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openmind | 30 Giugno, 2007 08:39
L'Arena
Venerdì 29 Giugno 2007
Clamoroso blitz della Digos. Trovati simboli neonazisti. Tra le accuse
associazione per delinquere e violazione della Mancino
Pestaggi in centro, denunciati 17 ragazzi
I raid partivano da Piazza Erbe. Aggressioni con botte a chi «era diverso»
Si incontravano nei bar del centro e organizzavano le aggressioni Tra le
vittime, ragazzi del sud, giovani di colore e della Chimica
di Giampaolo Chavan
«Ci sono solo la violenza e le aggressioni nella loro testa». Gli inquirenti
fotografano così la nuova inchiesta su 17 giovani, accusati di aver compiuto
almeno una dozzina di aggressioni in città a partire dal marzo 2006 fino ad
oggi. Ma l'indagine assume un aspetto decisamente più inquietante se solo si
pensa che, oltre alle accuse di associazione per delinquere finalizzato alle
lesioni, c'è anche quello di violazione della legge Mancino, la normativa
contro la discriminazione razziale.
I 17 indagati, insomma, avrebbero compiuto per più di un anno una sorta di
«caccia al diverso», in centro città, partendo sempre dai loro luoghi di
ritrovo, i bar tra piazza Erbe e corso Portoni Borsari tra uno spritz e l'altro.
Ieri il procuratore Guido Papalia ha ordinato agli uomini della Digos,
coadiuvati dai colleghi della Mobile, di svolgere 17 perquisizioni. E ciò
che è emerso dalla «visita» degli uomini della questura non fa altro che
aumentare l'allarme sociale per l'attività di questi giovani, tutti compresi
tra i 17 e i 25 anni. Ieri sul tavolo della Questura, era in esposizione il
materiale sequestrato dagli agenti della Digos agli indagati, catapultati
nell'inchiesta.
Spiccavano tra l'altro alcuni manganelli, di cui uno anche retrattile, due
pugnali, quattro coltelli, un paio di taglierini, un'accetta, alcune armi da
guerra fedelmente riprodotte tra le quali una pistola ed un mitra, alcune
senza il tappo rosso così come richiesto dalla legge, libri che negano l'olocausto,
bossoli senza ogiva, petardi per lanciarazzi oltre ad una bandiera con il
simbolo nazista ed un gagliardetto sempre con effigie riconducibili ad
ideali di estrema destra.
Non mancavano, infine, adesivi del Veneto fronte Skinheads. «Alcuni di
loro», hanno spiegato ancora gli investigatori, «frequentano anche Forza
Nuova, altri, invece, fanno parte dei sostenitori della curva sud dell'Hellas
ma l'aspetto politico rappresenta solo un paravento per giustificare la loro
voglia di violenza».
L'inchiesta è partita nel marzo del 2006 quando in Questura sono iniziate ad
arrivare alcune segnalazioni di risse che si verificavano in centro. «Si era
messa in moto una vera e propria recrudescenza di questi episodi di
violenza» hanno spiegato ieri gli investigatori, coordinati dai dirigenti
della Digos, Luciano Iaccarino e Luca Rainone.
Sono stati sufficienti pochi giorni agli agenti della Digos per capire che
quelle zuffe non erano affatto episodi isolati ma aggressioni organizzate. E
i partecipanti a questa banda, a parere dell'accusa, cercavano anche il più
innocente dei pretesti pur di muovere le mani. Qualche esempio? «Hanno
trovato un ragazzo con lo skate board che, a loro parere, non ci sapeva
fare. Così prima l'hanno insultato e poi l'hanno picchiato» rivelano dalla
Questura.
Per non parlare dei giorni prima di Verona-Napoli del maggio scorso. Ad un
malcapitato con la maglietta del Lecce che camminava in piazza Erbe: «Prima
gli hanno chiesto se era un "terrone"» spiegano gli investigatori, «e poi l'hanno
massacrato». Un altro episodio è avvenuto in corte Sgarzarie nel marzo
scorso quando ad un giovane è stata spaccata una bottiglia in testa. Subito
dopo, si è scatenata una rissa tra opposte fazioni dei sostenitori dell'Hellas.
Un altro episodio risale al 27 novembre del 2006 quando due giovani della
Chimica furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello
stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in
piazza Erbe. La sua colpa? Era seduto e, a parere degli indagati, con quell'atteggiamento
avrebbe danneggiato Verona che «è una città di classe».
Guai anche a mangiare i kebab: un paio di avventori dei locali di questa
specialità araba sono stati picchiati solo perché, evidentemente, i gusti
del palato delle malcapitate vittime non coincidevano con quelli di alcuni
dei 17 indagati.
E, una volta, ad una testimone che chiedeva perché stavano picchiando altre
due vittime, la risposta è stata chiara: «Sono due punk, abbiamo il diritto
di pestarli...».
- Il procuratore Papalia
«Fenomeno preoccupante però sono stati maldestri»
La prima segnalazione risale al novembre dello scorso anno
«Un fenomeno preoccupante soprattutto perchè da quanto è emerso questo
gruppo operava una sorta di controllo del territorio. Maldestro, forse,
visto che siamo riusciti a individuarli, ma preoccupante perchè diretto a
"punire" chi non era omologato con il loro modo di pensare. Per questo l'ho
definito preoccupante». Il procuratore capo Guido Papalia per mesi ha
seguito il lavoro della Digos, a partire dalla prima segnalazione di un'aggressione
a giovani della sinistra radicale avvenuto in novembre. «Sì, è stato il
primo e credevamo si trattasse di un caso isolato ma poi abbiamo visto che c'erano
analogie con altri episodi più preoccupanti, come quello a volto san Luca
per esempio. Le aggressioni sono poi continuate, a Bardolino, e pareva
strano, ma anche in occasione dei festeggiamenti dei 100 anni del Maffei,
sempre dirette a punire giovani "non omologati"». Mesi di osservazioni e
indagini culminate con il provvedimento a firma del procuratore che
autorizzava le perquisizioni. «Sono tutti giovani, speriamo questo sia
sufficiente a far sì che il fenomeno si blocchi. Abbiamo ipotizzato anche
che avessero dato vita ad un'associazione organizzata proprio per questo
tipo di comportamenti. Vedremo». (f.m.)
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