Open Mind

http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/
--email: opencatania@tiscali.it ---

imperdibile intervista sulla sessualità

openmind | 02 Marzo, 2008 17:55

vi invito a guardare questa video-inchiesta
http://blip.tv/file/672833 

Vegetariane/i! Vegane/i! Difendiamo il diritto all'aborto! in piazza l'8 marzo

openmind | 02 Marzo, 2008 11:59

Questo appello è rivolto a vegetariane/i e vegan perché facciano sentire
la propria voce in difesa del diritto di aborto, firmando il seguente
documento e partecipando ai cortei dell’8 marzo come vegetariane/i e vegan
per il diritto di aborto
Firma l’appello per una mobilitazione vegetariana e vegana in vista dell'8
marzo 2008
Vegetariane/i! Vegane/i! Difendiamo il diritto all'aborto!
Molti pensano che chi non mangia animali e derivati animali lo faccia in
nome di un generico rispetto per la «Vita»; in particolare, quando si
discute la questione dell'aborto, ci si aspetta che vegetariani e vegani
siano necessariamente sostenitori del diritto assoluto del feto a nascere
anche contro la volontà della madre. Alcune/i vegetariane/i e vegane/i
sono probabilmente di questa opinione, ma noi no, e in questo momento in
cui l'attacco all'autodeterminazione delle donne in materia di maternità
si fa sempre più violento vogliamo unire la nostra voce a quella di tutti
gli altri soggetti della società italiana che si stanno mobilitando per
difendere il diritto delle donne all'interruzione di gravidanza.
Rifiutando di mangiare animali, noi rifiutiamo quella concezione
«essenzialistica» della vita che ritiene degna di rispetto e di esser
difesa la sola vita umana persino nelle sue forme potenziali (embrioni e
feti di poche settimane). Per noi, sono degni di rispetto e di essere
difesi gli individui senzienti, che cioè sono soggetti di una esperienza
cosciente, che sono in grado di provare sensazioni, di avere idee, di
intrattenere relazioni emozionali e sociali con altri soggetti, che hanno
una storia - anche minima - fatta di esperienze passate ed aspettative sul
futuro. I miliardi di animali non umani abbattuti ogni anno per il consumo
di carni e derivati rientrano in pieno in questa definizione ed è per
questo che abbiamo scelto di non partecipare alla loro messa a morte
diventando vegetariane/i e vegane/i.
Sappiamo che ritenere vite non umane adulte più degne di rispetto di vite
umane, seppure potenziali, ci potrebbe far accusare di essere
«anti-umani». Rifiutiamo questa accusa in modo fermo, per due motivi.
Primo, perché nel caso dell'interruzione di gravidanza sono in conflitto
interessi di due vite umane delle quali l'una, quella del feto, è una mera
esistenza biologica, mentre l'altra, quella della madre, è una esistenza
storica con un suo passato ed una sua progettualità personale: sostenendo
il diritto della donna ad abortire se lo ritiene necessario, noi
valorizziamo la sua capacità di fare scelte responsabili nei confronti
della propria maternità. Nell'alimentazione carnea, invece, c'è un
conflitto di interessi talmente sproporzionato - la vita dell'animale
mangiato contro una mera questione di abitudine e/o di gusto dell'umano
che lo mangia – che dare priorità all'umano non valorizzerebbe altro che
un'inutile crudeltà.
Secondo, perché criticando l'allevamento di animali per ricavarne prodotti
da mangiare, ci opponiamo all'idea malsana che essi esistano solo come
esemplari di certe loro funzioni biologiche (riprodursi ed ingrassare)
piuttosto che come individui; sulla base di questa consapevolezza,
individuiamo la stessa idea malsana all'opera nel discorso di coloro che
vogliono impedire alla donna di scegliere se essere madre o no, negando la
dimensione emozionale e sociale della maternità per ridurla a produzione
di feti da difendere a qualunque costo, incatenando la donna alla sua
biologicità e vedendo in lei solo un contenitore procreativo, e non un
individuo dalle mille potenzialità e dai mille desideri. Non è una
coincidenza se il pensiero patriarcale ha sempre collegato strettamente
femminilità ed animalità: noi vogliamo liberare dal suo giogo l'una e
l'altra.
Per questi motivi, nelle piazze italiane in cui verranno espresse le
rivendicazioni delle donne l'8 marzo prossimo, auspichiamo ed incoraggiamo
una presenza vegetariana/vegana, che faccia sentire la sua voce contro il
patriarcato e in difesa della laicità, ed ovviamente contro lo specismo.
Vegetariane/i! Vegane/i! In piazza l'8 marzo!
A Milano: appuntamento in largo Cairoli (angolo via Dante) - ore 14,30 *
Per aderire all’appello, scrivere a: info@donneanimali.org
Indicando Nome, Cognome, Città
Lista firmatari: http://www.donneanimali.org/it/comunicati/20080308.html
donnEanimali 					www.donneanimali.org
* La presenza vegetariana e vegana per il diritto all’aborto sarà
riconoscibile nel corteo dallo striscione azzurro “veg per il diritto
all’aborto”

IL BUSINESS DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ABORTO

openmind | 01 Marzo, 2008 17:59


Il tema dell'aborto arriva in campagna elettorale e già si è allestita la solita rappresentazione di alternative astratte da talk show: "sacralità della vita" da un lato e "libertà di scelta" dall'altro. In realtà, l'unica alternativa davvero concreta riguarda da una parte l'aborto pubblicamente assistito - che consente anche di prevenire gli aborti e ridurli - e, dall'altra parte, un aborto lasciato in preda all'affarismo privato, il quale ha tutto l'interesse a tenere il numero degli aborti il più alto possibile. Questo è il motivo per cui anche molte persone sinceramente contrarie all'aborto, difendono l'attuale legge 194, proprio perché temono l'invasione dell'affarismo su questo versante.
Il problema è che oggi il business dell'aborto si presenta in termini molto diversi rispetto a quarant'anni fa: non è più un affare di "cucchiai d'oro" cattofascisti, o di cliniche svizzere, o di pionieri "progressisti" del metodo Karman. Le nuove biotecnologie hanno trasformato gli embrioni e i feti, da scarto biologico che erano una volta, in una materia prima indispensabile per le multinazionali farmaceutiche. Mettere le mani su questa materia prima è da almeno vent'anni per le multinazionali farmaceutiche un imperativo che spiega anche l'ingresso sulla scena dei cosiddetti neoconservatori americani, che sono i pubblicitari del sistema affaristico, incaricati di conferire un alone idealistico anche al più criminale dei business.
In questa campagna propagandistica ovviamente non manca il consueto appello ai facinorosi e sadici, a cui non interessa per niente la salvezza del nascituro, ma solo che la donna che abortisce venga umiliata il più possibile. Ma c'è anche qualcosa di più sottile ed ammiccante e, proprio per questo, l'operazione pubblicitaria è stata affidata al "neocon" Giuliano Ferrara, il quale, con il suo tono un po' intimidatorio ed un po' ruffianesco, lascia intendere che il suo obiettivo non sia di abolire la legge 194, ma di fare esclusivamente una battaglia di principio con finalità educative. Insomma, si cerca di far credere che si tratterebbe di condannare l'aborto come "idea", ma di tollerarlo come pratica, come in effetti già molti fanno.
Qui si annida l'aspetto più subdolo della questione, poiché per eliminare l'assistenza pubblica all'aborto non è affatto necessario abolire la legge 194, ma è sufficiente sabotarla con una serie di circolari applicative, il che è esattamente ciò che Ferrara afferma di voler fare se diventasse ministro della Salute.
Se l'aborto pubblicamente assistito diventasse impraticabile a causa di un iter eccessivamente inquisitorio e umiliante, ecco che si creerebbero le condizioni per far apparire la privatizzazione dell'aborto come una liberazione. Bisognerà quindi fare attenzione al gioco di squadra che stanno mettendo su l'aspirante ministro Giuliano Ferrara e la leader del partitino biotecnologico, Emma Bonino.
La soluzione che si sta prospettando è di dar modo alle donne di abortire anche presso strutture private che abbiano finalità di ricerca scientifica. In questo modo le donne, oltre ad abortire in modo più rapido e sicuro rispetto alla struttura pubblica, potrebbero anche dare il loro contributo al progresso scientifico, alla sconfitta delle malattie genetiche, eccetera, insomma tutta la storiella propagandistica che le multinazionali farmaceutiche ci propinano ogni volta.
Occorre ricordarsi che la privatizzazione dell'aborto è un vecchio obiettivo del Partito Radicale, che richiese un referendum in tal senso subito dopo l'approvazione della legge 194, contro la quale aveva votato in Parlamento. Il referendum abrogativo radicale fu presentato del tutto in parallelo a quello del cosiddetto "Movimento per la Vita ", di ispirazione cattofascista; del resto, la proibizione dell'aborto e la sua privatizzazione hanno in comune gli stessi sbocchi affaristici. Che si tratti della "Vita" o del "Progresso Scientifico", l'affarismo ha comunque bisogno di un Moloc al quale obbligare a sacrificarsi.
21 febbraio 2008   

Approvazione del Registro delle Unioni Civili a Pescara

openmind | 28 Febbraio, 2008 18:05

Il Consiglio Comunale di Pescara, ha deliberato oggi l’istituzione del Registro delle Coppie di Fatto. 
La delibera presentata in Consiglio da Viola Arcuri, Maurizio Acerbo e Fausto Di Nisio è stata 
approvata a larga maggioranza dei consiglieri presenti.
L’Associazione Jonathan che si batte da anni per il riconoscimento, anche  a livello locale,
 dei diritti delle persone Gay, Lesbiche, Transessuali esprime la  sua profonda soddisfazione per 
l’approvazione di una delibera che nel 2005 era stata invece bocciata dallo stesso Consiglio 
Comunale.
Quest’ultima riveste, al di là della sua applicazione pratica, un forte messaggio simbolico 
per tutti coloro che ancora oggi si vedono discriminati a causa del loro orientamento sessuale.
La battaglia per il pieno riconoscimento delle coppie formate da individui dello stesso sesso 
continua, a livello nazionale, con la richiesta, sempre più forte e decisa, dell’istituto 
matrimoniale anche per le persone omosessuali.
Jonathan - Diritti in movimentoAssociazione glbtVia Palermo, 41 - 65122 Pescara347
6163260 - info a alinvolo.orgwww.alinvolo.org
_________________________________________________________________

SCIOGLI LINGUA

openmind | 22 Febbraio, 2008 18:00

E' troppo carino... io non ci sono riuscito a dirlo velocemente...ghghgh



Chi dice che l ' inglese è facile... legga questo a voce alta.... Ci sono Tre Moduli.
 
 
1 - Modulo principianti: Tre Streghe guardano tre orologi Swatch. Quale strega guarda quale Orologio Swatch? In inglese: Three witches watch three Swatch watches. Which Witch watch which Swatch Watch?
 
2 - Modulo avanzato: Tre streghe 'trans' guardano I cinturini di tre orologi Swatch. Quale strega trans guarda i cinturini di quale orologio Swatch In inglese: Three switched Witches watch three Swatch watch switches. Which switched Witch watch Which Swatch watch switch?
 
3 - Modulo per masters: Tre Streghe svedesi transessuali guardano I cinturini di tre orologi 'Swatch' svizzeri. Quale strega svedese transessuale guarda quale Cinturino di quale orologio 'Swatch' svizzero? In inglese: Three Swedish switched witches watch three Swiss Swatch watch switches.Which Swedish switched witch watch which Swiss Swatch watch switch?
_______

Comunicato stampa di solidarieta' al locale "Coming out" di Roma

openmind | 18 Febbraio, 2008 12:08

 

 

 

E alla fine e' arrivata anche la notte dei cristalli: a Roma e' stato incendiato il Coming Out, storico locale gay della gay street della capitale.
Quest'atto si colloca come momento finale di una strategia di arretramento nei confronti delle garanzie e della sicurezza delle persone omosessuali, strategia portata avanti dalle frange centriste dell'ex Unione e di fatto sostenuta da ex DS con la malcelata apatia della sinistra radicale.
Quest'atto che e' un attentato alla civilta' prima ancora che un attacco a un luogo simbolo per le persone GLBT di Roma, e' il frutto della pedissequa negazione dei diritti delle persone omosessuali e transessuali che vedono in prima fila sia la chiesa cattolica, sia il centrodestra nella sua interezza, sia infine esponenti di primo piano del partito democratico, a cominciare dal candidato premier Walter Veltroni che ha cancellato qualsiasi riferimento sui diritti delle coppie di fatto nel suo programma di governo e che, in tempi recenti, si e' reso protagonista assoluto della bocciatura del registro per le unioni civili a Roma, come omaggio ai prelati vaticani per scopi elettorali che tutto dicono sulla qualita' politica di questo discutibile personaggio.
Ogni altra parola, che non sia di solidarieta' per i proprietari del Coming Out, risulta di troppo di fronte allo sgomento collettivo che come cittadini e come persone omosessuali e transessuali ci coglie in questo momento di attacco alla democrazia del paese e, nello specifico, a una sua minoranza troppo spesso maltrattata e delusa in primo luogo dai partiti politici "amici" che hanno permesso che maturasse questa situazione culturale in cui oggi ci troviamo.
OPEN MIND
glbt

e dai che ci vuole solo un minutino per leggerla

openmind | 15 Febbraio, 2008 23:01

Siete tutte/i invitate/i a sostenere la campagna lanciata da Maistat@zitt@
per scardinare il sistema che  si è cristallizzato intorno all'obiezione di
coscienza e che le donne  stanno pagando caro - troppo caro! - sulle proprie
vite.
E' urgente passare ai fatti, mettere insieme le nostre  forze e  passare al
contrattacco: obiettiamo gli obiettori!
 
per contattarci: maistatezitte@gmail.com  
sito web: http://www.vieneprimalagallina.org  

Segue il testo della nostra proposta, che vi invitiamo a far circolare  alle
vostre liste



OBIETTIAMO GLI OBIETTORI

Di fronte  agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne  non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194.      

Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane  rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può  esercitare, coadiuvata anche dall'articolo 9 della legge 194 che prevede  per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza, possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di  gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale  questa opzione. 

Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di  autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa "opzione", riconosciuta per legge,  secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché  abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può  anteporre i suoi "problemi di coscienza", la sua visione della vita in poche parole, in nome della propria "coscienza" può opprimere il  soggetto a cui deve assistenza. 

Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di  tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno  ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza;  l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non  vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino  l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è  sempre più vincolato all'"atto di fede" dell'obiezione di coscienza. Chi  si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non  obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a  praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non obiettore.  Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità  dell'interruzione di gravidanza. 

Se una cattiva legge permette,  attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i  cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di  scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la  ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie  convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?  

Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti  ma anche di praticarli. 

"Obiettiamo gli obiettori" significa che  esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la  persona a cui affidiamo la nostra salute. Significa, quindi,  pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza.    

Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto  all'autodeterminazione proponiamo di: 

1. costituirci come soggetti  politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli  ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa  obiezione;
2. cominciare a raccogliere città per città, ospedale per  ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si  hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono;
3. promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le  prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;
4. creare un sito dedicato a questo dove raccogliere  informazioni.

Sappiamo bene che in nome di "sacri principi" vengono  compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che "Il male  appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi  burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa".  

Difendere la nostra autodeterminazione dai "burocrati del male" significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti.  Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle  nostre vite.

Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo  coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta,  rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di  opporci agli abusi e di chiederne conto.


Collettivo femminista  Maistat@zitt@, Milano

maistatezitte@gmail.com
<mailto:maistatezitte%40gmail.com>   
http://www.vieneprimalagallina.org <http://www.vieneprimalagallina.org/>  

PETIZIONI PROMOSSE DAL COMITATO PER I DIRITTI CIVILI catania

openmind | 14 Febbraio, 2008 23:11

PETIZIONI PROMOSSE DAL COMITATO PER I DIRITTI CIVILI:
  1. Registro delle unioni civili
  2. Funerale laico
  3. Cremazione
  4. Strumenti di partecipazione popolare
Su http://groups.google.com/group/diritti-civili-ct puoi scaricare le petizioni e attivarti per la raccolta firme.
Venerdì 15 febbraio dalle 16.00 alle 20.00 puoi firmare le petizioni in via Etnea (di fronte la Villa Bellini), al gazebo organizzato dall'associazione Radicali Catania.
 
Lunedì 18 febbraio alle 20.00 riunione del Comitato presso la sede di Itaca, via Grotte Bianche 150, Catania.
 
Ti aspettiamo, a presto!
«Precedente   1 2 3 4 5 6 7 8 9 ... 38 39 40  Successivo»
 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS
Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.