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openmind | 14 Novembre, 2006 15:59

Spendi un attimo del tuo tempo per leggere questa missiva e
se puoi, inoltrala ad altri indirizzi, GRAZIE!
Ecco la la goccia che fa traboccare il vaso!
Nestlé batte cassa in Etiopia esigendo 6 milioni di dollari come risarcimento dal paese più affamato del mondo.
Per Nestlé è «una questione di principio»
La Nestlé che è il più grande produttore di cibo
mondiale, un gigante del settore agro-alimentare, con stabilimenti in più di 80 paesi ed un giro d'affari di miliardi e miliardi di dollari, rivendica nei confronti del
governo dell'Etiopia, poverissima ed in preda ad una grave
carestia (forse più grave della terribile fame degli anni `80), un risarcimento pari a 6 milioni di dollari. La causa è stata la nazionalizzazione di un'azienda avvenuta nel 1975 dopo un colpo di stato militare avvenuto in quel paese.
Un solo anno di vendite realizzate da Nestlé è pari a
8 volte il Prodotto interno lordo della misera Etiopia...
ECCO QUINDI LA PROPOSTA:
PER UN PO' DI TEMPO, CI AUGURIAMO IL PIU' POSSIBILE,
SOSPENDIAMO L'ACQUISTO DEI PRODOTTI DI QUESTA MULTINAZIONALE ED IN PARTICOLARE I PRODOTTI SIMBOLO DELLA NESTLE' : NESCAFE' & NESQUIK
RICORDA QUESTI MARCHI PERCHE' SEMBRA POCO ED INVECE E'
MOLTO, UN CALO NELLE VENDITE (anche minimo) COLPISCE L'IMMAGINE DELLA SOCIETA' E PUO' COSTRINGENDOLA E REIMPOSTARE LA SUA POLITICA DI PUBBLICHE RELAZIONI
ogni singolo consumatore, se unisce i suoi sforzi insieme
a quelli degli altri, ha il potere di far vacillare questi imperi ed in fondo, diciamoci la verità, a noi costa poco, basta allungare la mano sullo scaffale e prendere il prodotto a fianco!
openmind | 13 Novembre, 2006 16:46

openmind | 11 Novembre, 2006 10:46

La legge sull'identità sessuale, approvata oggi dalla Commissione giustizia del parlamento spagnolo, non solo consentirà ai transessuali di registrare ufficialmente il cambio di sesso anche senza la necessità di un'operazione, ma permetterà a lesbiche sposate di diventare madri a tutti gli effetti dei figli in vitro delle loro compagne senza bisogno di adozione . Il progetto di legge, che ha raccolto alcuni emendamenti al testo iniziale, ''pone la Spagna alla testa dei paesi che danno impulso e approfondiscono i diritti umani'', ha detto il dirigente del Psoe Pedro Zerolo. Plausi, informano i media, sono arrivati anche dalla Federazione lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Felgt) che per bocca della presidente Beatriz Gimeno ha detto che la legge ''è un passo avanti importantissimo per l'integrazione sociale''. Critico invece il Foro della Famiglia, secondo il quale il nuovo testo è ''un'imposizione ideologica'' da parte di una minoranza e creerà ''una grande insicurezza giuridica''. (Ansa)
openmind | 09 Novembre, 2006 17:20

Graziella, fu uccisa a 17 anni dalla mafia e senza giustizia dopo 21 anni.
Grazie all’indulto, il quattro di novembre Gerlando Alberti jr. è uscito dal carcere di Parma,
dove scontava altre condanne, ma non l’ergastolo per l’omicidio di Graziella Campagna.
L'associazione antimafia "Rita Atria" fa un appello al presidente della repubblica affinchè sia fatta giustizia, e sta raccogliendo le firme
http://www.ritaatria.it/raccolta_firme.aspx
Per chi non ricordasse la storia di Graziella
http://www.ritaatria.it/Leggi-le-storie.aspx?id=1
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=4225
Grazie a tutt* voi
openmind | 06 Novembre, 2006 17:41
"Quando Rauda Morcos senti' dire che c'era una mailing list per le lesbiche
palestinesi, dapprima non riusci' a crederci. "Pensavo fosse uno scherzo.
Prima d'allora, credevo di essere l'unica lesbica al mondo a parlare arabo"....
La lista certamente non era uno scherzo, ma in una societa' in cui le
relazioni fra persone dello stesso sesso sono ancora tabu', le aderenti alla
lista tenevano molto alla privacy. L'unico modo per aggiungersi era tramite
una raccomandazione personale.
"Alla fine riuscii ad iscrivermi", ricorda Rauda, "E scoprii che c'erano un
bel mucchio di donne lesbiche, anche se non potevano dirlo apertamente".
Dopo aver corrisposto via e-mail per qualche mese, Rauda penso' che sarebbe
stato bello incontrare di persona alcune delle donne invisibili e nel
gennaio 2003, assieme all'amica con cui condivide l'abitazione, organizzo'
una riunione.
openmind | 06 Novembre, 2006 17:07
openmind | 05 Novembre, 2006 10:08

Il 2 novembre di trent’un anni fa, Pier Paolo Pasolini fu ammazzato a calci e pugni sul litorale di Ostia. Moriva per mano di Pino Pelosi, poco più che un ragazzo allora.
Quest’oggi, come ogni anno il giorno dei morti da quel giorno, il poeta di Casarza viene commemorato da quanti non vogliono che il ricordo di lui sbiadisca, primo fra tutti Massimo Consoli. L’appuntamento, per chi volesse esserci, è per mezzogiorno all’Idroscalo, il luogo dove fu ucciso.
Un giorno, questo due novembre, per non dimenticare chi ha fatto la poesia e non solo.
Riflessione sulla morte di Pasolini
Edito originariamente in "Pride", ottobre 2006
Cosa significa oggi Pier Paolo Pasolini, a 31 anni dalla morte, soprattutto per chi non ha vissuto i suoi anni e non ha conosciuto l'Italia di allora?
Pasolini era nato a Bologna il 5 marzo 1922 ed è stato ucciso ad Ostia (Roma) il 2 novembre 1975.
In questi giorni si sono moltiplicate le iniziative per ricordarlo: convegni, interventi artistici, proiezioni dei suoi film o mostre praticamente in ogni città del paese, organizzate da associazioni culturali e più spesso da istituzioni pubbliche.
Per ricordare che è stato un grande poeta e romanziere (ha pubblicato a partire dal 1943), un regista innovatore e molto conosciuto (il suo ultimo film, Salò, è uscito postumo due mesi dopo la morte), un giornalista instancabile, un intellettuale impegnato e lucidissimo nell'interpretare la società italiana.
Sembrerebbe il profilo di un uomo di successo e di potere, amato e riconosciuto come un grande dai suoi contemporanei ma Pasolini, sebbene toccato dalla fama, era soprattutto un personaggio scomodo.
Il doppio binario della sua esistenza, di omosessuale che dichiarava la sua omosessualità e la viveva pubblicamente quanto l'epoca permetteva, e la sua fortissima presenza artistica e intellettuale mai accondiscendente e scontata, facevano di lui un personaggio odiato e continuamente attaccato.
A Pasolini la società italiana non piaceva per molte ragioni, complesse e motivate, e soprattutto non amava il potere (politico, economico) che stava spingendo, secondo lui, l'Italia verso il baratro culturale e umano. L'Italia dell'italiano medio, piccolo borghese, che lui respingeva con tutte le sue forze, e che stava distruggendo la poesia, la bellezza, l'ingenuità, la sensualità delle classi popolari, imponendo attraverso il consumismo nuovi valori ("Un edonismo... ciecamente dimentico di ogni valore umanistico").
E il suo dolore era anche quello di un omosessuale che vedeva, giorno dopo giorno, notte dopo notte, con l'avanzare dello sviluppo capitalistico, svanire o cambiare in peggio quel dolce mondo omoerotico dell'Italia post bellica, fatto di incontri furtivi, ma puri e onesti, lontani dalla violenza, dal cinismo, dalla nevrosi. E Pasolini queste cose le diceva nelle interviste, le scriveva nei suoi libri e sui quotidiani.
Oggi, in questa commemorazione del poeta, la scomodità e la complessità del suo pensiero e della sua azione vengono molto spesso edulcorate e sembra quasi dimenticato che Pasolini è stato perseguitato, umiliato, insultato, aggredito per il suo modo di pensare controcorrente e per la sua omosessualità.
Oggi uno come Pasolini difficilmente siederebbe nell'assurdo salotto di Vespa o scriverebbe, come faceva allora, sulla prima pagina del "Corriere".
Oggi l'Italia è diventata più perbenista, più superficiale, più omologata, più ossequiosa nei confronti del potere. Proprio come Pasolini temeva e denunciava, profeta allora spesso deriso.
Ora che non c'è più, un po' tutti provano ad accaparrarsi la sua monumentale eredità artistica e intellettuale, ma offuscando o omettendo il suo coté gay e le persecuzioni che ha subito, oppure facendo finta di scoprirli ora per primi.
Ma non è così, perché il giorno stesso della morte il movimento gay dichiarò "è morto uno di noi". E Angelo Pezzana (del Fuori) scrisse sull'"Espresso" del 9 novembre 1975 che Pasolini era stato ammazzato in quanto gay, come decine e decine di altri poveri omosessuali assassinati. E come purtroppo succede ancora oggi.
E ancora oggi autorevoli personaggi della politica e della cultura fanno fatica ad accettare la tremenda e semplice verità: che i gay vengono ammazzati proprio perché gay, ed è questo che è accaduto anche a Pasolini, anche se non sapremo mai i dettagli, essendo unico testimone ed assassino reo confesso quel balordo di Pino Pelosi.
Anche per questo trovo importante avere presente che Pasolini tuttora "è uno di noi", e mi sembra che l'abbia detto molto bene Massimo Consoli, con più ottimismo di me, proprio in questa ultima ricorrenza:
Ci piace ricordare che questo nostro impegno non è passato inosservato, e non sono stati pochi quelli che si sono accorti che il ricordo costante di Pier Paolo Pasolini nell'anniversario della sua morte è qualcosa che appartiene di diritto alla nostra comunità, prima ancora che a chiunque altro.
Prima di chiunque altro rivendichiamo il diritto di appartenenza del ricordo di Pasolini, perché lui ha vissuto sulla sua pelle le ingiustizie, le ipocrisie, le offese che tutti noi gay di quelle generazioni (e in forme diverse anche della generazione dei nuovi ventenni) abbiamo vissuto o temuto.
Prima di chiunque altro Pasolini ha rappresentato con la sua esistenza irrequieta e "scandalosa" le contraddizioni di un omosessuale nuovo e indomito, che non si è piegato, non si è cosparso il capo di cenere, non si è vergognato della sua omosessualità.
openmind | 04 Novembre, 2006 10:04
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