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openmind | 09 Gennaio, 2008 11:08
Il 17 gennaio Joseph Ratzinger è stato invitato come ospite d’onore all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università “la Sapienza” di Roma. Facciamo Breccia ritiene che tale scelta delle autorità accademiche legittimi ulteriormente l’invasione clericale in tutti gli ambiti della vita pubblica italiana, in particolare in quello dell’istruzione e formazione così come nella sanità, già fortemente presi di mira dal monarca vaticano.
Partecipiamo con una Layca Frocessione, per denunciare questa operazione ideologica che ha già un grave precedente nella “lectio magistralis” sui rapporti tra fede e ragione tenuta da Ratzinger all’università di Ratisbona.
openmind | 09 Gennaio, 2008 09:44
editoriale dal Manifesto.it di Ida Dominijanni
openmind | 07 Gennaio, 2008 12:41
MANIFESTAZIONE NO VAT
Autodeterminazione - Laicità - Antifascismo
Sabato 9 febbraio a Roma
Nel corso del 2007 i movimenti di liberazione delle donne, delle lesbiche, di gay e trans hanno costruito
grandi mobilitazioni di piazza – Pride e manifestazione Contro la violenza maschile sulle donne – in cui sono
emerse con forza la volontà di autodeterminarsi, la denuncia delle mistificazioni familiste e dell'invadenza
vaticana nella sfera pubblica.
Alla violenza di genere come strumento di controllo sociale su donne, lesbiche, gay e trans dentro e fuori la
sfera domestica, corrisponde l'abbattimento dello stato sociale e l'uso della famiglia come ammortizzatore.
L'alleanza fra politica istituzionale e Vaticano, consente, infatti, la progressiva sostituzione del welfare con
ideologici modelli familisti e con politiche securitarie che negano i diritti di cittadinanza e legittimano
campagne persecutorie e razziste.
Le gerarchie vaticane e le istituzioni neoliberiste trovano un fertile territorio di alleanza nel processo di
revisionismo storico e nello sdoganamenti di fascismi vecchi e nuovi. Una costruzione normativa spacciata
per naturale, che riattiva sui soggetti non conformi vecchie forme di violenza ed oppressione.
Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di r/esistenza e di liberazione.
DENUNCIAMO
- il pericoloso rafforzamento dell’alleanza fra chiesa cattolica e politica istituzionale, mirata a rafforzare le
politiche familiste, securitarie e proibizioniste, ad abbattere lo stato sociale, a negare l’autodeterminazione
dei soggetti e a mercificare i diritti di cittadinanza;
- il processo di revisionismo storico che mira al disconoscimento della resistenza e dell’antifascismo, avallato
anche dal Vaticano, attraverso la trasformazione degli aguzzini fascisti e franchisti in martiri, e la rilettura
ideologica della storia recente e passata evidente nell’ultima enciclica;
- gli attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione attraverso un progetto politico di istigazione
all’odio che alimenta fobie, discriminazioni e squadrismi;
- la criminalizzazione dei discorsi e dei movimenti che si oppongono allo strapotere vaticano e il crescente
restringimento degli spazi di laicità;
- la politica di governo e opposizione nel difendere a oltranza i privilegi economici del Vaticano;
- il progressivo ampliamento a livello planetario del progetto di egemonia vaticana mediante l’alleanza col
sistema neoliberista e con il dominio patriarcale
MANIFESTIAMO
- contro ogni integralismo e ogni fondamentalismo;
- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti;
- per l'eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano;
- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita;
- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay;
- per l'autodeterminazione delle donne;
- per la cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita;
- per l'istruzione pubblica e laica, per l'abolizione dell'ora di religione e la cancellazione del sostegno
pubblico alla scuola confessionale;
- per il mantenimento e la laicità del sistema sanitario pubblico;
- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti;
- per l'abolizione del Concordato e dei privilegi derivati (esenzione ICI, otto per mille).
openmind | 02 Gennaio, 2008 17:41
openmind | 26 Dicembre, 2007 12:50
openmind | 25 Dicembre, 2007 13:11
L'articolo che pubblico, prendendolo dal sito di Liberazione,
è oltre che molto interessante, un bellissimo esempio di quel
giornalismo d'inchiesta che in Italia si comincia finalmente a rifare.
Consiglio a tutti gli anellidi una lettura attenta e anche una
rilettura, benché il pezzo non sia breve. Davide Varì sa metterci del
talento nel suo scritto, e questo articolo rimarrà secondo me nella
storia del giornalismo d'inchiesta italiano. Ho provveduto a mettere in
grassetto le parti più significative dell'inchiesta. Termino questa
brevissima prefazione con una banale nota linguistica: questi
preti, questi guaritori, si esprimono con termini tipici del mondo
omosessuale, che di solito non sono usati, perché non noti, da parte di
chi è eterosessuale. Alle fine dell'inchiesta penso si possa evincere che questi cattolici integralisti che cercano di guarire dall'omosessualità non sono riusciti a guarire nemmeno se stessi.
Sei gay? Vieni da noi, ti curiamo...
Diario di sei mesi in terapia
di Davide Varì
L'appuntamento è con Don Giacomo nella sede delle edizioni Paoline
poco lontano dalla Garbatella, ex quartiere popolare di Roma. Un
incontro per definire tempi e modi del mio ingresso in un gruppo
terapeutico per guarire dall'omosessualità. Un appuntamento sudato: i sedicenti guaritori di gay, almeno in Italia, non vogliono troppa pubblicità. Per rintracciare quello italiano ho dovuto chiamare un gruppo omologo svizzero che mi ha girato la sede milanese di "Obiettivo Chaire",
un'associazione ultracattolica che organizza, sì, incontri terapeutici,
ma soltanto a Milano. Alla fine mi indicano Don Giacomo qui a Roma, un
giovane prelato che, dicono loro, può aiutarmi. E ora, dopo quel lungo
peregrinare, ci sono: finalmente sono di fronte allo studio di Don
Giacomo. La prima tappa del mio percorso di "guarigione". Un
percorso durato circa sei mesi nei quali mi sono ritrovato immerso in
un mondo parallelo fatto di reticenze, mezze verità, ambiguità e strane
alleanze tra ambienti del Vaticano e alcuni gruppi di psicologi guidati
dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore
dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente
di psicologia all'Università Gregoriana.
Ma prima c'è don
Giacomo, il primo livello di valutazione della "gravità del paziente"
spetta infatti a lui, a un rappresentante della Chiesa cattolica. Don
Giacomo è gentile. Dopo vari colloqui telefonici nei quali, con molta
discrezione e molto tatto, mi chiede i motivi che mi spingono verso
questa terapia, arriva il momento dell'incontro. Dopo una breve
presentazione, inizia il colloquio vero e proprio.
Le domande fondamentali sono due o tre: quanti rapporti omosessuali ho consumato, con quale frequenza e le sensazioni che ho provato. Gli
racconto quasi tutta la verità, tutta tranne il fatto che sono un
giornalista e che non sono omosessuale. Gli dico che sono sposato, che
ho un bambina e butto lì un paio di esperienze omosessuali legate alla
mia adolescenza e la preoccupazione che quelle esperienze possano
tornare a galla e rovinare il mio matrimonio. Don Giacomo ascolta con
partecipazione. Poi inizia il lavoro d'indagine per capire le ragioni
della mia omosessualità. Mi chiede dei miei genitori, del rapporto con
mia madre - rispetto alla quale tiro fuori un bel conflitto. Fa sempre
bene, penso: ai preti e agli psicologi piace - gli racconto del ruolo
marginale di mio padre, dei rapporti sessuali con mia moglie, le
relazioni interpersonali e così via. Una scannerizzazione superficiale
ma completa del mio vissuto.
Poi la domanda: «Quando è stata la
prima volta, Davide», mi chiede Don Giacomo. Gli racconto di un mio
compagno di liceo, di tale Luca, col quale ero molto amico e di come
quell'amicizia, col tempo e in modo del tutto inaspettato, si fosse
trasformata in relazione sessuale. Don Giacomo ascolta con attenzione e
partecipazione. Mi vede provato e cambia discorso: «Credi in Dio?» mi
chiede. Io rispondo che provengo da una famiglia molto religiosa ma che
no, non ho mai praticato. Ma ultimamente, aggiungo, sento rinascere in
me qualcosa di diverso. È il momento più delicato, il momento in cui
bisogna scegliere se andare fino in fondo passando sopra le sincere
convinzioni religiose di Don Giacomo, oppure finirla lì e andarsene. (Continua)
openmind | 24 Dicembre, 2007 17:46
Elena, la mia amata compagna, e' volata via.
Sono rimasta sola con il mio dolore, immenso, senza speranza.
Elena pero', con la sua morte ha compiuto un piccolo grande miracolo che
voglio, debbo raccontare.
Aveva lasciato la sua amata terra, la Sicilia, per conquistare la liberta' di
essere se stessa, ma ogni anno desiderava tornare, con me accanto.
Li', io, solo una amica.
Li', la sua famiglia, divisa ma unita nel non comprendere, nel non accettare.
Elena, quanto hai sofferto per questo!
Voleva morire qui, a Roma, perche' qui era il suo mondo, i suoi amici che hanno
saputo amarla proprio per quello che era.
I genitori e il fratello sono venuti ed hanno visto.
Hanno compreso.
Ed e' accaduto qualcosa di meraviglioso.
Sono diventata finalmente anche per loro la compagna di Elena.
Un padre disperato di fronte alla figlia morente tra le mie braccia mi ha
chiesto il consenso di farle avere l'estrema unzione.
Ho accettato: Elena era molto credente, pur soffrendo per la posizione della
Chiesa.
Un uomo distrutto nel dolore mi ha chiesto, colmo di apprensione, dove
desideravo fosse sepolta.
Avevo comunque gia' deciso, era giusto che tornasse alla sua terra natia, ora
riposa accanto ai nonni che lei tanto amo', accanto alla nonnina di 95 anni
morta pochi mesi prima, la sola che seppe davvero comprendere e accettare la
nostra relazione.
Altri miracoli in terra di Sicilia.
Avevo chiesto al padre di poter fare a mio nome un mazzo di fiori. Mi ha
risposto: ogni gesto che farai, avra' un riflesso sociale, che mi costera'
molto, in particolare verso la sorellina adottiva. Ma faro' cio' che mi
chiederai.
Ancora una volta, sentirsi nessuno.
Ho capito pero' che era giusto rispettare quell'uomo che tanto si era
avvicinato in un momento cosi' difficile. Nessun compromesso pero', i fiori
anonimi si sono tramutati in sostegno a tutte le Elene di quella terra.
Ho chiesto pero' di poterle donare una rosa rossa.
Elena, posta nella piccola chiesa, eravamo ancora soli.
Sono entrata per l'estremo saluto, prima che non fosse piu' possibile, e ho
visto la bara, con tanti fiori intorno, a terra.
Sopra, ho visto una rosa rossa.
Hanno voluto che mi sedessi accanto a loro durante la cerimonia. Nell'ultimo
percorso verso il cimitero, e' accaduto che camminavo dietro la mia compagna,
con la mano della sorellina nella mia.
Uno sguardo a Elena, e nel riflesso del vetro dell'auto il padre e tutti gli
altri. Dietro.
Un grande rimpianto: Elena in vita sarebbe stata molto felice di questo.
E una speranza: che le sue sofferenze non siano state vane, che questo seme
che lei ci ha lasciato possa germogliare, alimentato dall'amore di chi non
seppe comprenderla in vita.
Per lei.
Per te, amata compagna.
Isabelle
openmind | 23 Dicembre, 2007 18:01
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