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openmind | 28 Dicembre, 2006 15:53

La Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo: il 43,2% della popolazione vive con meno di $1 al giorno e il tasso di mortalità infantile ha raggiunto il livello impressionante del 22%.
La Somalia è il paese con il più basso PIL, il più basso tasso di alfabetizzazione degli adulti (il tasso di iscrizione alla scuola elementare è sceso al 17%).
Questa è la catastrofica realtà di questo Paese dimenticato dagli uomini da Dio e dai mass-media.
Le Nazioni Unite, solo qualche giorno fa decideva di inviare una forza africana di interposizione, in realtà, il via libera al dittatore di Adis Abeba di attaccare le “Corti Islamiche”.
Lasciata al suo “destino” negli ultimi dieci anni, negli ultimi due è stata messa nelle mani dei “Signori della guerra”.
Un gruppo di capi clan con il solo compito di gestire i traffici illeciti di armi, di droga e di ricattare tutta la popolazione.
Proprio nel maggio di questo anno, l’ONU, attraverso un suo responsabile, il sig. Bruno Schiemsky, denunciava il coinvolgimento di Etiopia, Yemen, Gibuti, Arabia Saudita e Italia, come responsabili di un traffico di armi in favore dei signori della guerra (gli USA pretesero e ottennero di essere cancellati da quell’elenco).
L’Etiopia appoggiata e sostenuta militarmente e attraverso i suoi consiglieri dagli USA, occupa il territorio somalo da anni, con l’obiettivo politico militare di dividere la Somalia, impedirne un minimo di ripresa civile, gestire i traffici illeciti, continuare ad affamare, ricattare, uccidere ogni speranza del popolo somalo.
Ma forse, come in Iraq, l’obiettivo è quello di appropriarsi della ricchezze del sottosuolo, le immense risorse petrolifere, che secondo fonti ben informate, la Somalia ha.
In pochi mesi, le Corti Islamiche avevano riattivato l’aeroporto internazionale di Mogadiscio, chiuso da anni dai “banditi” del governo provvisorio instaurato dagli USA; era iniziata la pulizia della città, tenuta proditoriamente tra montagne e tonnellate di rifiuti ed epidemie devastanti dai signori della guerra.
Da poco, era anche possibile, con la riattivazione di un corpo di polizia, girare per Mogadiscio senza le scorte a cui erano obbligati i visitatori.
La pirateria e il banditismo se non erano state eliminate, sicuramente avevano avute un forte ridimensionamento.
Così, come nel caso della guerra Iraq-Iran, gli USA hanno trovato un alleato nel dittatore dell’Etiopia, famigerato per aver represso nel sangue e assassinato centinaio di studenti; soffocato la stampa libera; eliminato migliaia di oppositori.
La tragica realtà, è che gli Stati Uniti, Bush in testa, in questi lunghi anni di catastrofe sanitaria, umanitaria, politica e civile della Somalia, insieme ai molti alleati europei, ha preferito trafficare in armi, sostenere le bande armate e “rinchiudere” i somali in un lager senza uscita, nel più poderoso e mostruoso campo di concentramento.
Altro che AFRICA, altro che aiuti, solo una subdola politica per continuare ad affamare, corrompere, gestire e controllare le grandi ricchezze che l’Africa possiede, ma che regolarmente vengono rapinate dai governi corrotti e dalla affamata insaziabilità e l’ingordigia dell’america.
Così tra giorni ferragostani e vacanze natalizie, il pacifismo riposa sonnecchiando nel silenzio e nella incapacità di produrre un’azione significativa e credibile, di dare risposte che vanno oltre le “fiaccolate” gongolanti di politici prezzolati e impettiti.
Per la Somalia come per l’Africa, bisogna dire basta ad ogni violenza e mai più, come ama dire e ridire il giornalismo “embedded”, in questi giorni di pesante tragedia per il pacifismo e la non violenza (quella vera), ma soprattutto per gli africani:
“morti mentre “rubavano” petrolio, oltre cinquecento nigeriani”.
Anche questa volta la verità viene annegata nel sangue e nel pianto non più percepibile di milioni di donne e bambini dell’Africa.
Domani, per noi sarà un altro giorno e continueremo a chiedere ad alta voce, un Euro: per un pasto, per l’acqua, per le medicine, per gli ospedali, per le scuole; per la vita dei bambini, per quella delle donne e per l’Africa.
Tusio De Iuliis
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che dire
abdiqani | 13/07/2007, 08:56
io sono un somalo cresciuto in italia ma amo la mia patria ma e sponzorizata delle città cosi dette civilizate per far si che la somalia non trovi la pace e la serinita di un tempo