Open Mind

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Gli ex omosessuali in tv

openmind | 04 Gennaio, 2007 10:38

 

Un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale: il primo esempio di omosessuale convertito all’eterosessualità trasmesso dalla televisione pubblica italiana.

di Enzo Cucco, Gaynews.it, 3 gennaio 2007

Padre Raniero Cantalamessa è uno dei frati cappuccini più famosi d’Italia. Commenta il Vangelo su Rai 1 e sabato 30 dicembre 2006 (tema: la famiglia) ha ospitato nella sua trasmissione un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale.

Il caso è degno di nota perché credo che si tratti del primo esempio di omosessuale convertito all’eterosessualità trasmesso dalla televisione pubblica italiana. E soprattutto perchè il “taglio” comunicativo scelto è un vero e proprio format molto diffuso in quella parte di chiesa cattolica cosiddetta “dialogante”, o che perlomeno vuole apparire tale.

Padre Cantalamessa ha introdotto il tema della famiglia, ed i pericoli che essa affronta nel mondo moderno. Si è soffermato molto brevemente sulle unioni tra persone dello stesso sesso (e credo di ricordare che non ci fosse alcuna condanna particolarmente dura delle stesse), mentre molto più a lungo ha stigmatizzato la possibilità di adozioni da parte di coppie omosessuali. E su questo tema ha presentato l’intervista. Un uomo di circa 30 anni, visibilmente emozionato ma molto chiaro nella sua esposizione, ha raccontato di essere stato omosessuale, di aver sofferto moltissimo per questo, e di aver ritrovato una vita vera (non ricordo se ha usato questo termine ma il senso era questo) grazie alla preghiera ed all’aiuto di un gruppo di amici. Poi la scena cambia ed appare sua moglie e il loro bambino. Altre parole sulla bellezza della loro relazione e sul dono ricevuto. Lacrime di entrambi.

Sia Cantalamessa che l’intervistato hanno sottolineato che il caso non era generalizzabile, che si trattava di una storia singola. Ma il frate ha poi concluso dicendo che si trattava di una testimonianza significativa su come sia possibile cambiare.

Il tono generale, il montaggio dell’intervista, l’atteggiamento tutto sommato accogliente del cappuccino nei confronti delle persone omosessuali, l’ampio uso di emozioni (commozione, speranza, vittoria sul dolore, futuro…) costruiscono un cocktail comunicativamente molto efficace e sicuramente confezionato per i grandi pubblici televisivi, non certo per la nicchia di ascoltatori del programma del sabato pomeriggio.

Che dire? Certo con un paio di battute possiamo archiviare il caso continuando con le nostre contumelie contro la chiesa matrigna e violenta, o contro l’uso strumentale e manipolatorio di singoli casi (che nessuno mette in dubbio, sia ben chiaro, anche perché ben conosciamo le migliaia e migliaia di “conversioni” nell’altro senso che ogni giorno avvengono in tutto il mondo…).

Ma la sostanza è un’altra: la gerachia cattolica “dialogante” (padre Cantalamessa è senza dubbio la voce più conosciuta di questa gerarchia) indicando una “via d’uscita gentile” dall’omosessualità, una via favorita dalla “preghiera e con l’aiuto di un gruppo di amici”, continua a ritenere il comportamento omosessuale innaturale e inaccettabile, in linea con alcune retroguardie della scienza contemporanea.

Tutto questo è noto, ed è comune a molte chiese protestanti diffuse nel mondo occidentale, mancava l’elemento nuovo, di tipo comunicativo, che la trasmissione condotta da Cantalamessa rappresenta. Non so se sarà una strategia vincente (la Chiesa è maestra anche in strategie comunicative, non bisogna dimenticarlo), certamente è una novità, che bisogna segnalare e seguire da vicino, magari anche per cambiare il modo di comunicare che il movimento italiano ha avuto in questi ultimi anni.

Come ho detto, la sostanza del messaggio di Cantalamessa non è una novità: il 15 aprile del 1971 su La Stampa apparve un articolo firmato dal neurologo Romero che fu la miccia che diede fuoco al Fuori! Nell’articolo si citava il libro uscito da Feltrinelli di Giacomo Dacquino, “Diario di un omosessuale”, in cui si narra proprio di un omosessuale che diventa eterosessuale. L’autore del libro, ancora vivo, è un noto psichiatra e terapeuta, che ha pubblicato numerosissimi testi anche di grande successo, esercita a Torino ed ha insegnato all’Università di Pavia e alla Pontificia Università Salesiana: ma guarda le coincidenze!

Una polizia travisante

openmind | 03 Gennaio, 2007 15:11

 
La polizia stradale  di Cerveteri , agli ordini del comandante Claudio 
Paolini, ha lanciato una vera e propria retata sulla A12 (Roma-
Civitavecchia), fermando e arrestando uomini definiti come
“insospettabili professionisti” dediti niente meno che a pratiche di
travestimento e sesso! A quanto pare per la polizia stradale si tratta
di problemi rilevanti per la sicurezza pubblica, dal momento che, non
trovando di meglio, hanno deciso di multarne una ventina per
“travisamento” in base ad un vecchio regio decreto del 1931 e agli
articolo 85 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Si tratta, ancora
una volta, di un chiaro esempio di inadeguata applicazione di quella
controversa legge pensata per colpire i criminali che celano il volto
durante furti e rapine, e non cittadini, che esercitando la loro
libertà di espressione e di identità, decidono di abbigliarsi e
truccarsi come meglio ritengono opportuno. Una legge troppo spesso
utilizzata per vessare transgender e transessuali. Forse la Polizia del
Litorale non è informata che Vladimir Luxuria, transgender, è stata
regolarmente eletta al Parlamento (nel caso decideste di arrestarla) e
che l’identità di genere è ormai riconosciuto come una normale
espressione della identità personale. Appare sempre più opportuno che
il legislatore intervenga a chiarire e correggere una situazione
inaccettabile, contraria al buon senso e ai diritti civili. Il Circolo
di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede un’incontro urgente al
Comandante Paolini, a cui ci presenteremo tutti “travisati” per
discutere dell’applicazione di questa normativa nei confronti di
persone transgender e nel rispetto dei diritti civili di tutti. Decida
lui se multarci o arrestarci! Il Circolo, naturalmente, mette a
disposizione a tutte le persone accusate di travisamento e atti osceni
assistenza legale gratuita. Assolutamente inaccettabili i toni scabrosi
e scandalistici dell’articolo del Messaggero, Cronaca di Roma, che
tratta la questione parlando di “pratiche proibite”, “scene
grottesche”, “vizietto”, “insospettabili professionisti”… Un livello d’
informazione da giornaletto di ventennio, irrispettoso della dignità
delle persone coinvolte.
Comunicato Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli

TRANSGENDER - una definizione

openmind | 02 Gennaio, 2007 18:17

Il testo che segue, a firma di Helena Velena, e' tratto dal volume LESSICO POSTFORDISTA (Feltrinelli Editore).

TRANSGENDER - una definizione

Per comprendere il senso preciso di "transgender" (TG) bisogna innazitutto definire cosa significa "gender", concetto in Europa a lungo sconosciuto e spesso erroneamente sostituito dal termine "sex" considerato sinonimo, a causa di una difficile traduzione del termine stesso.
Il transgender nasce in realta' non da una base teorica, ma da un conflitto sociopolitico concreto, quando il collettivo newyorkese "Queer Nation", lanciando la pratica dell' "Outing", cioe' del disvelamento pubblico della condizione omosessuale di personaggi famosi del mondo della musica, cultura e spettacolo, viene sostanzialmente ripudiato dal movimento gay americano. La Queer Nation quindi, fondendo la propria pratica politica di responsabilizzazione sociale con la consapevolezza del proprio humus appunto queer, cioe' composto di uomini gay, travestiti e donne transessuali, principalmente di origine latina e afroamericana, e quindi bel lontano dallo status gay bianco middle class, decide di staccarsi completamente dal mondo piu' propriamente omosessuale, e di ridefinirsi come "Transgender Nation", dando quindi al gender una valenza, anche politica, molto maggiore che al sex o alla espressione sessuale della propria "queerness".
Ne nasce in breve tempo un'analisi del gender non piu' in relazione tipicamente femminista al concetto di sex, ma come ridefinizione di un costrutto identitario fluido e multiplanare, ma anche conflittuale coi processi di normazione in atto all'interno delle istanze socio/sessuali minoritarie (gay, lesbiche, travestiti etc.) e come tali presuntamente rivoluzionarie. In breve tempo, e soprattutto grazie a internet (ma in periodo pre WWW), ne nasce un importante dibattito, ad opera inizialmente di un collettivo australiano e del gruppo della TN nel frattempo migrato a San Francisco, che viene rapidamente influenzata dalle letture, o meglio da una nuova consapevolezza delle passate letture dei pensatori francesi, da Sartre a Foucault, ma soprattutto Guattari e Deleuze ed il loro concetto di nomadismo. 

 (Continua)

BUON 2007

openmind | 01 Gennaio, 2007 17:27

 BUON 2007 A TUTT*

CHE L'ANNO NUOVO PORTI TANTA GAIA FELICITA' e  PACE

TANTA LAICITA'

TANTI DIRITTI

TANTO GLBTQ

TANTO ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO

 

 


 

Ex Stazione Termini

openmind | 31 Dicembre, 2006 16:19

COMUNICATO STAMPA
ASSEMBLEA DELLE ASSOCIAZIONI LAICHE ROMANE
La pretesa di intitolare al
papa Giovanni Paolo II la stazione centrale "Termini" della capitale
della Repubblica italiana non è che il culmine del confessionalismo
istituzionale. La decisione è stata assunta con un colpo di mano
antidemocratico, non trasparente, in periodo di silenzio-stampa,
nonostante fosse stata già precedentemente contestata da migliaia di
cittadini e da centinaia di associazioni italiane ed estere. Il sindaco
Veltroni ha così negato il carattere laico delle istituzioni e il profondo pluralismo culturale, politico e religioso della società in cui viviamo. Ha perduto il rispetto per ogni convinzione che non sia quella cattolica. Riteniamo che, quanto meno, decisioni destinate a segnare a tempo indeterminato il volto di Roma dovrebbero essere prese
senza demagogia e senza opportunismo.

 

 (Continua)

«Un’evoluzione per essere me stessa»

openmind | 30 Dicembre, 2006 17:32

 

«Sono nata donna in un corpo da uomo. Nella pre-adolescenza le prime sensazioni: non condividevo come i miei coetanei si rapportavano con l’universo femminile. Ho incominciato a vivere quello che per me sarebbe divenuto un insostenibile paradosso: socialmente ero un uomo, intimamente ero una donna. Disforia di genere il termine medico. In pratica, una situazione conflittuale e dolorosa, con crisi ricorrenti, legate al mio desiderio di assumere integralmente la mia identità. All’epoca, raccogliere informazioni sui problemi d’identità era un’impresa ardua perché tutti brancolavano nel buio. Era poi difficile entrare in contatto con chi viveva un caso analogo al mio. L’avvento di Internet è stato un aiuto: grazie a questo bagaglio di dati ed esperienze il mio desiderio ha avuto un orizzonte dove muoversi, confortato anche dagli importanti progressi medici e chirurgici. Ad un certo punto, circa una decina di anni fa, cambiare non fu piú una scelta, ma divenne un’impellenza, una necessità, un imperativo. La mia unica possibilità per continuare a vivere. E cosí iniziai il lungo cammino per riappropriarmi di me stessa fino in fondo: psicoterapia, terapia ormonale, test di vita reale, interventi di chirurgia estetica, vaginoplastica (condizione indispensabile in Svizzera per essere donna anche anagraficamente). Un percorso irto di ostacoli e costellato di delusioni. E anche duro perché all’esterno viene percepito come una rottura, una sfasatura, mentre io l’ho vissuto come un’evoluzione verso l’assunzione completa di me stessa. La vera scelta è la sfida di continuare a svolgere lo stesso lavoro, nell’identico ambiente e di continuare a vivere nel medesimo luogo. Come donna».

http://www.cooperazione.ch/index.cfm?Buongiorno%20futuro&pub=1&rub=2&id=26155 

Chiusura GAY.TV

openmind | 29 Dicembre, 2006 16:11

 
La chiusura di Gay.tv, il primo esempio di canale televisivo italiano dedicato ai temi 
gay, rappresenta un impoverimento per la televisione italiana e per la
comunità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender)”. Queste le parole del segretario nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, all’
annuncio della fine delle trasmissioni dell’emittente, il prossimo 31
gennaio. “La penuria di investimenti pubblicitari – continua Mancuso -
è l’ennesimo segnale di arretratezza dell’Italia sulla questione
omosessuale, che si unisce al ritardo politico sulla parità dei diritti
e alla propensione di lesbiche e gay italiani a nascondere il proprio
orientamento sessuale, molto più che in altri paesi dell’Europa e del
Nord America.“Con Gay.tv si spegne una voce indipendente e appassionata
della comunità lgbt italiana, di indiscussa qualità e capace di parlare
ad un pubblico gay ed eterosessuale. Per anni ha contribuito a ridurre
l’isolamento di tante persone omosessuali lontane dai grandi centri
metropolitani, e a costruire una comunità lgbt nazionale più
consapevole e coesa.“Ci auguriamo che il patrimonio di competenze e
professionalità maturato in seno all’emittente non vada disperso e
possa invece fecondare ed arricchire il panorama televisivo e
multimediale italiano”.

Troppe feste, troppo chiasso per sentire il lamento della Somalia

openmind | 28 Dicembre, 2006 15:53

La Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo: il 43,2% della popolazione vive con meno di $1 al giorno e il tasso di mortalità infantile ha raggiunto il livello impressionante del 22%.
La Somalia è il paese con il più basso PIL, il più basso tasso di alfabetizzazione degli adulti (il tasso di iscrizione alla scuola elementare è sceso al 17%).
Questa è la catastrofica realtà di questo Paese dimenticato dagli uomini da Dio e dai mass-media.
Le Nazioni Unite, solo qualche giorno fa decideva di inviare una forza africana di interposizione, in realtà, il via libera al dittatore di Adis Abeba di attaccare le “Corti Islamiche”.
Lasciata al suo “destino” negli ultimi dieci anni, negli ultimi due è stata messa nelle mani dei “Signori della guerra”.
Un gruppo di capi clan con il solo compito di gestire i traffici illeciti di armi, di droga e di ricattare tutta la popolazione.
Proprio nel maggio di questo anno, l’ONU, attraverso un suo responsabile, il sig. Bruno Schiemsky, denunciava il coinvolgimento di Etiopia, Yemen, Gibuti, Arabia Saudita e Italia, come responsabili di un traffico di armi in favore dei signori della guerra (gli USA pretesero e ottennero di essere cancellati da quell’elenco).

 (Continua)
 
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