Open Mind

http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/
--email: opencatania@tiscali.it ---

Una storia medioevale di Franca Rame

openmind | 14 Dicembre, 2006 17:48

 

Leggiamo frasi minacciose su vari quotidiani in questi giorni: “Guai a togliere il simbolo religioso dagli edifici pubblici!”. “E’ indegno definire una scorretta ingerenza l’intervento della Chiesa sulle questioni civili e morali che toccano i cittadini”.
Nel coro ecco papa Ratzinger che torna a lanciare strali che sono il vessillo inalienabile del suo pontificato. Ancora riecheggia l’eco di “Il padre celeste lo vuole… ed è fuori dalla grazia di Dio!”. La Chiesa tutta si pronuncia con una durezza tale, da produrre l’impressione che l’intento sia di far sentire sempre più il fiato sul collo del premier e di tutto il governo.
Tanto più che, come s’è letto sui quotidiani il papa si ritrova fiancheggiato dall’Osservatore Romano che si scaglia con violenza da Dies Irae contro la prospettiva che il governo presenti un disegno di legge sulle unioni di fatto, travolgendo e calpestando perfino le ragionevoli sollecitazioni di esponenti ecclesiastici a favore di una tutela dei diritti individuali dei partner conviventi.
Affacciandosi perentorio al pulpito del convegno dei Giuristi cattolici, il Papa ha detto: “Il concetto di laicità in Italia ha assunto quello d’esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro sconfinamento nell’ambito del privato.”

Le chiese sono quindi ambienti privati? Non pubblici? Ratzinger vuol farci credere che in Italia la Chiesa sia esclusa dalla vita sociale e pubblica?
Preoccupata, mi sono gettata a leggere i resoconti riguardo agli interventi finanziari in favore del clero e della Chiesa e ho scoperto che l’organizzazione ecclesiale gode ogni anno di un flusso esorbitante di denari dallo Stato italiano attraverso l’8 per mille (si parla di miliardi!!!). Qualche esempio: (Ndr. L'Espresso 7-12-2006) Finanziaria 2005: 15 milioni Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè.
1 milione Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria.
Dal 1929, l’Italia paga i 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.
50 milioni, per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
2005 parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): 1 milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizi.
2005: scuole cattoliche, la maggior parte delle private, contributi poco meno di 500 milioni . Inoltre il Vaticano gode di sovvenzioni, facilitazioni, televisioni, giornali, ospedali, istituzioni sociali di tutti i tipi. Gli aerei messi a disposizione del pontefice, non vorrei sbagliare, sono un gentile omaggio dello stato italiano. Non badiamo a spese, tanto con un’economia disastrata come la nostra, qualche miliardo in più di debiti cosa volete che conti!?
Papa Ratzinger qualche giorno fa si è lamentato della completa separazione tra lo Stato e la Chiesa non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e ai comportamenti dei cittadini.
Forse l’alemanno pastore di anime vorrebbe avere il diritto di suggerire nonché ordinare il modo di vivere e pensare di tutta la comunità civile, credente e non credente.

Tutto questo clima ci fa venire in mente un episodio accaduto esattamente nel 1028, che coinvolse Milano e tutta la valle padana.
In quel tempo anche la potestà amministrativa, oltre quella religiosa, era nelle mani dei vescovi, investiti tanto dai pontefici che dagli imperatori.
Il protagonista del nostro racconto si identifica con l’arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano, santo uomo e guerriero (guerriero della libertà?).
È risaputo che nell’XI secolo in tutta Europa si viveva il fiorire di grandi movimenti cristiani che tracimavano spesso nell’eresia. Il più vivace fra questi era sorto a Monforte, nel Monferrato.
Questi anomali cristiani si rifacevano interamente ai Vangeli primordiali e agli Atti degli apostoli e aspiravano a una assoluta purezza della Chiesa e al rapporto diretto con Dio senza l’intervento intermediario del clero, troppo spesso sostenitore della classe dominante.
Naturalmente qualsiasi riferimento a una similitudine con i tempi nostri è severamente vietato!
Il pagamento delle decime, che oggi chiameremmo 8 per mille, era fortemente osteggiato dai rustici e popolani. Ciò che portava ad accogliere con grande simpatia il movimento dei monfortini era soprattutto la scelta che essi avevano compiuto di dedicarsi alla totale comunità dei beni. Di fatto quell’idea stava dilagando pericolosamente nell’ambiente dei rustici e dei rozzi e perfino presso le classi intermedie.
Il maggior storico del tempo, Landolfo, è testimone diretto della violenta repressione dei “novatori” di Monforte e ci racconta come essi oltretutto non accettassero come simbolo della loro cristianità la croce, in quanto quello strumento di morte era ancora usato dal potere in alcune province per inchiodarvi ladri e ribelli. Per questa ragione nei primi secoli dopo Cristo fino al decimo e oltre, la croce non appariva mai nelle pitture sacre e nei bassorilievi dei cristiani: essa per i seguaci di Gesù rappresentava ancora il patibolo statale per antonomasia.
In questo clima i maggiorenti di Milano e provincia, che temevano la confisca delle loro terre e dei loro immobili a favore di quei fanatici della antica cristianità, spinsero l’arcivescovo Ariberto perché bloccasse l’eresia, specie quella finanziaria. Ecco che l’arcivescovo guerriero partì per Monforte, catturò tutti i seguaci comunitardi che gli riuscì di abbrancare e se li portò incatenati a Milano.
Ariberto però non voleva martiri, quindi propose: “Vi offro una via d’uscita. Vi basterà abbracciare la grande croce che pianteremo nella piazza e sarete salvi. Se non lo farete dovrete gettarvi nel rogo che terremo acceso qualche passo più in là. Sta a voi scegliere”.
E i monfortini in gran numero scelsero di gettarsi tra le fiamme.
Il popolo di Milano non ha mai dimenticato quel gesto e ha dedicato al loro coraggio e al loro credo Piazza Monforte, Corso Monforte e tutto il rione dove è avvenuto il sacrificio porta il loro nome. Nei secoli, gestori della città hanno tentato in tutti i modi di cancellare e nascondere quella tradizione. Per ultima ci ha provato la Lega di Bossi e di Calderoli, ma non ce l’ha fatta. Vuol tentare Ratzinger? S’accomodi…

 http://www.francarame.it/?q=blog

Commenti

Aggiungi un commento

 authimage
 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS
Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.