nell'interrogazione
i tre deputati della Costituente socialista avevano chiesto al Ministro
della salute di intervenire per superare la disparità tra regione e
regione nell'accesso al test diagnostico per il virus hiv.
E'
noto che in Italia si stimano 120 mila sieropositivi quasi la metà non
è al corrente della propria condizione sierologica. Si stimano poi 4
mila nuove infezioni ogni anno.
Molte persone arrivano al test
dell'hiv solo a malattia conclamanta, e molti non si recano nei centri
diagnostici, per paura e perché in alcuni centri il test diagnostico
non è gratuito e anonimo come impone la legge.
Il Governo si
impegnerà perché la legge sia applicata con vigore su tutto il
territorio garantendo le condizioni della massima accessibilità,
gratuità e anonimato e ha preso impegni anche per favorire una visione
non negativa della condizione dei sieropositivi sui quali grava un
ingiusto stigma sociale.
Il Governo ha risposto positivamente
anche al quesito sui profilatici sui quali è in corso una campagna del
PSE per il taglio dei loro costi e l'abbattimento dell'IVA al 10% per
il quale i deputati socialisti hanno presentato un emendamento alla
finanziaria 2008.
Domani mattina a Bologna Franco Grillini
insieme ai socialisti Mauro Del Bue, Saverio Zavattieri ed Enrico
Boselli e la presenza di Alessandro Cecchi Paone, presso il Comune di
Bologna, parleranno anche del problema della lotta all'aids in Italia e
distribuirano preservativi marchiati Pse.
Segue il testo dell'interpellanza urgente e lo stenografico in corso di seduta
Ufficio Stampa Franco GrilliniInterpellanza urgente
AL MINISTRO DELLA SALUTE
ON. LIVIA TURCO
I sottoscrittori per sapere premesso che,
và
riconosciuto al Ministro della Salute coerenza e coraggio nell'aver
promosso una Campagna di informazione su HIV/AIDS che riavvicina il
Paese agli standards europei e che finalmente il Ministero della Salute
ha adottato il preservativo, unico presidio preventivo, quale oggetto
della campagna.
Considerato che
l'Italia paga purtroppo il prezzo di una politica preventiva assolutamente inesistente durata più di venti anni.
Una
buona campagna preventiva sui media, che ci faccia finalmente
dimenticare i messaggi o terroristici o esageratamente edulcorati e
moraleggianti delle campagne passate, comunque non esaurisce la vastità
e la complessità dei problemi posti in essere dalla diffusione della
pandemia hiv/aids.
Tra i più urgenti segnaliamo
l'accessibilità al test, come ha sottolineato una inchiesta del mensile
"Pride" [allegato A] e del mensile "Il Cassero" [allegato B] che
ravvisano, proprio rispetto all'accessibilità al test gravi alterazioni.
L'accesso
al test diagnostico viene segnalato in preoccupante diminuzione, con
pericolose conseguenze sulla ricostruzione del quadro epidemiologico,
e, in caso di sieropositività, con rischio di ritardo nella diagnosi e
nel conseguente inizio della terapia con maggiori difficoltà nella
preservazione e ricostituzione del sistema immunitario.
Le
difficoltà di accesso al test derivano in buona misura
dall'inadempimento delle norme del D.M.1/2/91 e della Legge 135 del
1990, che qualificano il test come gratuito, anonimo e volontario.
In
molte Regioni, deroghe consentite dal 1995 attribuiscono un costo al
test e da anonimo lo ridefiniscono come "confidenziale".
Lo
stesso sito del Ministero non può evitare di segnalare quanto sopra
riportato, ma evidenziamo che tali deroghe determinano gravissime
disparità di trattamento tra i cittadini, e scoraggiano, in moltissimi
casi, e soprattutto nei piccoli centri, l'accesso al test.
Le
difficoltà a reperire sul territorio nazionale centri che offrano il
test in maniera gratuita e anonima paiono insormontabili tanto che il
test stesso appare "scoraggiato".
Lo Stesso Ministero della
Sanità e Istituto superiore della sanità offrono un elenco lacunoso e
datato di centri ai quali rivolgersi per sottoporsi al test (risale al
2006 e molti centri segnalati sono ora chiusi) e di difficile
accessibilità sul web (alle pagine:
www.iss.it/publ/stru/cont.php?id=2081〈=1&tipo=7&anno=2006e
www.ministerosalute.it/hiv/paginaInternaHiv.jsp?id=183&menu=strumentieservizi)
Aggiunto che
più
volte l'Associazionismo che lotta contro al diffusione dell'aids (Lila,
Asa, Ala, Anlaids, Nadir, Nps e Arcigay per la popolazione omosessuale)
hanno sottolineato, nel corso delle riunioni della Commissione lotta
all'aids che il costo del preservativo è troppo elevato e che andrebbe
calmierato e che, al preservativo tradizionale si stanno affiancando
forme di prevenzione diversificate che in Italia stentano a diffondersi
come il preservativo femminile.
e che
l'aids si sta
avviando a diventare, grazie ai farmaci, una malattia cronica, e molti
Paesi hanno adottato campagne informative che mettono in luce, in
positivo, l'esperienza di vira delle persone sieropositivite. E' il
caso, ad esempio, di una campagna tedesca con lo slogan "I
sieropositivi hanno una sessualità".
In Italia non si è mai
lavorato sulla condizione di sieropositività declinata in positivo, ma,
al contrario, abbiamo assistito nel corso degli anni a campagne
vergognosamente colpevolizzanti per le persone contagiate.
Le
stesse oltre a combattere contro il virus si sono scontrate, molto
spesso con esisti disastrosi, con violenta discriminazione, esclusione
sociale e pregiudizio.
Si chiede al Signor Ministro
- se
intenda garantire la piena applicazione della del D.M.1/2/91 e della
Legge 135 del 1990 al fine di assicurare in tutti i centri del
territorio nazionale, senza eccezioni, un accesso al test pienamente
gratuito, anonimo e volontario e promuovere l'accessibilità al test
anche sulla base di esperienze pilota come quella di Arcigay Bologna,
che per la campagna di accessibilità ha scelto lo slogan “facile come
fare il test hiv”.
- Se intenda promuovere la visibilità e la
reperibilità dei centri MTS e delle strutture pubbliche che offrono
accesso al test hiv gratuito, anonimo e senza impegnativa del medico.
-
Se intenda sostenere un rilancio autentico della prevenzione attraverso
il finanziamento di progetti per la distribuzione di grandi
quantitativi di preservativi.
- Se intenda porre in essere
interventi per calmierare il costo dei preservativi e se intenda
promuovere l'uso e la diffusione, previa verifica scientifica della sua
sicurezza, del preservativo femminile.
- Se il Ministero non
intenda promuovere, in via immediata, campagne informative che
affrontino il problema dell'inclusione sociale delle persone
sieropositive e iniziative pratiche per la lotta alla discriminazione
dei sieropositivi.
On. Franco Grillini, On. Valdo Spini, On. Fabio Baratella
On. Franco Grillini, On. Valdo Spini, On. Fabio Baratella
---
Svolgimento di interpellanze urgenti
(ore 18).
(Misure
di contrasto alla diffusione del virus dell'Aids, con particolare
riferimento alle iniziative per garantire l'accesso gratuito e anonimo
al test HIV, nonché iniziative per l'inclusione sociale delle persone
sieropositive - n. 2-00862)
PRESIDENTE. L'onorevole
Grillini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00862,
concernente misure di contrasto alla diffusione del virus dell'Aids,
con particolare riferimento alle iniziative per garantire l'accesso
gratuito e anonimo al test HIV, nonché iniziative per l'inclusione
sociale delle persone sieropositive (Vedi l'allegato A - Interpellanze
urgenti sezione 2).
FRANCO GRILLINI. Signor Presidente,
mi riservo di intervenire in sede di replica, dal momento che il testo
dell'interpellanza è pubblicato in allegato all'ordine del giorno della
seduta odierna.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Grillini.
Il sottosegretario di Stato per la salute, Gian Paolo Patta, ha facoltà di rispondere.
GIAN
PAOLO PATTA, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente,
i recenti successi dei trattamenti farmacologici per l'infezione da HIV
hanno contribuito a ridurre l'incidenza dell'AIDS. La possibilità di
offrire alle persone HIV-positive terapie efficaci nel ritardare
l'evoluzione dell'AIDS e nel migliorare la qualità della vita, impone
una maggiore attenzione per le fasi iniziali dell'infezione, anche
perché la maggiore sopravvivenza delle persone HIV-positive comporta il
prolungamento del periodo di trasmissione, e ciò potrebbe preludere ad
una riemersione dell'epidemia. Per le note modifiche costituzionali,
emerge la necessità inscindibile del coinvolgimento delle regioni nella
definizione di un sistema di sorveglianza nazionale sull'infezione e
nella contestuale incentivazione dei cittadini ad effettuare il test
HIV. A tal fine, il Ministero della salute ha predisposto, in
collaborazione con i rappresentanti regionali e con esperti della
Commissione nazionale per la lotta contro l'AIDS e dell'Istituto
superiore di sanità, un documento tecnico finalizzato all'istituzione
di un sistema nazionale di sorveglianza delle nuove infezioni da HIV,
che ha già ricevuto il parere favorevole del Coordinamento
interregionale per la prevenzione e della Consulta delle associazioni
per la lotta contro l'AIDS.
Attualmente si sta elaborando uno
schema di decreto ministeriale che possa garantire l'assoluto
anonimato, come richiesto dalla normativa vigente, e la gestione del
flusso di notifica. In parallelo, si sta avviando un progetto nazionale
di estensione del predetto sistema di sorveglianza, coordinato dal
Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie
(CCM), in totale collaborazione con le regioni. Non si può peraltro
prescindere da una politica sanitaria di prevenzione realizzata in sede
locale, in applicazione di quanto disposto per il rispetto
dell'anonimato dalla legge 5 giugno 1990, n. 135, e dal decreto
ministeriale 1o febbraio 1991, che prevede l'esenzione dal pagamento
delle quote di partecipazione alla spesa, limitatamente alle
prestazioni
- Pag. 103 -
di diagnostica strumentale e
di laboratorio, e alle prestazioni specialistiche correlate, anche per
soggetti affetti da HIV e per quelli per i quali vi sia il sospetto
della patologia, ai soli fini dei relativi accertamenti diagnostici.
Nel
documento tecnico già citato, per quanto riguarda le modalità di
accesso al test, viene espressamente specificato quanto segue. Per
facilitare l'accesso al test per i soggetti con comportamenti a rischio
e per ridurre il periodo che intercorre tra la diagnosi e la presa in
cura dei soggetti positivi, è indispensabile che da parte dei centri di
prelievo pubblici accreditati il test sia: anonimo, per garantire la
riservatezza delle informazioni e la privacy individuale; gratuito, in
quanto l'accertamento diagnostico non deve comportare il pagamento di
ticket da parte degli utenti (le motivazioni per l'esenzione sono
riferibili o al comportamento a rischio o all'esposizione accidentale
da parte di lavoratori); con accesso diretto, per consentire all'utente
che si presenta presso una struttura pubblica per l'effettuazione del
test HIV senza una prescrizione medica, di acquisirla presso la
struttura stessa.
È necessario aggiungere che la consegna dei
risultati del test, sia positivi sia negativi, deve essere effettuata
direttamente all'interessato da personale appositamente preparato a
svolgere supporto e informazione. In particolare, la consegna dei
risultati negativi deve essere accompagnata da informazioni sulle
caratteristiche dell'infezione, in modo che il soggetto risulti
informato sulla possibilità che il test sia risultato negativo pur in
presenza di un'infezione, perché il soggetto potrebbe trovarsi nel
«periodo finestra». Inoltre, deve essere informato sul rischio di
infezione derivante dai propri comportamenti per, eventualmente,
modificarli e/o sull'opportunità di sottoporsi a controlli periodici.
La
comunicazione dei referti positivi dovrà, invece, costituire la prima
occasione per avvicinare i pazienti ai centri specializzati e quindi
alla cura dell'infezione. In merito alla necessità che sia data
maggiore visibilità alle strutture inserite nel sistema di
sorveglianza, il Ministero ha promosso un progetto relativo allo
sviluppo di un modello da adottare per migliorare l'adesione al test,
individuando metodologie efficaci e implementabili su tutto il
territorio nazionale strettamente connesse al ruolo svolto dalle
associazioni per la lotta contro l'AIDS, oltre che alla necessità di un
continuo aggiornamento dei dati relativi alla reperibilità dei centri
abilitati. Si segnala che l'Istituto Superiore di Sanità ritiene di
poter stimare che il numero di test HIV effettuati sia rimasto stabile
negli ultimi due anni, attestandosi attorno ai 9 milioni, sia nel 2005
sia nel 2006. Anche se il numero dei test sembra rilevante (circa un
terzo di essi viene effettuato di routine sui donatori di sangue, gli
altri su base apparentemente volontaria), deve essere precisato che
oltre il 60 per cento delle persone con AIDS scoprono di essere
sieropositive al momento della diagnosi di malattia conclamata. Ciò
suggerisce che, comunque, una quota rilevante di sieropositivi non
effettua il test sierologico per HIV.
Si precisa, inoltre, che
il lavoro menzionato dagli interpellanti, dal titolo Infezione da HIV e
AIDS. Centri diagnostico-clinici presenti sul territorio nazionale,
pubblicato nell'anno 2006, si riferisce ad un'indagine effettuata nel
2005 dai ricercatori dell'unità operativa Telefono Verde AIDS, ed
avviata dopo aver contattato i referenti delle strutture
diagnostico-cliniche che effettuano il test per la ricerca degli
anticorpi anti-HIV. In merito all'elenco dei centri dove è possibile
effettuare il test anti-HIV, si precisa che nel sito istituzionale del
Ministero e in quello dell'Istituto Superiore di Sanità sono riportati
524 centri, suddivisi per regioni e province, la cui capillarità sul
territorio consente la facile fruizione da parte degli utenti.
L'Istituto ha confermato che l'équipe effettua il relativo
aggiornamento con cadenza annuale. L'ultimo aggiornamento è stato
effettuato nel periodo aprile-settembre 2007, per poter fornire agli
utenti che contattano il numero verde AIDS indicazioni precise e
puntuali in merito
- Pag. 104 -
alle strutture dove
poter effettuare il test. Si precisa, inoltre, che, allo stato attuale,
non risulta al Ministero della salute, al contrario di quanto riportato
nell'interpellanza in discussione, che in alcune regioni il test non
sia gratuito e non abbia la caratteristica dell'anonimato.
Per
quanto concerne la promozione di campagne informative, che tengano
conto del problema della non discriminazione delle persone
sieropositive, a tutti i livelli sociali, si rappresenta che la nuova
campagna per la lotta contro l'AIDS 2007-2008, sarà rivolta
direttamente e specificamente anche alle persone sieropositive e alla
loro sessualità. Ciò rappresenta un elemento fondamentale di novità; va
evidenziato, infatti, che oggi le persone sieropositive - per il
concorrere di molteplici fattori, tra cui l'efficacia delle cure -
hanno prospettive di vita molto differenti dai primi anni
dell'epidemia, molte di loro sono libere dalla malattia e continuano ad
avere relazioni sessuali. Nonostante ciò, per molte persone
sieropositive, una delle paure più grandi è quella di non poter avere
più di una vita sessuale soddisfacente; la comprensione e l'apertura
nei loro confronti sono obiettivi irrinunciabili in una società civile
e aperta a principi di solidarietà. Pertanto, a loro devono essere
indirizzati messaggi che presentino la possibilità di continuare ad
avere una vita sessuale serena e consapevole, senza esporre altre
persone a rischio di infezione. Il messaggio della non discriminazione
sarà contenuto negli opuscoli informativi che saranno diffusi sul
territorio, rivolti a tutta la popolazione ed in modo particolare ai
giovani.
In merito al costo dei preservativi e ad un possibile
intervento del Ministero della salute per un calmiere, va precisato,
innanzitutto, che il Ministro Livia Turco ravvisa in tale dispositivo
medico uno strumento indispensabile per la prevenzione dell'AIDS e
delle malattie a trasmissione sessuale.
Nell'ambito del
programma «Guadagnare salute», che vede il coinvolgimento del mondo
imprenditoriale, è intendimento del Ministro pervenire, appena
possibile, alla sottoscrizione di un accordo con le aziende
interessate, allo scopo di fornire sul mercato preservativi a costo
contenuto, facilmente disponibili per le categorie di cittadini
economicamente più deboli e per il mondo giovanile.
PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di replicare.
FRANCO
GRILLINI. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto della risposta
fornita dal sottosegretario e intendo spiegare il perché, sia pure con
alcune specificazioni. Anzitutto vorrei ricordare, ma penso che il
sottosegretario lo sappia, che sabato prossimo, come ogni 1o dicembre,
si celebrerà la Giornata internazionale dedicata dall'OMS
(l'Organizzazione mondiale della sanità) alla lotta contro l'AIDS.
Nell'ambito di tale giornata assisteremo a numerose iniziative; una
ufficiale del Ministero della salute che si terrà a Roma, con un
concerto, le altre organizzate dalle associazioni di lotta contro
l'AIDS.
Dal momento che intervengo come socialista, membro del
Partito socialista europeo, voglio ricordare che il PSE ha deciso di
dare vita ad una campagna in tutta Europa e, se fosse possibile, vorrei
mostrare il manifesto di tale campagna al sottosegretario e al
Presidente dell'Assemblea, nel quale è scritto: «Tagliamo l'AIDS,
tagliamo l'IVA sui preservativi» e vi è l'immagine di un profilattico
(Il deputato Grillini mostra un volantino). In occasione della predetta
campagna verranno distribuiti gratuitamente, a cura del Partito del
socialismo europeo, alcuni milioni di profilattici per sensibilizzare
l'opinione pubblica, la popolazione e le istituzioni sul fatto che -
come è stato affermato da lei, signor sottosegretario, e dal Ministro
Turco (di ciò ovviamente mi compiaccio) - il profilattico è uno
strumento indispensabile per la lotta ad una malattia che
l'Organizzazione mondiale della sanità e l'UNAIDS (l'organizzazione
dell'OMS predisposta a combattere l'AIDS) definiscono come uno dei
principali problemi sanitari del mondo e, sicuramente, per quanto
riguarda l'Africa, come la principale causa di morte della popolazione.
- Pag. 105 -
Signor
sottosegretario, ci troviamo di fronte ad una diffusione della malattia
che è quasi eufemistico definire preoccupante. Vorrei fornire alcuni
dati dell'UNAIDS che sono abbastanza noti e che, presumo, nei prossimi
giorni saranno resi noti anche dalla stampa, relativi al numero di
malati nel mondo registrati da quando la malattia è apparsa ad oggi: si
calcola che siano 33 milioni 200 mila le persone affette da HIV, 2
milioni 500 mila quelle che hanno appena contratto il virus e 2 milioni
100 mila i malati deceduti per AIDS. Si stima, inoltre, che il picco di
incidenza globale dell'infezione da HIV (ossia il numero di nuove
infezioni contratte ogni anno), sia stato raggiunto alla fine degli
anni Novanta quando venivano registrati oltre 3 milioni di nuovi casi
all'anno; nel 2007 le nuove infezioni ammontano a 2 milioni 500 mila,
con una media di oltre 6 mila 800 al giorno. Per quanto riguarda
l'Italia, il dato è di 57 mila casi stimati dal 1982 (quando è iniziato
il monitoraggio) e di 35 mila decessi. Tuttavia, come afferma il
documento del COA, il centro operativo AIDS del Ministero della salute,
è probabile che il numero di decessi a causa dell'AIDS sia sottostimato
a causa della non obbligatorietà della notifica del decesso.
Ogni
giorno, lo riporta un utile articolo apparso oggi sul Corriere della
Sera, undici italiani diventano sieropositivi; sono 4 mila nel 2007,
che porteranno a 140 mila il numero di coloro che hanno contratto il
virus dell'HIV, di cui il 30-35 per cento è costituito da donne. I
nuovi casi di AIDS conclamati alla fine del 2007 saranno circa 1.200.
Signor
sottosegretario, sono dati che non possono non destare preoccupazione e
che, ovviamente, dovrebbero far sì che l'iniziativa del Governo fosse
rapida, efficace e capace di intervenire su questo tema, come hanno
fatto tutti gli altri Governi europei. In Italia, purtroppo, se
guardiamo a ciò che è stato realizzato in passato, si può affermare
che, più che le istituzioni (in particolare il Ministero della salute),
hanno lavorato le associazioni.
Sempre in ordine a sabato
prossimo, si svolgerà un'iniziativa del partito socialista in quattro
città italiane (Roma, Orvieto, Bologna e Milano) dove verrà distribuito
il materiale precedentemente mostrato e si svolgerà un'iniziativa delle
associazioni di lotta contro l'AIDS, riunite nella consulta
ministeriale. Tra l'altro, sono stato tra coloro che hanno partecipato
a questa consulta in rappresentanza dell'associazione Arcigay fin dalla
sua prima riunione nel 1990.
L'opera di questa associazione è
stata assolutamente meritoria. Ad esempio, sabato prossimo l'Arcigay
sarà presente in ben 35 città e mi auguro che i mezzi di informazione
finalmente si accorgano che il volontariato e l'associazionismo sono
intervenuti in questa materia in modo costante dal 1982 ad oggi, spesso
senza l'aiuto delle istituzioni, con pochi mezzi e con la grande
disponibilità e l'entusiasmo che caratterizzano da sempre il lavoro
dell'associazionismo.
Uno dei temi rilevanti del primo dicembre
sarà, ovviamente, il problema delle persone colpite dal virus dell'HIV,
ovvero delle persone sieropositive, delle quali non si conosce il
numero in Italia. Il nostro Paese è, infatti, uno dei pochi Paesi
europei che non può rispondere a questa domanda, in quanto non esiste
un sistema di rilevazione nazionale così come avviene per i casi di
AIDS che abbiamo citato prima. Solo poche regioni e province, inoltre,
hanno autonomamente deciso di registrare questo dato essenziale per
comprendere l'andamento delle epidemie. I pochi dati aggregati a
disposizione sono inviati all'European centre for the epidemiological
monitoring of AIDS che in numerose tabelle riporta il dato di assenza
per quanto riguarda l'Italia.
I pochi dati che sono in nostro
possesso - qualcuno lo citava, anche lei precedentemente - mostrano che
le informazioni sulle nuove infezioni non sono molto tranquillizzanti.
Se la media nazionale si attesta sul 7,6 per cento ogni 100 mila
abitanti, a livello locale si registrano picchi come ad esempio a
Rimini (come è scritto in un bell'articolo della rivista del circolo
- Pag. 106 -
dell'Arcigay di Bologna Il Cassero) che si attesta al 14 per cento ogni 100 mila abitanti.
Il
dato più preoccupante - lo citava anche lei - è che nel 53 per cento
dei casi di AIDS sono intercorsi meno di sei mesi tra il primo test
positivo e l'evoluzione dell'infezione. Questo dato ci mostra che molte
persone, che hanno avuto comportamenti a rischio, non si sono
sottoposte per tempo al test. Il tema del test, a mio avviso, è
centrale (come sembra centrale all'associazionismo e al volontariato
che si battono su tale terreno), perché in Italia si stima una cifra
ben oltre le 100 mila persone sieropositive e di queste oltre il 50 per
cento non sarebbe a conoscenza di essere sieropositiva.
La non
conoscenza, ovviamente, fa sì che tali persone continuino a tenere
comportamenti a rischio, favorendo la diffusione dell'infezione, ma
soprattutto fa sì che non si curino della propria salute. Come prevede
l'articolo citato in precedenza, ogni diagnosi precoce è essenziale per
una buona riuscita della terapia antiretrovirale, mentre il ritardo
nella diagnosi comporta sia una maggiore difficoltà nella ricostruzione
del sistema immunitario, sia una maggiore esposizione a talune
malattie, che approfittano dell'incapacità del sistema immunitario di
respingere e attaccare l'organismo. Dunque, siamo in una situazione in
cui molte persone sieropositive non sanno di esserlo, non si curano e
scopriranno di essere state infettate dal virus HIV soltanto a malattia
conclamata. Quindi, bisognerebbe adottare una campagna molto forte per
invitare le persone a fare il test. Perché molte persone non si
sottopongono al test? Lei ci ha fornito un dato molto interessante
relativo a 9 milioni di test l'anno. In Italia vi è una popolazione di
58 milioni di abitanti, pertanto si potrebbe dire che, nel giro di
pochi anni, tutti si sottoporranno al test. In realtà, non è così,
perché 3 milioni sono test di routine per le persone che donano il
sangue, mentre gli altri 6 milioni sono test eseguiti, a volte anche
senza chiedere il consenso, come invece prescrive la normativa vigente,
nei confronti di chi entra in una qualsivoglia struttura sanitaria
italiana. Quindi, spesso si sottopongono al test persone per le quali
esso è ridondante, mentre non lo esegue chi dovrebbe.
In alcuni
casi, non ci si sottopone al test perché si ha paura di un responso
negativo. Perché si ha paura di un responso negativo? Signor
sottosegretario, perché esiste ancora uno stigma fortissimo nel nostro
Paese verso le persone sieropositive, che vengono percepite come una
minaccia. Si sa che rapporti normali con una persona sieropositiva non
sono a rischio di contagio, così come i banali rapporti personali, un
abbraccio o un bacio, e che, viceversa, sono gli altri a rappresentare
un elemento di rischio per le persone sieropositive. Tuttavia, la paura
irrazionale verso le persone sieropositive è ancora fortissima e porta
moltissime persone sieropositive a nascondersi, a non dirlo a nessuno
e, quindi, a vivere la condizione di sieropositività in grandissima
sofferenza quando, invece, come ha affermato anche lei, una diagnosi
precoce consentirebbe alle persone sieropositive di tenere sotto
controllo e ricostruire il sistema immunitario e di condurre
un'esistenza pressoché normale, con un'aspettativa di vita tra i trenta
e i quaranta anni dopo la diagnosi di sieropositività, che è una
malattia che si cronicizzata, con cui si può convivere.
Ovviamente,
il messaggio non deve diventare eccessivamente tranquillizzante, perché
altrimenti qualcuno potrebbe pensare che, essendoci le pillole, non ci
siano problemi e si possano pure tenere comportamenti a rischio.
Bisogna, però, anche dire che si può condurre una vita normale come
persone sieropositive e che una persona sieropositiva non è un rischio
per il resto della società. Dunque, credo che, da tale punto di vista,
la campagna del Ministero della salute sia positiva. Ben venga
l'osservatorio, ma soprattutto devono essere garantiti la gratuità e
l'anonimato, che sono essenziali per spronare il maggior numero
possibile di persone a rivolgersi ai centri diagnostici.
Lei ha affermato che il Ministero smentisce che in alcune regioni il test non sia
- Pag. 107 -
gratuito
e anonimo. A noi non risulta. Ci risulta, invece, che in alcune regioni
venga richiesta addirittura la ricetta del medico, che non può essere
anonima, e che vi sia un costo. Tanto è vero che persino sul sito del
Ministero della salute, alla domanda se sia possibile sottoporsi a
esami e controlli mantenendo l'anonimato, si risponde affermando che
nella maggior parte dei centri è possibile, mentre negli altri centri
essi sono, comunque, strettamente confidenziali. Quindi, lo stesso
Ministero della salute ammette che il test non sia anonimo dappertutto.
Inoltre, alla domanda se nelle strutture pubbliche il test sia
gratuito, si risponde: spesso lo è, ma non sempre, perché dal 1o giugno
1995 vi sono normative che variano da regione a regione e che integrano
il decreto ministeriale 1o febbraio 1991 ed altro. Pertanto, come vede,
la conferma di quanto riportato nell'interpellanza viene addirittura
dallo stesso sito del Ministero della salute.
Quindi, vi è una
disparità, da regione a regione, rispetto all'anonimato e alla
gratuità. Se tale anonimato e tale gratuità non vengono assolutamente
garantiti su tutto il territorio nazionale, sarà difficile convincere a
eseguire il test le persone che hanno tenuto comportamenti a rischio.
Mi permetta di affermare, a tal proposito, che sarebbe bene superare la
tassonomia del Ministero della salute, perché si parla di una
classificazione che io contesto fin dall'apparire della malattia e che
credo sia profondamente sbagliata. L'AIDS è l'unica malattia che si
definisce per chi la prende e non per come si prende, quindi la
classificazione è sbagliata, sia da un punto di vista scientifico, a
mio parere, sia dal punto di vista del messaggio che si vuole produrre
e propagandare. La classificazione parla di contatti omo/bisessuali, di
tossicodipendenti omosessuali, di emofilici, di trasfusi, di contatti
eterosessuali (non parla di tossicodipendenti eterosessuali:
evidentemente i tossicodipendenti eterosessuali per il Ministero della
salute non esistono), poi di altro non determinato. È una
classificazione sbagliata, perché l'infezione avviene con modalità
conosciute: per via sessuale, con rapporti non protetti dall'uso del
profilattico, con l'uso di siringhe infette e durante il parto.
L'ultima modalità in qualche modo si può superare attraverso il parto
cesareo (sono diminuite radicalmente le infezione da HIV durante il
parto), ma tutte le altre avvengono con le ricordate modalità. Perché
non classificare in tal modo? Che differenza c'è tra un omosessuale e
un eterosessuale, rispetto all'infezione attraverso rapporti sessuali
non protetti dall'uso del profilattico?
Ora, da questo punto di
vista, è noto che se si parla di come un'infezione si può propagare
risulta immediatamente evidente il sistema di prevenzione: se affermo
che si trasmette con l'uso di siringhe infette, è evidente che non
bisogna usare siringhe infette; se affermo che si trasmette per via
sessuale, con rapporti sessuali non protetti, è ovvio che bisogna
utilizzare i preservativi nei rapporti sessuali; se invece affermo che
l'AIDS è un problema di tossici, di omosessuali e via dicendo, e faccio
pudicamente riferimento a contatti eterosessuali per tutti gli altri,
allora vi sarà chi è autorizzato a pensare che il problema non lo
riguarda, mentre il problema riguarda tutti, e autorizza molti
cittadini a pensare che, siccome si tratta di una questione che
riguarda tossici e omosessuali, allora possono intrattenere
tranquillamente rapporti a rischio. Quindi, è una classificazione
sbagliata. Lo ripeto: se si dicesse la verità, cioè che la grande
maggioranza delle infezioni da virus HIV avviene attraverso rapporti
sessuali non protetti, risulterebbe automatico indicare come bisogna
proteggere i rapporti sessuali, cioè con l'uso del preservativo.
In
Italia, signor sottosegretario, i preservativi sono carissimi, sono i
più cari d'Europa: una media di due euro a profilattico, in vecchie
lire sarebbero quattromila. Ormai diventa proibitivo non solo arrivare
alla fine del mese, ma anche avere una vita sessuale, perché nel nostro
Paese diventa caro anche fare sesso e quindi proteggersi, cioè fare
sesso in buona salute. Ora è molto facile, perché in Europa vi è una
normativa che propone una tassa minima sui profilattici del 5 per
cento. Noi socialisti abbiamo proposto un
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emendamento
al disegno di legge finanziaria per il 2008, che tende a ridurre non
solo il prezzo del profilattico, ma a favorirne anche la diffusione,
erogando al Ministero i fondi e le risorse che ne garantiscano la piena
diffusione. Sappiamo bene che, sul profilattico purtroppo è stata
combattuta una battaglia ideologica negli ultimi anni, in particolare
in Italia. Sappiamo bene che l'informazione è stata difficile,
soprattutto nelle scuole, soprattutto laddove è presente l'età
giovanile in cui si inizia l'attività sessuale e si scopre la
sessualità. A proposito del fatto che tuttora, in Italia, nelle scuole
non si faccia educazione sessuale, a me piacerebbe che il Ministero
della salute e il Ministero della pubblica istruzione inviassero un
messaggio chiaro.
È un diritto dei giovani sapere come evitare
le malattie a trasmissione sessuale e come fare in modo di avere una
sessualità serena, tranquilla, responsabile e piacevole, dato che il
sesso è anche piacere. Bisogna dare alla sessualità una connotazione
positiva e non semplicemente gravata dal vecchio moralismo. Il vecchio
moralismo, signor sottosegretario, è il principale nemico della
battaglia che stiamo conducendo contro la diffusione dell'HIV e delle
malattie a trasmissione sessuale. Il moralismo purtroppo ha portato
alcune organizzazioni religiose fondamentaliste a fare, come abbiamo
osservato nella capitale del Kenya, addirittura i roghi dei
profilattici. Bisogna mettere a disposizione questo presidio sanitario
in modo tale che costi poco, che sia spesso gratuito, sicuro, che abbia
la massima diffusione possibile e che costituisca un elemento normale
della consuetudine della nostra vita quotidiana. Per fare tutto ciò
occorrono messaggi decisi, spregiudicati, capaci di utilizzare il
linguaggio giovanile, di rivolgersi al maggior numero possibile della
popolazione e che facciano riferimento ad una visione non negativa
della sessualità e del piacere sessuale. Da questo punto di vista, il
Ministero finalmente ha approntato una campagna spregiudicata ed anche
le associazioni, il volontariato, ed io stesso ci associamo ad un
giudizio positivo rispetto a tale azione.
Ci dobbiamo chiedere
se tutto ciò sia sufficiente. Ci dobbiamo chiedere se non occorra una
disponibilità maggiore di fondi anche nella stessa legge finanziaria.
Signor sottosegretario siamo ancora in tempo per stanziare tali fondi
perché il costo in termini di sofferenza personale, prima di tutto, ma
anche in termini di costi fisici e materiali per le ASL, per il sistema
sanitario italiano, di un malato di HIV e di AIDS è altissimo e si
potrebbe evitare. L'AIDS è una malattia che si può evitare perché
abbiamo uno strumento - l'informazione e la prevenzione - di
un'efficacia straordinaria. Per concludere, pur con le precisazioni che
ho espresso in precedenza, mi dichiaro di nuovo soddisfatto della
risposta del Ministero. Invito tuttavia il Ministro della salute, dato
che il tempo è sempre pochissimo, a non ripetere gli errori di tutti i
Ministri precedenti.
Ricordo, per esempio, il Ministro Degan,
nel 1984, quando disse che l'AIDS non era un problema per l'Italia.
Eravamo al quattordicesimo posto nella classifica europea per numero di
casi, e ora siamo al terzo, signor sottosegretario, dunque tale tipo di
politica dei Ministeri della sanità purtroppo ha fatto sì che ora siamo
al terzo posto in Europa. Poi arrivò il Ministro Donat Cattin, che
disse che mai e poi mai avrebbe organizzato la propaganda per i
profilattici perché secondo lui si rompevano, ma non so da quali
informazioni traesse questa convinzione personale. Successivamente, fu
nominato Ministro De Lorenzo e vi furono le tangenti, anche se va dato
atto allo stesso Ministro De Lorenzo di essere stato il promotore della
legge che oggi abbiamo citato, che garantisce l'anonimato e la
gratuità, di aver avuto una visione, per la prima volta, laica di
questo tema, e di aver lavorato con le associazioni, a suo tempo, del
volontariato. Poi arrivò il Ministro Garavaglia e successivamente il
Ministro Veronesi, con il quale lavorammo molto bene. Quest'ultimo
Ministro ha rappresentato uno spiraglio, una parentesi, e purtroppo,
come
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tutti sanno, è durato in carica
poco. Poi arrivò il Ministro Sirchia, il quale disse che lo strumento
principale per combattere l'AIDS era la castità. Si sa che ovviamente
la castità può essere una libera scelta, io sono libertario quindi
prevedo anche che se una persona non vuole fare sesso tale scelta sia
nel suo assoluto diritto, ma la straordinaria maggioranza dei cittadini
fa sesso, spesso e - diciamoci la verità - anche volentieri. Quindi,
tale indicazione del Ministro Sirchia era un po' al vento, e
rappresentava, ancora una volta, un esempio di applicazione di
moralismo. Poi abbiamo avuto come Ministro Storace, che è rimasto in
carica troppo poco tempo per fare danni, e finalmente oggi abbiamo il
Ministro Turco, che ci ha promesso l'osservatorio, una campagna sulla
diffusione dei profilattici, più fondi e più coinvolgimento delle
associazioni del volontariato, e infine più iniziativa da parte del
Ministero della salute. Voglio sperare che tutte queste promesse
diventino realtà.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
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