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Altri scontri antigay a per il pride a Gerusalemme

openmind | 02 Novembre, 2006 20:12

 
 Gerusalemme: atmosfera di festa al Gay Pride 
Per la seconda volta in due giorni gli ultraortodossi della setta Haredi 
sono scesi in piazza a Gerusalemme per protestare contro la marcia del
World Gay Pride del 10 novembre. E, anche questa volta, ci sono stati scontri
con la polizia, lanci di pietre e bottiglie, barricate con i cassonetti
della spazzatura e incendi nelle strade, arresti. Un autista di taxi,
circondato dai manifestanti, è stato salvato dai poliziotti. Gli ultraortodossi
erano più numerosi del giorno precedente e gli scontri sono stati più
violenti. La polizia ha fatto sapere che sta prendendo in considerazione la
decisione di vietare il Gay Pride di venerdi' prossimo per motivi di "sicurezza
nazionale", una decisione che comunque verrà presa dal governo.
L'alternativa sarebbe spostare il corteo fuori della città in un'altra
località.

www.365gay.com/Newscon06/11/110106jerusalem.htm
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Commenti

Gay Pride, parla la figlia di Olmert

pippi*calzelunghe | 13/11/2006, 17:11

Ricercatrice e attivista di sinistra, Dana era a Gerusalemme alla parata omosessuale
"Ci hanno messo in gabbia in quello stadio: provo delusione"
Gay Pride, parla la figlia di Olmert
"Sono lesbica, è stato un giorno amaro"

TEL AVIV - "Per noi è stata una vittoria amara": così, in una rara intervista, una figlia del premier Ehud Olmert ha descritto le proprie sensazioni quando venerdì ha preso parte assieme alla propria compagna alla manifestazione del Gay Pride nello stadio universitario di Gerusalemme, fra ingenti cordoni di polizia predisposti per impedire attacchi da parte della comunità ultraortodossa.

Ricercatrice di letteratura ebraica e responsabile di una casa editrice, Dana Olmert ama di solito tenersi lontana dalla luce dei riflettori. Attivista di estrema sinistra, ha preso parte a un picchetto di protesta quando mesi fa una famiglia fu distrutta su una spiaggia di Gaza da una deflagrazione attribuita dai palestinesi alla artiglieria di Israele. Inseguita dai fotoreporter, la figlia del premier lasciò subito la zona delle proteste per difendere la propria privacy.

"Non sono una figura pubblica, non sono stata eletta da nessuno" ha replicato a quanti nelle settimane scorse si attendevano da lei una presa di posizione sulla Gay Parade di Gerusalemme. Oggi ha fatto una eccezione alla regola per descrivere il senso di "oltraggio" da lei provato durante la manifestazione di venerdì del Gay Pride.

Per la prima volta ha accettato di parlare della propria vita intima e ha confermato di essere lesbica. Assieme alla sua compagna, ha detto, vive e lavora a Tel Aviv. Una città dove a suo parere è più facile mantenere uno stile di vita omosessuale che non nella più conservatrice Gerusalemme.

"Da un lato sono stata molto felice di ritrovarmi fra quele che sono le persone più dolci che io conosca" ha detto, parlando della manifestazione del Gay Pride. "Ma d'altra parte - ha proseguito - c'era qualcosa di triste nel fatto che ci hanno rinchiusi in un ambiente limitato, sembrava di essere in gabbia. All'ingresso ci hanno chiesto di metterci un nastro rosa, siamo stati tenuti alla lontana dagli abitanti di Gerusalemme".
Olmert Jr. ritiene che il governo si sia arreso alle forti pressioni degli ultraortodossi. A suo parere, quando il ministro Ely Yishay (del partito ortodosso Shas) si è scagliato contro "la manifestazione obbrobriosa" qualcuno in seno al governo avrebbe dovuto ribattere che era pieno diritto per gli omosessuali di sfilare per strada.

Nel campo privato Ehud Olmert e la moglie Aliza accettano comunque senza alcuna riserva le sue inclinazioni personali, ha aggiunto Dana Olmert: "Quando, passati i 20 anni, li ho informati delle mie tendenze, non hanno avuto assolutamente niente da ridire".

Un Pride blindato

pippi*calzelunghe | 11/11/2006, 10:41

GERUSALEMME (Reuters) - Alcune migliaia di gay accompagnati dai loro sostenitori hanno manifestato oggi a Gerusalemme tra rigide misure di sicurezza, dopo che l'evento ha scatenato un'ondata di proteste religiose che hanno messo in evidenza profonde divisioni all'interno della società israeliana.

Gay, lesbiche e attivisti, molti sventolando le bandiere arcobaleno caratteristiche del gay pride, stanno sfilando in uno stadio presidiato dalle forze di polizia che hanno effettuato severi controlli di sicurezza all'entrata, mentre nell'impianto echeggia la musica dance.

Gli organizzatori avevano previsto una parata del gay pride nelle strade della città sacra, ma l'hanno poi cancellata dopo che la polizia ha annunciato di non poter garantire una copertura dell'evento, dovendo impiegare le sue forze per contrastare gli eventuali attacchi dei palestinesi che ieri hanno giurato vendetta contro i bombardamenti israeliani che questa settimana hanno ucciso 18 civili a Gaza.

Gli ebrei ultra-ortodossi hanno minacciato di disturbare l'evento. Ci sono state anche proteste notturne nelle zone periferiche di Gerusalemme contro la parata.

"Perché ci respingono? Ci sono molti modi di essere un ebreo", ha detto Yossi Gilad, 36 anni, di Tel Aviv, che lavora per una organizzazione non governativa.

Una donna teneva in mano un cartello con la scritta: "Sono un'ebrea orgogliosa di essere lesbica".

Altrove nella città ci sono state delle schermaglie fra alcuni esponenti di destra contrari all'evento e degli attivisti, ma episodi di basso profilo, secondo quanto riferito dalla polizia, che ha condotto allo stadio alcuni attivisti gay che volevano tenere una manifestazione nelle strade.

Il portavoce della polizia Micky Rosenfeld ha detto che 3.000 poliziotti stanno presidiando l'evento. Agli ebrei ultra-ortodossi - che ritengono l'omosessualità un abominio - e ad altri dimostranti, aggiunge Rosenfeld, non sarà permesso di entrare allo stadio.

Gay parade a Gerusalemme

pippi*calzelunghe | 09/11/2006, 17:23

Gay parade a Gerusalemme, proteste e minacce degli
ebrei ortodossi
di Cristina Balotelli - Il Sole 24 ore

TEL AVIV – La scelta di Gerusalemme per la parata del
‘Gay Pride’ sta infiammando gli animi ovunque in
Israele. Non solo ha scatenato le reazioni dei
rappresentanti delle tre religioni, ebrei, cristiani e
musulmani, ma è da giorni oggetto di animate
discussioni nell’ambito delle riunioni familiari del
venerdì sera e degli incontri tra amici. La parata
prevista per domani rischia di essere rinviata
all'ultima ora per motivi di sicurezza. Una richiesta
precisa in tal senso è stata avanzata dal capo della
polizia di Gerusalemme.

La maggior parte della popolazione non è contro la
manifestazione dell’orgoglio Gay in quanto tale, ma
avanza delle riserve sulla scelta della Città Santa e
quanto rappresenta. «Quello che mi dà fastidio è la
scelta di Gerusalemme: se lo facessero a Tel Aviv,
come negli anni scorsi, non se ne accorgerebbe
nessuno. È una provocazione bella e buona», dice Noam,
27 anni. «Non si può impedire una manifestazione di
questo genere, siamo in uno Stato democratico» replica
Rachel, 25 anni. «È importante che la manifestazione
si faccia perché gay e lesbiche hanno diritto di
esprimersi e io sono contro ogni minaccia e uso della
violenza», interviene Daphna, giornalista di Tel Aviv.
«Il fatto che abbiano cambiato il percorso di marcia
per evitare di passare vicino al quartiere degli
Ortodossi mi sembra un compromesso ragionevole»,
aggiunge, ricordando che Gerusalemme è “la capitale di
tutti”. Anche secondo Yusef, palestinese e musulmano
di Jaffa, la Gay Parade dovrebbe avere luogo: «Bisogna
rispettare la libertà di scelta e, del resto,
ricordiamoci che nessuno sceglie chi amare».
Gli Ebrei ultra-ortodossi, per i quali la Gay Parade
nella Città Santa è un affronto inaccettabile, da
alcuni giorni hanno scatenato le violenze per le
strade della capitale, in particolare nel quartiere di
Mea She’arim. Alcuni di loro hanno lanciato sassi e
vari oggetti contro la polizia e dato fuoco ai
contenitori della spazzatura. Sono persino arrivati a
minacciare di morte gli organizzatori della
manifestazione. A Tel Aviv, invece, un gruppo di
persone a volto coperto (vandali, ipotizza la polizia)
ha rotto a sassate i vetri della sinagoga Geulat
Yisrael e imbrattato il muro con la scritta «se non ci
permetterete di marciare a Gerusalemme, voi non
passeggerete a Tel Aviv». Parlando con la gente si ha
la sensazione che gli ultra-ortodossi, con la loro
intolleranza, abbiano causato parecchia irritazione,
anche tra chi era inizialmente contro la parata a
Gerusalemme.

«Per come si sono messe le cose attualmente penso che
dovrebbero farla: di fronte a una simile
manifestazione di violenza è preferibile che la parata
abbia luogo. Non ci arrendiamo alla violenza degli
Ortodossi» dice Shmuel, esperto di hi-tech che vive a
Ra’anana. Sulla stessa linea anche Izhak, di
Gerusalemme: «Ero d’accordo con gli ortodossi sul
fatto che la manifestazione non andasse fatta a
Gerusalemme, ma quando hanno cominciato a scatenare i
disordini sono passati dalla parte del torto. Proprio
per questo ora penso che la parata si debba tenere:
chi usa la violenza ha sempre torto».
Dopo la decisione della Corte Suprema dello Stato
d’Israele, secondo la quale non sussistono ostacoli
legali allo svolgimento della manifestazione, la
Suprema Corte rabbinica degli ultra-ortodossi, Edah
Haredit, ha fatto sapere che potrebbe ricorrere a una
“pulsa d’nura”, antico rito kabbalistico con il quale
si invoca la morte dei peccatori. Oggetto del rito,
che i rabbini potrebbero attuare prima della parata,
saranno gli organizzatori dell’evento e forse anche i
poliziotti, come ha spiegato alla radio militare il
rabbino Shmuel Papenheim.
«Sono molto spaventata perché questa manifestazione
sta sollevando forti reazioni emotive nella gente»
spiega Maya, scrittrice e studiosa di psicologia a Tel
Aviv. «La gente è intimidita, intravedo parecchio
potenziale per un conflitto. Sono per il diritto della
Gay Parade di esistere. Per me non ha importanza che
lo facciano a Gerusalemme. Inoltre so che anche i gay
di Gerusalemme vogliono avere una forma di
riconoscimento e penso ne abbiano diritto». Di
tutt’altro avviso Naomi, che vive ad Haifa e si occupa
di valutazioni di terreni ed immobili insieme al
marito: «Noi pensiamo che non c’è bisogno di
esibizionismi e dimostrazioni pubbliche, la vita
privata di ciascuno resti tale». Anche per Ron,
investment banker a Tel Aviv, «non dovrebbero farla a
Gerusalemme» perché «devono rispettare le persone».
Inevitabilmente l’idea di fare il Gay Pride a
Gerusalemme crea divisioni e scalda gli animi. Lo
scorso anno ci fu un tentativo di organizzare l’evento
per il mese di agosto, ma fu annullato perché avrebbe
coinciso con il ritiro delle truppe israeliane dalla
Striscia di Gaza: la polizia non avrebbe dato il
permesso allo svolgimento della parata. Anche in quel
caso la prevista manifestazione era riuscita a unire
in un unico fronte d’opposizione ebrei, cristiani e
musulmani. Il movimento che rappresenta i gay in
Israele decise poi di tenere lo stesso una
manifestazione a livello nazionale, nel corso della
quale però un giovane ultra-ortodosso armato di
coltello riuscì a ferire tre persone. Quest’anno la
tensione è ancora più palpabile. Salvo cambiamenti o
sorprese, la Gay Parade dovrebbe aver luogo domani,
venerdì, a partire dalle 11

nuovo percorso per il gay pride di Gerusalemme

pippi*calzelunghe | 06/11/2006, 17:07

In seguito agli scontri dei giorni scorsi con i fanatici religiosi, la polizia di Gerusalemme e gli organizzatori della marcia del Gay Pride hanno concordato un nuovo percorso che offre maggiori garanzie di sicurezza. Invece di attraversare il centro della città, la marcia si svolgerà sulla strada che costeggia il parlamento e l'ufficio del primo ministro. Verranno messe in atto le stesse misure di vigilanza che la polizia di solito riserva alla visita dei capi di stato. L'accesso all'area sarà controllato. La procura, ieri, aveva rifiutato di vietare la manifestazione, nonostante una esplicita richiesta in questo senso da parte della polizia, che aveva detto di avere informazioni certe sul fatto che i membri della setta ebrea ultraortodossa Haredi avrebbe cercato di uccidere i manifestanti e i leaders della comunità lgbt, se la marcia non fosse stata proibita. Il procuratore generale Menachem Mazuz ha detto al capo della polizia Ilan Franco: "Arrendersi alle minacce è in sè una minaccia alla democrazia, dunque non tenere la marcia è impensabile". Anche la Corte Suprema ha respinto una petizione dei conservatori per cancellare la marcia per motivi di sicurezza.
Dunque il percorso è stato modificato. Ma questa decisione non mette al riparo dal rischio di una contromanifestazione da parte dei membri di Haredi, che di nuovo, domenica sera, hanno bloccato le strade di Gerusalemme dando fuoco ai cassonetti della spazzatura e ferendo due persone. Azioni come queste durano senza sosta da martedi' scorso, con la sola eccezione del sabbath.

serate di fuoco a gerusalemme

pippi*calzelunghe | 03/11/2006, 21:55

Scontri a Gerusalemme, per la terza sera consecutiva. La protesta degli
ultraortodossi contro il gay pride del 10 novembre non accenna a
placarsi,
anzi si fa sempre più violenta. Un agente è stato colpito da una
pietra,
probabilmente indirizzata al capo della polizia Ilan Franko, che gli
era
accanto. Sono stati feriti altri sei poliziotti e il fotografo del
quotidiano Haaretz. La polizia ha arrestato 35 persone, ma i
manifestanti
erano qualche migliaio. Intanto Saar Netanel, membro apertamente gay
del
consiglio comunale di Gerusalemme, ha ricevuto minacce di morte. La
polizia
ha detto che una decisione sullo svolgimento del pride verrà presa
domenica.
http://www.tetu.com/rubrique/infos/infos_detail.php?id_news=10476

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