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"meglio guardarsi dalle cattive compagnie"

openmind | 10 Marzo, 2007 10:56

 

Alcuni parlamentari europei ci raccontano che quando spiegano ai loro colleghi che il governo italiano ha rischiato di cadere con il contributo di Giulio Andreotti, e che questo arzillo ultraottantenne tiene ancora banco nella politica italiana, non ci possono credere. Ma chi, chiedono, Andreotti-Andreotti? O il figlio, il nipote, un parente giovane? I nostri “poveri” connazionali a Bruxelles coperti dalla vergogna rispondono che si, è proprio lui, quello che è in prima fila nella politica italiana da cinquant’anni. E poi aggiungono sconsolati che in Italia siccome sulle pensioni siamo messi male, anche ai politici tocca lavorare fino a tarda età, e quindi non sapendo dove metterli, questi politici di vecchio corso, li teniamo lì, finchè il buon Dio non ci mette le mani. Perché la politica italiana, spiegano sempre i nostri poveri rappresentanti a Bruxelles, e come tutto il mondo sa, è totalmente nelle mani di Dio, o dei suoi rappresentanti terreni.

Sempre per guardare l’Italia, non dal nostro ombelico, ma con uno sguardo europeo, certo, un “figurone” non ce lo facciamo. Perché quello che tanti si chiedono (e sommessamente ci chiediamo anche noi) è come si fa a mandare avanti un paese senza cercare di metterlo nelle mani di qualcuno che guarda il mondo con occhi aperti al presente, non diciamo al futuro, ma almeno alla contemporaneità. E gli occhi del sen. Giulio Andreotti, sono gli occhi di chi, giustamente dall’alto della sua non più tenera età, non ha nessuna voglia di guardare il mondo per quello che è diventato.

Siamo spiacenti, ma per fortuna nostra e per sfortuna di Andreotti, il mondo cambia, si evolve addirittura, guarda un po’ che stranezza! Vi immaginate che Italia sarebbe se avessimo dovuto fare ancora i conti con i piccioni viaggiatori, le stufe a cherosene, il reato di adulterio, le donne senza diritto di voto, o gli aborti clandestini gestiti dalle mammane con i cucchiai d’oro?

Per fortuna, invece, anche l’Italia, seppure con un po’ di ritardo rispetto a molti altri paesi del mondo occidentale, è un paese più moderno di quello un tempo amministrato da Andreotti. E nell’Italia di oggi gli omosessuali non hanno più intenzione di nascondersi, fingendo magari di divertirsi di fronte alle battutacce di cattivo gusto che vengono fatte sul loro conto. Ma anzi sono addirittura capaci di indignarsi e di ribellarsi di fronte a quel Campionato Nazionale di Omofobia che è ormai diventata la politica italiana.

 

 L’intervista di Andreotti di ieri sul Messaggero è in questo senso una prestazione da Guinnes dei primati. Prima ci racconta che le riforme vere sono quelle del tempo suo, come la riforma agraria, mica come ora che si vuol far sposare il contadino col contadino! E fin qui passi l’ironia, anche se un po’ fuori luogo, visto che il riconoscimento delle coppie omosessuali in tutti i paesi in cui si è realizzata ha rappresentato uno dei principali segnali di modernizzazione e di civiltà.

Ma il peggio viene dopo, quando l’anziano senatore ci ricorda come sua madre, quando era giovane, gli raccomandasse di fare attenzione agli omosessuali e di non andare al cinema da solo per non incorrere nelle loro molestie.

Ecco che la presunta ironia dell’anziano senatore si trasforma in ingiuria e in insulti, tradendo i veri sentimenti che lo animano. A questo punto ci chiediamo sommessamente, ed anche un po’ ironicamente se non sia il caso che la politica italiana, anziché difendersi dalle presunte “molestie” da parte degli omosessuali, che fanno parte di un pregiudizio e di un cliché ormai sepolti dalla storia, non la finisca piuttosto di molestare quotidianamente gli omosessuali e la loro dignità.

E ci chiediamo altresì: ma non sarebbe forse stato meglio per l’Italia se la madre di Andreotti, anziché diffidarlo dal frequentare gli omosessuali, l’avesse messo in guardia da altre ben più pericolose compagnie che lo hanno (e ci hanno) accompagnato lungo il corso della sua vita?



Andrea Benedino

Anna Paola Concia


Portavoce nazionali GAYLEFT

 

 

 

Il Messaggero pubblica una risposta di Andrea Benedino e Anna Paola Concia all'intervista di Andreotti del venerdì 02 marzo 2007

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