GAY, IRAN: ALTRI DUE RAGAZZI A RISCHIO IMPICCAGIONE. E PEGAH EMAMBAKHSH DI NUOVO IN PERICOLO NEL REGNO UNITO
GRUPPO EVERYONE: AVVIATA PETIZIONE INTERNAZIONALE. INTERPELLATE LE NAZIONI UNITE
ARRESTATI
IL 23 GENNAIO, I DUE RAGAZZI, DI 18 E 19 ANNI, HANNO AMMESSO DI AMARSI.
L'ACCUSA E' MOHAREB, "NEMICI DI ALLAH", PER LA QUALE E' PREVISTA, COME
PER IL REATO DI "LAVAT" (SODOMIA), LA PENA DI MORTE.
INTANTO,
DAL REGNO UNITO GIUNGONO NOTIZIE POCO CONFORTANTI ANCHE PER LA
RIFUGIATA LESBICA PEGAH EMAMBAKHSH: LA CORTE D'APPELLO SAREBBE
INTENZIONATA A CONSEGNARLA AL BOIA
Si chiamano Hamzeh
Chavi e Loghman Hamzehpour e sono una giovanissima coppia gay iraniana
(18 e 19 anni); entrambi sono stati arrestati mercoledì scorso, il 23
gennaio, a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. A darne notizia il
giornalista, vice-direttore di AKI – ADN Kronos Internatonal, Ahmad
Rafat, membro del Gruppo EveryOne. "Le autorità usano metodi di tortura
fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che
cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di
avere una relazione sentimentale" raccontano Rafat e i leader di
EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.
La
loro confessione dei due adolescenti è bastata perché il tribunale
islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il
reato di chi è "nemico di Allah" e lavat, sodomia. Il codice penale
iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati
"nemici di Allah".
Appena del 5 dicembre scorso è il barbaro
assassinio del ventunenne Makwan Moloudzadeh, accusato di "lavat",
avvenuto nella prigione di Kermanshah sotto l'incredulità e lo sdegno
internazionale, proprio mentre EveryOne portava avanti la "campagna per
la vita in Iran" e il giovane diveniva un simbolo mondiale del martirio
di tanti innocenti, vittime di un regime spietato.
"Il popolo
iraniano per la maggior parte è contrario all'orrore delle condanne a
morte e alla lapidazione" dichiarano Malini, Pegoraro e Picciau. "Solo
pochi fondamentalisti ritengono che tortura e fustigazione siano
strumenti leciti. I movimenti clandestini per i diritti umani si
battono con eroismo contro queste pratiche barbariche" continuano "e a
rischio delle loro vite cercano di costruire un Iran migliore, in cui
le minoranze siano rispettate e la vita umana torni a essere un valore".
Ma
le sorti non sono migliori per Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana
rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato
l'asilo come rifugiata, salita alla ribalta della cronaca. Pegah, a
seguito di una campagna internazionale condotta dal Gruppo EveryOne con
la collaborazione di organizzazioni e associazioni per i diritti umani
e civili, ha potuto evitare la deportazione in Iran (dove
l'attenderebbe la pena di morte), presentando istanza alla Corte
d'Appello britannica. ll Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco
confortanti dal Regno Unito, dove la stessa Corte è orientata a non
concedere asilo all'iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni
internazionali. "Pegah è annientata dall'atteggiamento del governo
inglese e ci ha comunicato di essere stanca di lottare, di non voler
più apparire sulle pagine dei giornali" spiegano i leader di EveryOne.
"Dobbiamo rispettare la volontà di Pegah, ma dobbiamo essere pronti a
dire no al governo del Regno Unito, che ha abbandonato la via del
rispetto dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei rifugiati.
Dobbiamo essere pronti" concludono gli attivisti "a sollevare un coro
di proteste, in tutto il mondo, per fermare la mano del boia e dei suoi
complici".
Il Gruppo EveryOne ha avviato
una petizione internazionale
sui due casi, per i quali sono stati interpellati anche l'Alto
Commissario per i Diritti Umani dell'ONU Louise Arbour, l'Alto
Commissario per i Rifugiati António Guterres e il Segretario Generale
delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
EveryOne chiede a tutti i
sottoscrittori di inviare e-mail e fax di protesta alle ambasciate
iraniane, in Italia e a all'estero, nonché al governo britannico (per
gridare no alla criminale deportazione di Pegah e di tanti altri
profughi innocenti) e al regime iraniano di Amadhinejad.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-8429527 - matteo.pegoraro@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com