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openmind | 25 Dicembre, 2007 13:11
L'articolo che pubblico, prendendolo dal sito di Liberazione,
è oltre che molto interessante, un bellissimo esempio di quel
giornalismo d'inchiesta che in Italia si comincia finalmente a rifare.
Consiglio a tutti gli anellidi una lettura attenta e anche una
rilettura, benché il pezzo non sia breve. Davide Varì sa metterci del
talento nel suo scritto, e questo articolo rimarrà secondo me nella
storia del giornalismo d'inchiesta italiano. Ho provveduto a mettere in
grassetto le parti più significative dell'inchiesta. Termino questa
brevissima prefazione con una banale nota linguistica: questi
preti, questi guaritori, si esprimono con termini tipici del mondo
omosessuale, che di solito non sono usati, perché non noti, da parte di
chi è eterosessuale. Alle fine dell'inchiesta penso si possa evincere che questi cattolici integralisti che cercano di guarire dall'omosessualità non sono riusciti a guarire nemmeno se stessi.
Sei gay? Vieni da noi, ti curiamo...
Diario di sei mesi in terapia
di Davide Varì
L'appuntamento è con Don Giacomo nella sede delle edizioni Paoline
poco lontano dalla Garbatella, ex quartiere popolare di Roma. Un
incontro per definire tempi e modi del mio ingresso in un gruppo
terapeutico per guarire dall'omosessualità. Un appuntamento sudato: i sedicenti guaritori di gay, almeno in Italia, non vogliono troppa pubblicità. Per rintracciare quello italiano ho dovuto chiamare un gruppo omologo svizzero che mi ha girato la sede milanese di "Obiettivo Chaire",
un'associazione ultracattolica che organizza, sì, incontri terapeutici,
ma soltanto a Milano. Alla fine mi indicano Don Giacomo qui a Roma, un
giovane prelato che, dicono loro, può aiutarmi. E ora, dopo quel lungo
peregrinare, ci sono: finalmente sono di fronte allo studio di Don
Giacomo. La prima tappa del mio percorso di "guarigione". Un
percorso durato circa sei mesi nei quali mi sono ritrovato immerso in
un mondo parallelo fatto di reticenze, mezze verità, ambiguità e strane
alleanze tra ambienti del Vaticano e alcuni gruppi di psicologi guidati
dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore
dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente
di psicologia all'Università Gregoriana.
Ma prima c'è don
Giacomo, il primo livello di valutazione della "gravità del paziente"
spetta infatti a lui, a un rappresentante della Chiesa cattolica. Don
Giacomo è gentile. Dopo vari colloqui telefonici nei quali, con molta
discrezione e molto tatto, mi chiede i motivi che mi spingono verso
questa terapia, arriva il momento dell'incontro. Dopo una breve
presentazione, inizia il colloquio vero e proprio.
Le domande fondamentali sono due o tre: quanti rapporti omosessuali ho consumato, con quale frequenza e le sensazioni che ho provato. Gli
racconto quasi tutta la verità, tutta tranne il fatto che sono un
giornalista e che non sono omosessuale. Gli dico che sono sposato, che
ho un bambina e butto lì un paio di esperienze omosessuali legate alla
mia adolescenza e la preoccupazione che quelle esperienze possano
tornare a galla e rovinare il mio matrimonio. Don Giacomo ascolta con
partecipazione. Poi inizia il lavoro d'indagine per capire le ragioni
della mia omosessualità. Mi chiede dei miei genitori, del rapporto con
mia madre - rispetto alla quale tiro fuori un bel conflitto. Fa sempre
bene, penso: ai preti e agli psicologi piace - gli racconto del ruolo
marginale di mio padre, dei rapporti sessuali con mia moglie, le
relazioni interpersonali e così via. Una scannerizzazione superficiale
ma completa del mio vissuto.
Poi la domanda: «Quando è stata la
prima volta, Davide», mi chiede Don Giacomo. Gli racconto di un mio
compagno di liceo, di tale Luca, col quale ero molto amico e di come
quell'amicizia, col tempo e in modo del tutto inaspettato, si fosse
trasformata in relazione sessuale. Don Giacomo ascolta con attenzione e
partecipazione. Mi vede provato e cambia discorso: «Credi in Dio?» mi
chiede. Io rispondo che provengo da una famiglia molto religiosa ma che
no, non ho mai praticato. Ma ultimamente, aggiungo, sento rinascere in
me qualcosa di diverso. È il momento più delicato, il momento in cui
bisogna scegliere se andare fino in fondo passando sopra le sincere
convinzioni religiose di Don Giacomo, oppure finirla lì e andarsene. (Continua)
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