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IL GIORNO DEL GAY PRIDE

openmind | 08 Luglio, 2007 16:44

 
 
UN CORTEO RUMOROSO E ALLEGRO SFILA IN UNA CITTA' CIVILE
"Il Pride appartiene a tutti: è lotta per la libertà"
 
L'anno scorso i fascisti di Forza Nuova volevano fermarli e quest'anno erano di più, di gran lunga di più: gay, lesbiche, transessuali, bisessuali ed eterosessuali insieme per rivendicare l'eguaglianza dei diritti e la laicità dello Stato. Un corteo allegro e rumoroso, pieno di vita, colorato da centinaia di bandiere arcobaleno e rosse che si muovevano al ritmo di musica. E tra slogan canti e balli i catanesi hanno assistito alla manifestazione con il sorriso sulle labbra e il videotelefono in mano, tolleranti e civili. Perché il Pride è anche questo: educazione alla tolleranza.
IL GIORNO DEL GAY PRIDE
Bandiere, musica, canti, balli e slogan di protesta contro il clericalismo. Tanta allegria e niente rabbia. Anche i passanti hanno accolto divertiti e tolleranti la colorata carovana
 
Una festa allegra in una città civile
In corteo per rivendicare insieme l'uguaglianza dei diritti e la laicità dello Stato
 
Il corteo arcobaleno irrompe nella via dello shopping e trascina tutti in un vortice di allegria. In strada si canta, si balla, si ride. E si protesta e si lotta, ma senza rabbia. Oggi l'orgoglio in movimento è mostrare di esserci e di essere pieni di vita, di risorse, di energia. Oggi sfilare lungo via Etnea per il "Gay Pride 2007" è un momento di rivendicare, per tutti, alcuni valori fondamentali di uno Stato democratico: laicità, autodeterminazione, lotta alle discriminazioni, uguaglianza giuridica, cioè diritti. Una sferzata allegra e scanzonata alla politica bacchettona e ipocrita, a chi, per calcolo e convenienza, accetta i dictat clericali. Una manifestazione, infine, unitaria. Tutte insieme, a differenza dell'anno scorso, le quattro sigle che a Catania rappresentano il movimento gay lesbico transessuale bisessuale - Arcigay, Open Mind, Pegaso e Agedo - "perché quando il pericolo è grande l'unione fa la forza". Ed anche i giovani dei vari partiti di sinistra stanno insieme, auspicio e annuncio della futura unità.
Il corteo è una selva di bandiere rosse e arcobaleno che si agitano al ritmo della musica insieme a decine di striscioni. I radicali sfilano con cartelli tutti uguali: un manifesto politico in slogan, "No Vatican, no taliban", "Anche una coppia gay è famiglia", "No concordato, no 8 per mille". Un posto, alla testa del corteo, se lo aggiudica lo striscione che apriva il Pride dell'anno scorso: "Froci sempre, fascisti mai". Ormai è un pezzo di storia, memoria dell'aggressione e del tentativo di Forza Nuova di bloccare la manifestazione "orgoglio antifascista". In molti, quest'anno, hanno deciso di esserci proprio per questo, in risposta alle minacce di allora, per rivendicare la libertà di pensiero, di espressione, di vita. Ma dei fascisti, quest'anno, neanche l'ombra. Dissuasi dallo smacco subìto e dalla discreta ma attenta presenza delle forze dell'ordine che hanno vigilato sul corteo allontanando i bulletti di turno. I partecipanti notano e ringraziano. "La nostra è una cultura di gioia, di vita, non quella dei fascisti che di giorno vestono giacca e cravatta e di notte vanno a colpire chi reputano diverso", grida una donna da uno dei due camion in sfilata. E dalla folla si alza un coro: "Orgogliosamente lesbiche, gay, trans? Sìììì. Antifascisti? Sempre".
Intanto la festa prende il sopravvento. I due camion scoperti sono palcoscenici mobili dove si esibiscono trans e ragazzi e ragazze scatenati in balli travolgenti. Lanciano in aria fischietti e ventagli. I passanti li acchiappano e il corteo è tutto un fischiare e uno sventolarsi seducente, provocatorio, irridente. Tutto il corteo vibra. Chi ride, chi canta, chi balla, chi fa il trenino, chi agita la mitra che porta sulla testa, chi sguaina spadoni di plastica che non fanno male ma bollle di sapone. L'ironia dei catanesi fa il resto, compresa l'irriverente esposizione di drappi ai balconi, come per le processioni religiose. I presenti guardano divertiti, condiscententi: "Se non fanno male a nessuno...", "Se c'è l'amore... meglio che stare con chi non si sopporta". "Non mi piace, ma se penso alla mia fidanzata, mi chiedo se ho il diritto di precludere ad altri la felicità che provo io". Nessuna aggredisce, nessuno insulta. Il ripetersi di questi appuntamenti serve anche a questo: ad aprire la mente, a smussare i pregiudizi. Tant'è che i più sorridono divertiti e videofotografano.
Ad attirare l'attenzione è soprattutto una coppia di ragazzi in coppola nera, come il gilet e gli occhiali. Sembrano i mafiosi dei telefilm. "Invece siamo veri masculi siciliani. E gay". Stanno sul sedile posteriore di una Lancia Delta decapottata, tinta in rosa confetto e avvolta di tulle bianco. E' la macchina degli sposi e gli sposi sono loro. Non a caso tema del giorno è il matrimonio tra omosessuali. "E' il momento di uscire dalla fase infantile - dice un attivista della prima ora, del Fuori di Pezzana -. Il matrimonio non è legato soltanto a problemi pratici relativi all'assistenza e alla successione: è in gioco l'uguaglianza dei diritti. E sta a noi dare dignità a questo povero Stato attraverso una seria lotta anticlericale".
Man mano che il corteo avanza gli organizzatori si guardano felici. Sono tanti, sono più degli anni scorsi, più di quanti sperassero: circa 1.500, secondo la polizia, oltre 2.500, secondo i loro calcoli. Un successo. Tanto più in una città silente e ripiegata su se stessa, una città che non partecipa più alle manifestazioni di piazza. Così, tra i militanti di Sinistra e i sindacalisti della Cgil, le battute si sprecano: "L'anno prossimo facciamo anche il 25 aprile gay", propone una compagna che fa sconsolati paragoni.
Eppure anche in questo corteo i politici sono pochi, pochissimi. C'è il parlamentare dei Ds e presidente onorario dell'Arcigay Franco Grillini, e ci sono il senatore di Rifondazione Santo Liotta, il segretario cittadini dei Ds Luca Spataro e il deputato dei Comunisti Italiani Orazio Licandro. Perché così pochi? "E' segno di una provinciale subalternità alle gerarchie ecclesiali - commenta quest'ultimo -. Ma se sul tema della conquista dei diritti, e in un periodo in cui è a rischio il principio di laicità dello Stato, hanno paura di incorrere nelle ire dei vescovi, allora smettano di fare politica e si dedichino al volontariato". Eppure un sacerdote al corteo c'è, con la croce di legno ben visibile al petto. "Perché sapere e capire è comunque importante". Il Gay Pride è anche questo.
Pinella Leocata
 

Commenti

fantastico

adriano | 09/07/2007, 19:20

ci vediamo nel 2009

insulti dei piccoli bulletti+comunismo

seby | 09/07/2007, 13:24

Purtroppo gli insulti ci sono stati, eccome! non solo parole (puppi, malati, ecc.), ma anche "sputi" da parte di ragazzi nemmeno quindicenni... Un plauso va a tutti coloro che si sono comportati da persone civili, cioè alla stragrande maggioranza (fortunatamente!). Attenzione ai compagni che portavano con fierezza le bandiere rosse: il comunismo ha fatto ( e sta facendo) più vittime glbtq di quanto non hanno fatto nazismo e fascismo. Accettiamo nei cortei solo i compagni anticastristi e non chi partecipa al pride (per far credere che lotta per certi valori) e poi inneggia al comunismo di F. Castro. E poi hanno parlato i politici di sinistra: ci stanno loro al governo e ancora non hanno fatto nulla.Siano coerenti, escano dalla maggioranza o si ribellino. Saluti

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