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Genitori di gay. Assurdo un solo tipo di famiglia

openmind | 10 Maggio, 2007 20:55

articolo unità di Delia Vaccarello

 

 

Altro che crociata contro i «dico». Una forte domanda di inclusione, che invita

a guardare il volto multiforme della famiglia italiana, viene dai tanti papà e mamma che

 lottano per i propri figli omosessuali.«Per me il 12 maggio, il giorno del family day,

 sarà molto triste. Sono cattolica e fino a ora osservante,vorrei essere là per gridare:

quando sento parlare della difesa della vita penso ai nostri figli, concepiti,

 voluti, amati, educati, alcuni scoperti diversi, ma uguali, con gli stessi doveri, oneri, diritti,

 per la difesa della loro vita». Sono le parole di Patrizia dell'Agedo (www.agedo.org),

 l'associazione che riunisce i genitori, i parenti, gli amici degli omosessuali che oggi

chiedono diritti. Nacque tanto tempo fa grazie a una mamma e a un figlio gay, Paola

Dall'Orto e Giovani Dall'Orto, che si tesero la mano capendo che occorre

affrontare la realtà restando uniti. Oggi l´Agedo risponde alla Bindi che invita l´associazione alla

conferenza nazionale sulla famiglia: «L´invito della ministra Bindi è già un passo avanti - dichiara

Francesca Marceca dell´Agedo Palermo - andremo per testimoniare che anche i nostri figli

 costituiscono famiglia nelle loro relazioni affettive. Vorremmo che la ministra recepisse che

 non esiste un solo tipo di famiglia. Ci sono anche le famiglie Arcobaleno, composte dai genitori gay».
La pattuglia dei genitori Agedo si è fatta sempre più folta e interviene organizzando ricerche,

 sollecitando le istituzioni, lavorando perché le famiglie italiane capiscano che la «diversità» è di fatto

 varietà che non va ostracizzata. Dinanzi al «modello unico» proposto dal Family day l'Agedo reagisce

 con forza. «Il family day propone un modello utopico, una forma e una struttura rigida che non

riescono a cogliere l'evolversi della società e i bisogni delle persone», dichiara Francesca Marceca

 dell'Agedo di Palermo. «Anche da parte nostra viene un bel sì alla famiglia, ma alla famiglia

per tutti, fuori dal ghetto tradizionale», sostiene l´intera associazione. Come dovrebbe essere

oggi una politica per la famiglia? «Dovrebbe prevedere supporto economico e fornitura di

servizi per la crescita, l'istruzione, l'inserimento nel mondo del lavoro dei figli a prescindere dal

 loro orientamento sessuale», aggiunge Marceca. Dovrebbe tener conto, dunque, che

 l'orientamento sessuale è una variante: «Dovrebbe dare diritti (leggi anti-discriminazione, leggi sulle coppie)

 ai nostri figli omosessuali e permetterci di guardare al loro futuro con maggiore serenità».
Uno strumento ad hoc viene dall'Europa. L'Agedo e le associazioni di familiari spagnola

 (Ampgil) e inglese (Flag) insieme all'Università degli Studi del Piemonte Orientale hanno dato

 vita al progetto Family Matters. L'obiettivo: sostenere le famiglie per prevenire la violenza

ai giovani gay e lesbiche. È partito da pochi giorni, è finanziato dai fondi comunitari Daphne

(dedicati alla prevenzione della violenza alle donne, ai minori e a gruppi a rischio),

vuole produrre conoscenze per aiutare le famiglie a diventare un luogo dove i giovani gay

e le giovani lesbiche «trovino sostegno per fronteggiare la stigmatizzazione sociale e

la violenza omofobica». La novità consiste nel tener conto della voce dei genitori, finora

 esclusa dalle ricerche sociologiche sul tema dell'omosessualità. Un papà e una mamma

 di gay che parlano della loro esperienza sono la risposta immediata a chi con il Family day

vuole creare un'opposizione netta tra l'orientamento omosessuale e la famiglia. Ma è facile

creare fronti opposti, molto più difficile, ma vitale, invece è convivere.
.

Il progetto Family Matters è ramificato nel territorio così come l´Agedo. Lucia Laterza

di Agedo Puglia dice: «Riteniamo che dati sociologici riguardo a queste famiglie debbano

orientare gli amministratori ad intervenire sui seguenti bisogni: sostegno psicologico,

orientamento formativo rivolto alla scuola che debba interagire con le famiglie, formazione

sui percorsi identitari». Il binomio scuola-famiglie è fondamentale. Lo abbiamo

visto nel caso di Matteo, il ragazzo sedicenne di Torino che si è tolto la vita perché

oggetto di attacchi omofobici da parte dei compagni. In quel caso l´Agedo intervenne

 scrivendo al ministro Fioroni: «Signor Ministro, bastava una telefonata. Ancora meno:

 bastava fornire al ragazzo un numero di telefono, o un indirizzo, o una sigla, per salvargli la vita».

 Quel numero di telefono avrebbe creato un raccordo tra Matteo, la sua famiglia,

 e una realtà associativa in grado di offrire condivisione, azzerando l´isolamento.

Un sostegno che sarà possibile quando troverà respiro presso le agenzie educative

 un concetto di famiglia mutiforme. È per questo che i genitori dei gay ce l´hanno

 con il family day, perché è una questione di vita o di morte


Commenti

articolo delia

rlola | 26/08/2007, 05:33

mi ripeto ma leggere questo articolo come altri di delia vaccarello per me è importante
trovo che sia brava

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