cappuccetto rosso... attento lupo!
openmind | 09 Settembre, 2007 17:23
Pegah scrive dal carcere
openmind | 08 Settembre, 2007 17:12
"Cari amici, care amiche, come sapete, sto vivendo giorni molto
difficili, senza sicurezze per il mio futuro e con tanto dolore
nell'anima. Non posso nascondere che ho ancora paura e che il distacco
dai miei amati figli mi dà un dolore che a volte sembra insopportabile.
Non immaginate neanche quanto mi sia di conforto sapere che ci siete
voi. Non mi conoscete neanche eppure vi impegnate per me, vi esponete
per me, lottate per me, mi scrivete e mi mandate fiori meravigliosi.
Non mi aspettavo nulla di simile, ormai. Persino molti degli iraniani
con cui ero in contatto qui nel Regno Unito, mi hanno abbandonata,
quando hanno saputo il motivo per cui ho presentato domanda di asilo.
Non li sento più, non hanno più intenzione di frequentarmi. Non
immaginavo che esistessero gruppi ed esseri umani come voi. Spero che
il futuro mi conceda di conoscere una per una le persone che mi hanno
dimostrato tanta amicizia. Sono rasserenata, sono felice di tutta
questa protezione, di tutto questo amore che mi infonde energia e
volontà di continuare a vivere. Cari amici miei, mantengo freschi i
fiori che mi avete inviato. Ne sono così orgogliosa! Qui al centro di
Yarl's Wood hanno suscitato un po' di gelosia da parte delle altre
donne. Leggo e rileggo le lettere e le cartoline che mi avete spedito.
Ho tanto tempo per pensare a quello che mi sta succedendo e, nonostante
non mi senta ancora pronta per parlare in pubblico, una volta fuori di
qui voglio fare qualcosa per l'umanità. Grazie a tutti voi e a presto.
Pegah Emambakhsh".
cioa big luciano
openmind | 08 Settembre, 2007 16:47

Un cartello di saluto a Luciano Pavarotti in un negozio di Montevideo in
Uruguay (Afp) corriere.it
Il Tigri, L'eufrate E Niente Da Bere
openmind | 07 Settembre, 2007 08:45

Nel paese dei due fiumi la popolazione muore per mancanza d'acqua. Il Tigri e
l'Eufrate continuano a scorrere in Iraq ma la loro acqua non è potabile e per
potabilizzarla, come era sempre stato fatto, occorre l'elettricità che invece
manca.
Non solo guerra. Il 70 % della popolazione irachena è
costretta a fare i conti con la sete e i problemi d'igiene. L'80 % non ha
accesso alle cure sanitarie. Altri problemi derivano dalle frequenti
interruzioni nella fornitura di energia elettrica e dalla benzina che
scarseggia. Insicurezza e violenza hanno infine messo in ginocchio le strutture
pubbliche. A pagare il prezzo più alto sono i bambini.
Giuliana
Sgrena
Il Manifesto, 1 settembre 2007
Nel paese dei due
fiumi la popolazione muore per mancanza d'acqua. Il Tigri e l'Eufrate continuano
a scorrere in Iraq ma la loro acqua non è potabile e per potabilizzarla, come
era sempre stato fatto, occorre l'elettricità che invece manca. «Nell'acqua
abbiamo trovato batteri e germi più pericolosi di armi batteriologiche», ha
dichiarato il dottor Ibrahim Ali di un laboratorio di Baghdad all'Ips.
Non
solo Baghdad: dal 10 agosto una epidemia di colera ha giò fatto registrare 5
mila casi a Sulaimaniya nel Kurdistan, con 10 morti. Una cinquantina di casi
sono registati anche a Kirkuk. La causa? Mancanza di acqua potabile e di
fognature, che colpisce soprattutto gli sfollati che vivono in campi profughi ai
margini delle città. Situazione aggravata dalla mancanza di medicine.
L'elettricità a Baghdad viene fornita ormai solo un'ora al giorno e senza
corrente non arriva l'acqua, la mancanza di igiene provoca malattie, inoltre non
funzionano i condizionatori d'aria e con il caldo torrido estivo la
disidratazione è causa di molti ricoveri. Non funzionando nemmeno i frigoriferi,
se non saltuariamente, anche il cibo va a male. Le continue interruzioni di
elettricità riguardano anche gli ospedali che non hanno generatori sufficienti a
garantire le emergenze. Anche perché per far funzionare i generatori occorre il
gasolio che scarseggia e si trova solo al mercato nero, a prezzi superiori del
10-15 % al prezzo normale.
Il numero degli iracheni che non hanno accesso a
una fornitura di acqua adeguata, secondo un rapporto realizzato dall'Ong
britannica Oxfam insieme al Coordinamento delle ong in Iraq (Ncci), è salito dal
50 % nel 2003 al 70 %, mentre l'80 % della popolazione non ha la possibilità di
usufruire delle cure sanitarie. Tutte le strutture pubbliche del paese stanno
crollando anche a causa della situazione di insicurezza e della violenza che
provoca la fuga di cervelli - medici, docenti, ingegneri -, il 40 % ha lasciato
il paese entro il 2006. E molti di quelli che non l'hanno ancora fatto è solo
perché non hanno avuto la possibilità di avere un visto.
(Continua)
PEGAH ANCORA RINCHIUSA
openmind | 06 Settembre, 2007 08:31
05/09/2007
PEGAH ANCORA RINCHIUSA A YARL'S WOOD. E INTANTO LA CAMPAGNA "FLOWERS FOR PEGAH" INVADE IL CARCERE
La
storia di Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana fuggita disperatamente
dall'Iran due anni fa per evitare la pena di morte e rifugiatasi a
Sheffield, nel Regno Unito (dove le è stato negato l'asilo), ha fatto
ormai il giro del mondo. I media italiani hanno dedicato le prime
pagine e ampi spazi alla vicenda di Pegah, il sindaco di Venezia
Massimo Cacciari e quello di Roma Walter Veltroni hanno offerto asilo e
una casa alla profuga , numerosi parlamentari hanno sollevato il
problema nelle rispettive sedi politiche e alcuni ministri del Governo
Italiano hanno lanciato "al momento solo informalmente" al Regno Unito
la proposta di accogliere Pegah in Italia concedendole asilo.
Durante
i colloqui fra rappresentanti dei due Governi, il Gruppo EveryOne ha
assistito le due parti nella preparazione di documentazione, fornendo
in tempi brevissimi i testi del diritto internazionale riguardanti lo
stato di rifugiato e il diritto di asilo, compresi Protocolli e
Appendici.
Sono state inoltre ricordate le leggi iraniane, che
condannano Pegah in quanto omosessuale a punizioni corporali spaventose
e verosimilmente a una morte atroce.
"Pegah attesa a Teheran da
una condanna a 100 frustate comminate con un nerbo semirigido e
tagliente (una punizione terribile, che distrugge il corpo del
condannato e spesso risulta letale) e probabilmente dalla condanna alla
lapidazione, essendosi dichiarata lesbica e avendo chiesto aiuto,
atteggiamento che le leggi iraniane equiparano a immoralità e
cospirazione, reati capitali" spiegano Roberto Malini e Matteo
Pegoraro, i leader del Gruppo EveryOne. "Ricordiamo inoltre che il
codice locale considera un'aggravante il fatto che Pegah sia sposata;
una donna sposata che si macchi di atti immorali con una persona del
proprio sesso, infatti, è condannata a morire gettata da una rupe"
concludono.
Sono condizioni di estrema gravità per cui a Pegah
deve essere riconosciuto al più presto lo stato di rifugiata e l'asilo
politico.
I membri del Gruppo EveryOne hanno chiesto ieri anche
l'intervento del Consiglio d'Europa, con una lettera indirizzata al
Segretario generale Terry Davis e a tutti i membri del Consiglio in cui
si richiede una tempestiva presa di posizione per chiedere la
scarcerazione immediata della cittadina iraniana .
Dopo la
proposta italiana di accogliere Pegah, molti si sono chiesti se un
Paese terzo (come l'Italia o la Francia) possa ospitare un perseguitato
qualora il Regno Unito non gli riconoscesse asilo . In tal senso, è
sufficiente rifarsi alla Convenzione ONU di Ginevra del 1951 (e
successivo protocollo del 1967) riguardante lo Status dei Rifugiati:
Articolo 31, "Rifugiati in situazione irregolare nel Paese di accoglimento":
1)
Gli Stati contraenti non applicheranno sanzioni penali, per ingresso o
soggiorno irregolare, a quei rifugiati che, provenienti direttamente
dal paese in cui la loro vita o la loro libertà era minacciata nel
senso previsto dall'art. l, entrano o si trovano sul loro territorio
senza autorizzazione, purchè si presentino senza indugio alle autorità
ed espongano ragioni ritenute valide per il loro ingresso o la loro
presenza irregolari. 2) Gli Stati contraenti non applicheranno altre
restrizioni ai movimenti di questi rifugiati se non quelle necessarie;
queste restrizioni verranno applicate solo in attesa che lo status dei
rifugiati nel Paese di accoglimento venga regolarizzato o che essi
riescano a farsi ammettere in un altro Stato. In vista di quest'ultima
ammissione gli Stati contraenti accorderanno a detti rifugiati un
periodo di tempo ragionevole e così pure tutte le facilitazioni
necessarie.
Nonostante la pressione internazionale e la campagna
su base mondiale che � stata avviata da EveryOne in collaborazione con
cittadini, organizzazioni per i diritti umani e associazioni, Pegah
Emambakhsh � ancora detenuta nel carcere di Yarl's Wood , triste luogo
di transito che si trova vicino a Clapham, nel Bedfordshire.
"Da
fonti vicine a Pegah siamo riusciti a sapere che entro due settimane il
giudice delibererà nuovamente sul caso, probabilmente in via
definitiva" dichiarano Malini e Pegoraro. "Ma Pegah dovrà rimanere
ingiustamente rinchiusa in una cella per altri quindici giorni ,
privata del suo diritto alla libertà e sottoposta a continuo stress e
pericolose ricadute psicologiche" affermano i membri del Gruppo.
Nel
frattempo, il centro di detenzione di Yarl's Wood è stato raggiunto da
un arcobaleno di colori. Da ieri, infatti, centinaia di mazzi di rose,
gigli e gerbere vengono consegnati dai fattorini di Interflora alle
guardie , che firmano le ricevute con grande stupore.
"E' una
situazione difficile," ha detto un responsabile del centro "perchè non
ci era mai accaduto niente di simile. I fiori arrivano a un ritmo
incessante e noi non sappiamo cosa fare. All'inizio ci hanno detto di
separare i biglietti di accompagnamento e mettere da parte i mazzi e le
composizioni, in attesa di disposizioni, ma a un certo punto è
diventato impossibile , perchè ci perviene una montagna di fiori e la
situazione è diventata ingestibile".
Sui biglietti e le
cartoline che accompagnano i fiori sono scritti messaggi di sostegno,
di speranza e di amore: "Presto sarai libera", "Non arrenderti, ti
siamo vicini", "Attendiamo con ansia che il Regno Unito ti conceda
asilo".
I fiori e i messaggi sono tutti per lei, Pegah Emambakhsh , il cui nome è scritto spesso in uno stile elegante e graziato.
L'iniziativa,
che è partita dall'Italia grazie a un'idea di Malini, del Gruppo
EveryOne, in poche ore, con l'appoggio di gruppi per i diritti umani,
siti Internet, forum e gente comune, si è trasformata in una grande
manifestazione di solidarietà. Migliaia di cittadini di ogni età,
sesso, razza e condizione sociale hanno cominciato a inviare fiori e si
pu� essere certi che l'ondata non si fermerà tanto presto.
Il
centro di detenzione è entrato in crisi e le autorità, in violazione
alle norme che tutelano i profughi, hanno ordinato di gettare fra i
rifiuti non solo tutti i mazzi di fiori, ma anche i biglietti di
sostegno indirizzati a Pegah.
E' qualcosa di gravissimo, perchè il Regno Unito nega a Pegah persino il diritto a ricevere corrispondenza.
Tuttavia,
il Gruppo EveryOne invita a non arrendersi, chiedendo a chiunque voglia
scrivere un messaggio di sostegno a Pegah di inoltrarlo a :
Pegah Emambakhsh
Yarl's Wood Immigration Removal Centre,
Twinwood Road,
Clapham, Bedfordshire MK41 6HL,
United Kingdom
Fonte
Contributi
SUONI LIBERAMENTE ANTIFASCISTI .. IN LIBERA CITTA'
openmind | 05 Settembre, 2007 10:50

Domenica 16 settembre, Suoni Liberamente Antifascisti
Ad un anno esatto dalla grande manifestazione antifascista del 16
settembre 2006, si torna simbolicamente ad "occupare" la città con una
giornata di festa e di mobilitazione.
Domenica 16 settembre 2007 piazza Dante vivrà una serata di musica con
un concerto che vedrà la partecipazione di gruppi e musicisti che hanno
risposto all'appello del coordinamento per dire no ancora una volta
alla violenza mascherata da politica ed al degrado sociale, politico e
culturale che vive drammaticamente la nostra città. A partire dalle
20.30 si esibiranno gli Skaramanzia, i Gente Strana Posse, gli Zen.it,
Michele Franchina e la Famiglia Sound.
Nel corso di quest'anno la violenza neofascista non si è fermata,
anzi. Decine sono state le aggressioni a luoghi simbolici della città o
a persone colpite perchè impegnate politicamente, ma anche soltanto
perchè scure di carnagione, perchè omosessuali, perchè "infrasciamati",
perchè.... Siamo convinti che sia importante vigilare su quanto
succede, ma soprattutto isolare chi usa la violenza e l'intimidazione
come modalità di pratica politica e sente che tutto ciò viene
consentito e tollerato.
Abbiamo deciso di contrapporre alla violenza proprio una
manifestazione musicale perchè la violenza non ci appartiene, siamo
pericolosamente armati soltanto delle nostre idee e con quelle vogliamo
trovare dialogo e confronto con tutta la città.
Siamo altresì consapevoli che la libertà di tutte/i passi attraverso
la partecipazione, lo stare uniti per proporre idee e iniziative in una
città soffocata da una sottocultura "nera", amministrata e condotta
verso il baratro sociale e culturale dalla peggiore giunta che forse
mai si ricordi, impegnata a svendere il patrimonio artistico e storico
mentre alza tariffe e tasse a tutti i cittadini.
Per questo Vi invitiamo ad essere in piazza domenica 16 settembre, in
una data che è entrata nel calendario cittadino come una vera e propria
festa antifascista cittadina.
Vi ricordiamo inoltre che domenica 16 in piazza Dante dalle 19.00
saranno aperti stands e punti informativi delle organizzazioni che
fanno parte del coordinamento e che promuovono "Suoni Liberamente
Antifascisti"
Potete diffondere e scaricare il manifesto della serata dai seguenti
indirizzi:
http://www.centroiqbalmasih.it/
http://www1.autistici.org/openmind/open.htm
forum:
http://centroiqbalmasih.altervista.org/forum/viewtopic.php?t=1012
ps. Il coordinamento 16 settembre ha attivato una sottoscrizione per
raccogliere contributi, anche piccolissimi, per sostenere le enormi
spese che un concerto di piazza conporta. Chiunque voglia partecipare
con una sottoscrizione può contattarci attraverso questa posta
elettronica, ovvero: cataniantifascista@tiscali.it - ogni contributo è
prezioso.
Ma anche chi voglia dare una mano per l'organizzazione della giornata
è il benvenuto....
grazie ed a domenica...
coordinamento "16 settembre"
Focene, un anno dopo la morte di Renato
openmind | 01 Settembre, 2007 11:52