Tra
le tante versioni degli anni Settanta fin qui raccolte, in quel "patema
testimoniale" politico o sentimentale di ogni protagonista dell´epoca,
merita una citazione e soprattutto una lettura il libro di Porpora
Marcasciano, sociologa, militante per i diritti dei transessuali.
Porpora
vive e lavora a Bologna da anni e il suo ultimo libro si chiama
«AntoloGaia. Sesso, genere e culture degli anni ‘70» (Il dito e la luna
edizioni, 14 euro). E´ la storia di un decennio di Italia non
ufficiale, non dichiarata: mentre si intrecciano controcultura, musica,
scoperta della sessualità libera e da liberare, grandi e piccoli
maestri, comincia infatti la lunga marcia per i diritti civili di gay,
lesbiche e trans. Territori queer, come si direbbe oggi: un mondo che
allora faceva fatica persino ad essere nominato dovendo restare
"invisibile". Il libro è un diario, profondo e piacevole, che racconta,
attraverso l´esperienza personale di Porpora, come quel mondo trovi
forze e coscienze per emergere, per manifestarsi, per prendere la
parola.
Così la scoperta della sessualità degli anni Settanta
diventa anche un punto di partenza (non sempre di forza, però) perché i
gay possano "uscir Fuori". Porpora, nata in un paese del Sannio (tra
Benevento e Foggia), fa l´università a Roma proprio negli anni
Settanta: c´è la politica, il movimento, le diatribe con gli autonomi,
ala durissima e machista della protesta, ma c´è anche una vita
quotidiana fatta di incontri, di scoperte (anche e soprattutto di sé).
Si legge, si ascolta musica, si vive insieme.
Il libro mette
in luce le difficoltà con i compagni di sinistra (così ideologicamente
portati al sostegno di tutti gli oppressi ma poi irrigiditi davanti al
tabù dell´omosessualità) di chi stava scoprendo i propri desideri e
poi, negli anni ottanta, le divisioni del mondo gay, quando le trans
venivano considerate troppo folkloristiche e poco seriose
nell´approccio alla politica (scontro di vitalità diverse tra "quelle
con il tacco a spillo" e "le baffe").
Da Roma Porpora si
trasferisce a Bologna, racconta della casa in via Clavature, dove sopra
abitavano i Gaz Nevada, e di una città comunque più libera e meno
soffocata dal terrorismo rispetto a Roma. C´è la conquista del Cassero,
ovviamente. Con una riflessione amara e attuale: «Chissà se oggi, in
questi tempi, ce l´avrebbero dato quel posto». E partendo proprio da
quell´esperienza, della centralità che allora Bologna seppe dare al
movimento Glbt (gay-lesbian-trans-bisexual, come appunto si dice oggi,
finiti i tempi del "circolo frocialista") è importante leggere anche
«Omossessuali moderni» di Marzio Barbagli e Asher Colombo (del Mulino),
edizione aggiornata del libro uscito nel 2001. In questa nuova
versione, un´indagine fatta sul campo, con dati e testimonianze,
approccio davvero sociologico, distaccato eppure intenso, Bologna si
conferma capitale, per numeri e partecipazione. Si evidenzia, rispetto
a sei anni fa, una presenza forte del movimento lesbico, visibile e
attivo anche nella rivendicazione dei diritti e nella volontà di creare
legami sociali (tanto che alle ragazze è dedicata la copertina). Un
libro importante, anche questo. Soprattutto adesso. |
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