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openmind | 23 Marzo, 2007 09:35

Il termine queer vuol dire molte cose, non tutte coerenti, è fluido, permeabile, sfuggente. E' un aggettivo che nella lingua inglese, in origine, significava "strano". Il termine, a sua volta, deriva dal tedesco que che significa di "traverso" e che nel dialetto napoletano ha dato origine a "quequero". In inghilterra era usato come insulto rivolto a persone gay, equivalente all'italiano "frocio" o al catanese "puppo". Il suo uso ha subito profondi cambiamenti ed è attualmente controverso. Molte persone LGBT (lesbiche, gay, bisex, trans) e "minoranze" etero ritengono che autodefinirsi queer sia un modo positivo per riappropriarsi di una parola a loro ostile e così indebolirla del suo potere offensivo; per superare le rigide limitazioni della tradizionale interpretazione binaria dell'orientamento sessuale (omo/etero o bi-) e dell'identità di genere (maschile e femminile); e ancora per contrapporsi agli stereotipi diffusi nello stesso ambiente LGBT. Definirsi queer significa buttare nel cestino le categorie sessuali e le aspettative sociali ad esse culturalmente legate.
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