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Festa nel lager naziskin a Dachau

openmind | 18 Ottobre, 2007 16:58

 

 

Festa nel lager naziskin a Dachau
di Paolo Tessadri

Giovani da Bolzano nei campi di concentramento SS, per gridare ‘Sieg heil’.

O per farsi ritrarre con l’accendino sotto le immagini delle sinagoghe bruciate.

In esclusiva le foto del ‘turismo dell’Olocausto’

Nazi altoatesini davanti a una lapide
Sono l’avanguardia dell’orrore, quella capace di superare ogni limite.

Nazisti pronti all’insulto più estremo, all’oltraggio di qualunque memoria.

Eccoli, fare il saluto hitleriano davanti al cippo che ricorda il forno crematorio di Dachau.

Mettersi in posa compiaciuti accanto a quella scritta agghiacciante ‘Arbeit macht frei’

sul cancello che migliaia di ebrei hanno varcato una sola volta.

Poi mostrare le loro magliette con le machine-pistol usate dai guardiani per abbattere

chi non obbediva ciecamente agli ordini. E sfoggiare le t-shirt con la sagoma

delle SS davanti al monumento ispirato dall’intreccio dei corpi scheletrici nelle

osse comuni. Istantanee di una gita che incenerisce i confini della decenza,

scattate per renderle oggetto di culto tra i camerati, come per dimostrare

un primato ideologico: avere inneggiato al führer del Terzo Reich nel luogo

dove l’Olocausto venne concepito. Dachau, a pochi chilometri da Monaco

di Baviera, è il primo lager, quello in cui furono rinchiusi gli ebrei catturati

nella ‘Notte dei cristalli’ e gli oppositori del regime, quello usato per

sperimentare il genocidio.

Le foto che ‘L’espresso’ pubblica in esclusiva sono state sequestrate

dai carabinieri del Ros di Bolzano durante un’inchiesta sui naziskin

altoatesini. Erano conservate da alcune delle persone ritratte,

che le esibivano con orgoglio ai loro accoliti. I sette camerati

ripresi nelle immagini hanno patteggiato condanne comprese

tra 12 e 30 mesi di carcere: l’ultima sentenza risale

a poche settimane fa. Ma ai fini della pena questo reportage

incredibile non ha avuto effetti: per il codice penale italiano

il turismo dello sterminio non ha rilevanza. Nemmeno la legge Mancino,

quella creata nel 1991 per porre freno all’ondata montante di razzismo,

ha ipotizzato un tale baratro di disprezzo. Il procuratore capo

Cuno Tarfusser e il pm Axel Bisignano nel sostenere l’accusa

contro la banda di gitanti a Dachau non hanno potuto

far pesare quello sfregio alla Memoria.

Eppure il fenomeno dei tour nazisti è in crescita costante:

dai luoghi hitleriani classici si passa sempre più spesso a incursioni antisemite.

Che precipitano dalla goliardia alla vergogna.

Come definire altrimenti la foto, sequestrata dal Ros nella

stessa operazione, che ritrae i due naziskin con l’accendino

in mano sotto la lapide che ricorda la prima sinagoga incendiata

in Germania durante la ‘Notte dei cristalli’? In quella vacanza

a Potsdam, in Brandeburgo, nel luogo del primo assalto delle camicie

brune, la formazione è la stessa. Sono sette italiani dell’Alto Adige,

inquadrati come militari, capeggiati dal ‘comandante’ Armin Sölva

e dal suo vice Christoph Andergassen. Hanno dai 18 ai 26 anni e nonostante

le sentenze restano a piede libero.

L’organizzazione di Sölva e Andergassen è la Südtiroler Kameradschaftsring

per la lotta di liberazione del Sudtirolo, con tanto di statuto messo nero

su bianco: tra gli obiettivi, l’istigazione all’odio razziale e la venerazione

di Hitler e ai suoi gerarchi. Una fede malvagia celebrata, secondo i risultati

delle indagini, con minacce, pestaggi e devastazioni. Che li trasforma nell’avanguardia

di una rete nera che attraversa l’Europa e che vede sfilare fianco a fianco

camerati di ogni paese, spesso divisi da questioni etniche, come accade tra

sudtirolesi e italiani, ma pronti a fare fronte comune con il braccio teso.

Identici gli slogan, testimoniati anche dalle magliette indossate nel lager

bavarese. In una foto si vede Armin Sölva inginocchiato, mani giunte in atto di ringraziamento per lo sterminio, nella cappella che ricorda i 3 mila sacerdoti cattolici deportati.

In un’altra, due camerati entrano nell’edificio centrale del campo dove è allestita

la mostra sul Terzo Reich e in tenuta da skinheads posano sorridenti davanti alla grande scritta SS.

Altri due compaiono vicini a una celebre frase della propaganda del Reich: ‘Unsere Letzte Hoffung. Hitler’ (la nostra ultima speranza: Hitler). Indossano t-shirt con l’immagine di un soldato tedesco e di supporter di estrema destra, sempre dentro il campo di Dachau. Poi di spalle, piegati, con l’immagine di un mitragliatore su una t-shirt e sull’altra la scritta ‘Siamo dei criminali convinti’, spingono giù il cippo di marmo eretto dove sorgevano i forni crematori. In un’altra immagine due del gruppo si mettono davanti al muro di cinta, sono ai lati di un cartello che indica la linea oltre la quale le guardie sparavano sui deportati:
si immedesimano negli aguzzini degli ebrei.

Il lager, un monumento che dovrebbe essere tutelato in nome dell’intera umanità, appare incustodito. Nessuno ferma questi giovani altoatesini dal look inconfondibile. Si sono mossi indisturbati per ore, padroni del campo di sterminio dove non è stato nemmeno possibile stabilire un bilancio del massacro: dei 206 mila reclusi registrati, almeno 43 mila persero la vita. Ma si ritiene che molti deportati non venissero segnati nella contabilità del genocidio e che negli ultimi mesi del 1945 malattie e denutrizione fossero più letali delle SS: gli americani scoprirono 39 vagoni ferroviari colmi di cadaveri spettrali. Un inferno, che adesso serve come fondale per le foto-trofeo dei ‘figli del Führer’.

Le trasferte in Germania e in Austria del gruppo altoatesino non servono solo per il turismo dell’orrore: sono fondamentali per consolidare i legami con le altre formazioni di estrema destra. I carabinieri dei Ros hanno infatti scoperto rapporti con almeno tre gruppi tedeschi e due austriaci con sede a Innsbruck, Vienna, Linz, Dresda, Berlino, Monaco e Norimberga. In una foto Sölva e Andergassen sono nella sede della Npd, il partito tedesco di estrema destra, con due rappresentanti del movimento politico berlinese: uno di questi è lo stesso uomo che ha accompagnato Sölva a Potsdam e che forse ha fatto da guida turistica nei lager.

È in questi raduni che si saldano anche i rapporti fra i neonazisti altoatesini di lingua tedesca e quelli italiani. A Passau, nella manifestazione per ricordare Rudolf Hess, l’enigmatico delfino di Hitler diventato uno dei miti nazisti, hanno marciato insieme. In una foto si vede in primo piano il gruppo di altoatesini e dietro sfilano gli aderenti al Fronte Veneto Skinheads, oggi rappresentati da Giordano Caracino, 28 anni. Secondo i rapporti dei carabinieri, nel marzo 2006 a Braunau am Inn, paese natale di Hitler, giovani del Fronte Veneto e naziskin da Roma, Verona, Trieste hanno sfilato e gridato slogan dentro un capannone: “Siamo tutti figli del Führer e discepoli del Duce”. Erano presenti anche gli skinheads dei Braunau Bulldog, che nel 2005 fecero una gita a Mauthausen e dopo se ne andarono in una pizzeria a festeggiare: in Austria lo scandalo diventò un caso politico. Ma il loro gesto è diventato un modello da imitare, anche per i bolzanini. Che nelle istantanee posano davanti al cippo del forno crematorio di Dachau, dove una scritta invita alla riflessione: ‘Pensate a come noi morimmo qui’. E loro invece alzano il braccio e gridano ‘Sieg heil!’.
(11 ottobre 2007)

guarda qui le foto vergognose

 

 (Continua)

Ciao Nancy

openmind | 18 Ottobre, 2007 14:10

 

 

 

 Si è addormentata e se ne è andata...
Nancy Costanzo anarchica e libertaria è morta ieri nella sua casa a Trecastagni.
Aveva scelto una vita fra la natura e le sue ceramiche, lasciando un impiego sicuro e ben retribuito,
una scelta di vita coraggiosa e coerente con la sua pratica politica e la sua visione del mondo.
Da anni era promotrice di iniziative che coinvolgevano donne e uomini sul tema della Grande Madre e
l'anno scorso al centro sociale Auro aveva organizzato un seminario di grande respiro ed importanza per una città come Catania,
così asfittica e restia ad accogliere idee altre.
Ciao Nancy, compagna femminista e visionaria,
ci lasci la tua eredità di gioia e negli occhi l'immagine
della tua figura lieve che quasi non toccava terra nel camminare,
ti porteremo con noi nelle cose che faremo,
perchè così si fa con le/i compagne/i che vanno altrove.
Ti saluteremo oggi alle 15 a Trecastagni
e poi partirai per Palermo dove secondo la tua volontà sarai cremata.
Un abbraccio sincero ai tuoi cari. Ciao Nancy, ciao nica...

 

 

 

 

 

Nenzi Costanzo era ceramista torniante d’arte dal 1987.

Erede della scuola di tornianti della città etnea nella contrada Fossa della Creta, che contava 40 esperti, la seconda guerra ce ne ha lasciati 18; e negli anni ’90 era rimasto solo il poeta dolcissimo, Don Alfio Certo, da cui la ceramista ha attinto alcuni dei fondamentali consigli tecnico-magici. Gli albori di quest’arte risalgono alle prime civiltà terrestri. Quelle della Grande Madre; le società umane erano a diretto contatto con le forze cosmiche. La roteazione dei corpi suggerita dalla natura ebbe le dirette applicazioni nella vita quotidiana domestica (macine, ruote, torni etc.) . Da Atanor, al vaso di Pandora, dal Sacro Graal, ai Crateri greci, ai Calderoni delle maghe etc. Il vaso racconta magia, religione, miti e riti, Mass-media arcaico semplice e naturale. Le sue forme, le sue incisioni, i disegni, i colori sono il tramite narrante la storia del mondo. Quest’arte ha bisogno di essere ricordata e ripresa perché fa parte dei riti della nostra vita quotidiana, quei riti che nell’incantamento d'ingannevoli comodità, abbiamo erroneamente dimenticato.

Fare un vaso è un esercizio d'equilibrio armonico fra la propria psiche ed il corpo. Una centratura creativa del proprio essere. Un aiuto per quel travaglio interiore che ognuno di noi ha da fare per tornare in sintonia ed in simbiosi con la Natura pura ed originaria.

 

 

 
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