la storia di Thomas Beatie, transgender al quinto mese di gravidanza
openmind | 29 Marzo, 2008 09:23
«quando mia figlia nascerà io sarò il padre»
Era una donna, ora è un trans "incinto"
Dall'Oregon l'incredibile storia di Thomas Beatie, transgender al quinto mese di gravidanza
Thomas Beatie (da The Advocate)
OREGON (Stati Uniti) - L'incredibile storia che
arriva dagli Stati Uniti ricorda vagamente il film «Junior» con Arnold
Schwarzenegger e Danny DeVito, dove il primo rimane "incinto" a causa
di un eccezionale quanto fantascientifico esperimento di fecondazione
artificiale. Thomas Beatie dell'Oregon è però un transessuale, ora al
quinto mese di gravidanza, e sarà il primo uomo a partorire, scrive la
stampa Usa.
«LA GRAVIDANZA? È UNA SENSAZIONE INCREDIBILE» - Oggi la coppia
piuttosto che adottare un bambino ha deciso di concepirne uno: «Sono
transgender, legalmente uomo e sposato con Nancy», dichiara Thomas,
dalle pagine della rivista americana. E la voglia di un bambino è stata
più forte di tutti gli ostacoli che gli si sono presentati davanti:
«Quando abbiamo deciso di avere un figlio, i nostri familiari sono
rimasti choccati mentre molti medici ci hanno respinto. Per i vicini
eravamo una coppia normale, ora non lo siamo più», dice, sostenendo che
«desiderare un figlio non è una prerogativa femminile, ma fa parte
dell'essere umano». Poi, un anno fa, con l'aiuto di un'inseminazione
domestica (la gravidanza è stata resa possibile grazie ad una banca del
seme, presso la quale la coppia ha acquistato alcune fialette di
sperma) ecco reso possibile quello che per molti sembrava impossibile:
«La gravidanza è una sensazione incredibile. Nonostante la mia pancia
cresca giorno dopo giorno, io mi sento uomo e quando mia figlia
nascerà, io sarò il padre e Nancy la madre». Il lieto evento è previsto
per il mese di luglio.
Obbligatorio farla girare
Scandaloso e vergognoso è veramente dire poco!!!
La
scelta della data del 13 aprile, per il voto in alternativa a quella
del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6
aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non
avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal
Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo,
acquisiranno la pensione. ''E poi parlano di voler fare l'election day
per ridurre i costi della politica - ironizza - Ben altri saranno i
costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma
anche per il messaggio dato al Paese, perchè questo è il tipico esempio
di come fatta la legge viene subito trovato l'inganno''.
MORALE
DELLA FAVOLA 300.000.000 (sì avete letto bene: TRECENTOMILIONI,
chiaramente di € uro) DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO POCHISSIMI
MESI SENZA FAR NULLA HANNO GIA' LA PENSIONE ED E' DI PLATINO (ALLA
FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI LAVORO PER MANGIARE
RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA A TERRA NEI MERCATI).
FATE GIRARE QUESTE INFORMAZIONI, TUTTI DEVONO SAPERE !!!
I tg corrotti E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLO INTERNET PERMETTE DI CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA
Portogallo
La transfobia uccide ancora:
Chiamata internazionale per la mobilitazione! Documento dell'organizzazione: Panteras Rosas - Portogallo
traduzione a cura di AzioneTrans
Due anni dopo il brutale
assassinio di Gisberta ad Oporto, un’altra donna transessuale è stata
uccisa e il suo corpo è stato abbandonato il mese scorso in una
discarica di detriti nell’area intorno a Lisbona.
Altri crimini sono seguiti ed hanno
sconvolto il paese. L’aumento delle violenze non è una scusa per
nascondere né il nome delle vittime, né la natura di questi crimini.
Questo è il caso di Luna, 42 anni, parzialmente sorda, di origini
brasiliane, residente e dedita alla prostituzione da molti anni a
Lisbona, nell’area Conde de Redondo.
Due anni dopo Gisberta, le persone
transessuali sono nuovamente il bersaglio delll’odio e vittime di una
violenza basata sul pregiudizio e l’ignoranza. Su questo crimine si sta
investigando sotto segreto istruttorio e ciò non ci consente di sapere
molto riguardo le circostanze e le motivazioni del delitto; speriamo
che gli investigatori della Polizia possano darci risposte.
In ogni caso sappiamo che la
transfobia uccide e che le persone trans sono più esposte alla violenza
rispetto agli altri. Sappiamo che la prostituzione è spesso un lavoro
per chi non ha altro modo avere soldi per vivere e quanto sia difficile
avere un genere sessuale differente da quello che il proprio corpo
sembra suggerire. Sappiamo che il pregiudizio e la discriminazione sono
dilaganti, che l’ignoranza porta all’odio e genera violenza. Sappiamo
che lo Stato, la società, tutti noi, abbiamo delle responsabilità verso
le vittime e principalmente verso quelle persone in cui la lotta per la
sopravvivenza coesiste con la paura ed i rischi che la originano.
Luna è nata donna sebbene il suo corpo
suggerisse altro; il suo corpo maschile non marcava la sua identità. E’
stata seguita presso l’Ospedale di Santa Maria da un team
multidisciplinare che aiuta le persone trans a cambiare i loro corpi;
Aveva progetti, speranze e frustrazioni, esattamente come chiunque di
noi. Era cara ad alcune persone e forse sperava di tornare in Brasile
dove vive la sua famiglia. Luna era una donna che lottava contro molti
ostacoli e - secondo quanto riportato dai giornali - è morta dopo
grandi violenze, forse alimentate da odio, pregiudizio ed ignoranza. Il
suo corpo è stato abbandonato in una discarica, nascosto fra macerie e
polvere, come fosse spazzatura, come se la sua vita non avesse diritto
di essere vissuta.
Come altre potenziali vittime, le
persone transessuali necessitano di una protezione che garantisca loro
pari opportunità e la possibilità di una vita dignitosa. Hanno bisogno,
come chiunque, di essere in grado di esercitare i propri diritti sullo
sviluppo della propria personalità e sull’autodeterminazione – di
essere messe in grado di scegliere il proprio nome; non hanno bisogno
(nessuno ce l’ha!) di documenti identificativi che insistano nel
ribadire criteri così privi di significato reale come il “sesso” (anche
se identificato soltanto dal “nome”) e di mettere una donna
transessuale, ad esempio, in una cella di detenzione maschile. Le
persone trans hanno bisogno di essere viste come persone con diritti e
doveri, non di più e non di meno, di chiunque altro.
Le persone
trans in Portogallo hanno bisogno di essere mostrate pedagogicamente
con una visibilità che vada oltre la prostituzione o i locali notturni.
Ed il Portogallo ha bisogno di vedere queste persone vivere senza
pregiudizi e paure.
L’Identità di Genere è una materia su
cui lo Stato avrebbe già dovuto legiferare; questo ritardo aggrava la
qualità di vita (o di sopravvivenza) di molte persone trans. Quando
arriverà il momento di una legge che permetta un reale esercizio dei
diritti civili per le persone transessuali e transgender? Quando
arriverà una legislazione che superi il conservatorismo retrogrado di
molti politici e ponga fine a queste grette restrizioni di diritti?
Quando avremo una legge che fermi chi si nutre quotidianamente della
violenza contro queste persone? Quando avremo una legge che prenda in
considerazione in modo chiaro la transfobia come un’aggravante contro
le discriminazioni, le molestie e la violenza? Quando riceveremo un
impegno serio che cerchi di porre fine a casi come quello di Gisberta e
Luna, uccise a causa dell’odio transfobico? Quando, le forze di
polizia, riceveranno più risorse umane ed una migliore coscienza civile
e insegnamento tecnico? Quando il permanente atteggiamento aggressivo
delle forze di polizia sarà sostituito da un approccio cooperativo?
Le Pantere Rosa – Fronte di lotta
contro la OmoLesboBiTransfobia – riaffermano il proprio impegno nella
lotta contro la transfobia in tutte le sue forme e porta il proprio
tributo a Luna, prostituta nella nostra città, donna perché altro non è!
Lisbona, 13 marzo 2008
Proposta per una mobilitazione internazionale: 24, 25 o 26 marzo.
Sarà tenuta una veglia, con caldle light, in memoria di Luna e di tutte le altre persone trans vittime della transfobia.
Potrà essere fatta da molti gruppi, piccoli o grandi nel numero più ampio possibile di città (grandi o piccole).
Con striscioni, davanti ai consolati o
alle ambasciate portoghesi, dove ve ne sono. Nelle altre città nelle
piazze di fronte a ministeri europei, ospedali psichiatrici o in ogni
altro posto che contribuisce allo sviluppo della transfobia.
Suggeriamo i seguenti slogan:
Luna, trans di 42 anni, prostituta, assassinata a Lisbona.
Quante volte in più una persona trans rischia statisticamente di essere vittima di violenza in confronto a te? E assassinata?
In accordo con il contesto di ogni Paese, suggeriamo la frase:
Stop alle leggi transfobiche. Quanto ancora per una legge contro la transfobia?
O per le nazioni che non hanno inserito la transfobia nelle proprie leggi:
Quanto dobbiamo aspettare ancora per una legge contro la transfobia?
Questo non è un caso specificatamente
portoghese, ha una valenza internazionale e ogni sforzo per una
manifestazione dovrebbe essere fatto insieme.
(In termini pratici,
dovrebbe essere più semplice organizzare piccoli gruppi in posti
differenti invece che chiamare la gente a mobilitarsi presso le
ambasciate portoghesi che sono concentrate nelle capitali).
Vi chiediamo di pubblicizzare questa
iniziativa, di partecipare in grande numero e di inviare testimonianze,
foto, articoli, ecc. a panteras.lisboa@gmail.com
I media danno forza alla transfobia
Dopo il recente omicidio di un’altra
donna transessuale, Luna, avvenuto alla periferia di Lisbona, i media
si sono concentrati sugli aspetti fisici delle vittime con modalità
sensazionalistiche – rendendo questo aspetto più importante
dell’omicidio stesso. Poche parole sull’assassinio seguite – come fosse
una naturale e chiara spiegazione delle cause del crimine –da
dettagliate e insistite descrizioni sull’inusuale aspetto fisico delle
vittime. Per i media è diventato più importante l’aspetto fisico delle
vittime al punto da porre l’omicidio sullo sfondo.
Sono state usate parole – a seconda
dello sforzo (o meno) di non apparire transfobici – di una transessuale
con il corpo di uomo (un pudico modo per dire “con il pene”), di un
uomo vestito in abiti femminili, o di un travestito con il seno. Alcuni
hanno anche parlato di omofobia.
Le foto mostrate accanto a questi
articoli rendono la vittima come una mostruosità da esporre alla
morbosa curiosità del pubblico, senza alcun rispetto del genere o
dell’intimità del suo corpo, dando la sensazione che sia quasi (o
talvolta perfettamente) normale che queste persone vengano uccise.
Un’altra
immagine che viene veicolata con queste modalità è che l’essere trans è
un desiderio di ingannare “il mondo” usando un “camuffamento”
particolarmente ben riuscito per dare un immagine ingannevole
sull’essere uomini o donne. E se essi truffano il mondo è ovviamente
naturale che le persone truffate reagiscano.
Questo modo di esprimersi dei media è,
sfortunatamente, lontano dall’essere utilizzato solo per gli omicidi –
ma lo è in quasi tutte le reti tv, articoli o interviste su soggetti
trans.
I media portoghesi, senza eccezione,
seguono questa linea anche nella descrizione delle situazioni di
precarietà delle persone trans – se è prostituta, drogata,
sieropositiva, senza documenti, senza casa – come se queste modalità di
vita fossero una scelta delle vittime, e nascondendo il fatto che è la
transfobia a generare questa precarietà, e presentando come scandalosa,
non solo la “scelta” di essere trans, ma anche la scelta dello stile di
vita, facendo passare le vittime come persone shockanti ed immorali e
continuando in questo modo a promuovere la transfobia, la precarietà
della vita delle trans, ed il fatto che loro continuino ad essere fra
le persone che più soffrono di violenze e aggressioni. La presenza
delle persone trans nelle liste dei Centri di Salute Mentale, spesso
offre una sorta di legittimità ai media quando si esprimono sulle
persone trans dando credito alla corporazione medica, rinforzando cosi
l’idea che il mondo di una persona trans non abbia un suo proprio
valore in sé.
Roma Ladrona: sapevate che fu la Lega a volere questo sistema di 'rimborsi elettorali'? Da far girare. Grazie.
Proprio chi urla "Roma Ladrona" ha voluto l'attuale legge sul 'rimborso elettorale'…. lo sapevate?
Invio il Comunicato Stampa che segue (con
invito a diffonderlo il più possibile) perché in questo periodo di
"antipolitica", è bene che ogni cittadino "conosca per deliberare". La
legge sul rimborso elettorale ai partiti, che permette agli stessi di
ricevere per 5 anni le quote complessive di denaro, indipendentemente
dallo scioglimento anticipato delle Camere (anche se si va a votare i
partiti percepiranno fino al 2011 il rimborso determinatosi dalle
scorse politiche al quale si aggiungerà quello delle prossime elezioni
del 13-14 aprile), è stata voluta da un leghista di nome Balocchi,
all'epoca tesoriere del partito del carroccio. Proprio il partito che
urla sempre e ovunque "Roma ladrona!", fa sborsare oggi allo Stato
circa 300 milioni di Euro (cifra che aumenterà ancora di piu' ad ogni
elezione anticipata). E ora ce lo ritroviamo candidato della Lega
(sempre quella della Roma Ladrona) al n.2 in Liguria.
E pensare che ti urlano pure che "la gente non ne può più".... e noi non ne possiamo più di questa presa per i fondelli!
Domenica scorsa su La7 (che rimane la più coraggiosa delle tv generaliste) durante il programma "The Italian Job" è andato in onda un servizio che avrebbe dovuto far parlare, scioccare, indignare. E che invece ha avuto pochissima risonanza; napoligaypress ha avuto la prontezza di parlarne subito, ma in pochi poi l'hanno seguito.
Nel servizio, il conduttore del programma, Paolo Calabresi, finge di essere Joseph Nicolosi, il promotore della terapia riparativa, che afferma ad esempio quanto segue: "L'omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall'infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso. In altre parole: per il ragazzo che non ha avuto una connessione emotiva con il padre, e per la ragazza che non ha avuto attenzione emotiva da parte della madre, questo può indurli a
sviluppare un sintomo di attrazione verso il proprio sesso, o omosessualità."
E ancora afferma: "Io non penso che l'omosessualità sia normale. La popolazione omosessuale è circa il 2 %, 1.5 - 2 %. Perciò statisticamente non è "normale" nel senso che non è molto diffusa. Oltre a questo, non è nemmeno normale in termini di *natural design*"
Calabresi, così truccato si fa ricevere in Vaticano da un Monsignore. Seguono discorsi raccapriccianti sulla "malattia" omosessualità, sulle sue cure (che devono essere imposte ai ragazzi se i genitori le chiedono, anche contro la loro volontà). Discutono sull'opportunità o meno di divulgare pubblicamente le loro teorie e terapie, concordando sul fatto che è meglio farlo ma in silenzio, senza troppo clamore; e passando quasi per dei poveretti vessati dall'attuale società e dalla lobby gay (?). Infine si rallegrano del fatto che non è passata la norma sulle discriminazioni omofobiche, così che si possano chiamare i gay "col loro vero nome".
GUARDA IL VIDEO QUI
Il servizio è agghiacciante. E il fatto che nessuno grido si è alzato è la dimostrazione di come la terapia riparativa la stiano attuando da tempo. Quando non si va al Pride perché ci sono le telecamere, quando ci si inventa la ragazza con i colleghi, quando non si risponde alla battuta offensiva sui froci, quando non ci si rivela ai genitori perché per loro sarebbe un dispiacere enorme (è dare un dispiacere dire di amare?), quando non si scende in strada a urlare le nostre ragioni per "pigrizia", tutti questi momenti mancati dimostrano quanto ci stanno abituando all'idea di essere realmente malati, non degni di vivere la nostra realtà emozionale, la nostra natura affettiva, amorosa e sessuale. Qualcuno lo afferma apertamente (la Binetti ce lo dice in faccia); qualcun'altro più ipocritamente dice di portarci rispetto ma poi ci definisce un'aberrazione (Casini, ma anche Bindi, Veltroni ecc...); la Chiesa lo fa ogni ogni giorno dicendo che le nostre non sono famiglie (per poi più subdolamente trovare altre forme di vie "ri-educative", come si evince dal filmato) e che le uniche chance che abbiamo per essere accettati è farsi "curare" o almeno praticare l'astinenza (ovvio, no? il male vero è il sesso).
Per fortuna i fallimenti di tale terapia sono molti come dimostra il video tradotto da Andreas Martini:
Ma sappiamo bene come questo clima omofobico (e con questo non intendo le violenze fisiche più o meno forti ai danni dei gay, ma il fardello dell'omofobia interiorizzata che tutti, anche i più disinvolti, si portano appresso) faccia sì che siamo sempre in pochi a lottare, a dire la nostra, a non chinare il capo, a mostrarci in viso.
Cosa fare allora? Continuare a scrivere sui nostri blog, commentare e basta? A sostenere e votare il candidato meno peggio? Possibile che non si possa fare altro? A mio avviso il solo approccio politico a tavolino ha fallito per la lotta glbt, lo vediamo dalla situazione disastrosa attorno a noi. Credo sia ora di scendere in piazza, di recuperare i sentimenti che hanno animato le femministe negli anni '70 (sarà da non perdere il documentario "Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi di prossima uscita), di protestare sempre e comunque.
Lunedì sera si è tenuta a Roma la conferenza "Laico è cattolico. Quando è la chiesa in prima linea" presieduta da Tonino Cantelmi, fautore della terapia riparatrice in Italia e presidente dell'"Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici". Tra gli ospiti, immancabile, la Binetti. Queerway ci è andato e ha riferito della loro volontà di costituire (come se già non ci fosse) una lobby cattolica trasversale ad ogni partito politico. Ecco: quella è stata un'occasione mancata per noi, avremmo dovuto andare a contestarli, a fare azione di disturbo.
Cercherò per quel che mi riguarda di organizzare tali azioni in futuro. Vorrei che altri si sentissero pronti ad unirsi. Vorrei che GayToday servisse anche a questo: non solo scambiarci idee, opinioni e critiche, ognuno dal suo pc a casa, ma anche ad istituire una rete solida fra noi per lottare uniti in strada.
Come dite? Non servirebbe a nulla? Forse. Ma restare a capo chino serve a qualcosa?
Qualcuno si dirà contrario a tali manifestazioni, dicendo di non voler lottare "contro", ma "per". Sbaglia: questa è una guerra, iniziata da tempo. Noi siamo suoi prigionieri. E neanche ce ne rendiamo conto.