PEGAH ANCORA RINCHIUSA
openmind | 06 Settembre, 2007 08:31
05/09/2007
PEGAH ANCORA RINCHIUSA A YARL'S WOOD. E INTANTO LA CAMPAGNA "FLOWERS FOR PEGAH" INVADE IL CARCERE
La
storia di Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana fuggita disperatamente
dall'Iran due anni fa per evitare la pena di morte e rifugiatasi a
Sheffield, nel Regno Unito (dove le è stato negato l'asilo), ha fatto
ormai il giro del mondo. I media italiani hanno dedicato le prime
pagine e ampi spazi alla vicenda di Pegah, il sindaco di Venezia
Massimo Cacciari e quello di Roma Walter Veltroni hanno offerto asilo e
una casa alla profuga , numerosi parlamentari hanno sollevato il
problema nelle rispettive sedi politiche e alcuni ministri del Governo
Italiano hanno lanciato "al momento solo informalmente" al Regno Unito
la proposta di accogliere Pegah in Italia concedendole asilo.
Durante
i colloqui fra rappresentanti dei due Governi, il Gruppo EveryOne ha
assistito le due parti nella preparazione di documentazione, fornendo
in tempi brevissimi i testi del diritto internazionale riguardanti lo
stato di rifugiato e il diritto di asilo, compresi Protocolli e
Appendici.
Sono state inoltre ricordate le leggi iraniane, che
condannano Pegah in quanto omosessuale a punizioni corporali spaventose
e verosimilmente a una morte atroce.
"Pegah attesa a Teheran da
una condanna a 100 frustate comminate con un nerbo semirigido e
tagliente (una punizione terribile, che distrugge il corpo del
condannato e spesso risulta letale) e probabilmente dalla condanna alla
lapidazione, essendosi dichiarata lesbica e avendo chiesto aiuto,
atteggiamento che le leggi iraniane equiparano a immoralità e
cospirazione, reati capitali" spiegano Roberto Malini e Matteo
Pegoraro, i leader del Gruppo EveryOne. "Ricordiamo inoltre che il
codice locale considera un'aggravante il fatto che Pegah sia sposata;
una donna sposata che si macchi di atti immorali con una persona del
proprio sesso, infatti, è condannata a morire gettata da una rupe"
concludono.
Sono condizioni di estrema gravità per cui a Pegah
deve essere riconosciuto al più presto lo stato di rifugiata e l'asilo
politico.
I membri del Gruppo EveryOne hanno chiesto ieri anche
l'intervento del Consiglio d'Europa, con una lettera indirizzata al
Segretario generale Terry Davis e a tutti i membri del Consiglio in cui
si richiede una tempestiva presa di posizione per chiedere la
scarcerazione immediata della cittadina iraniana .
Dopo la
proposta italiana di accogliere Pegah, molti si sono chiesti se un
Paese terzo (come l'Italia o la Francia) possa ospitare un perseguitato
qualora il Regno Unito non gli riconoscesse asilo . In tal senso, è
sufficiente rifarsi alla Convenzione ONU di Ginevra del 1951 (e
successivo protocollo del 1967) riguardante lo Status dei Rifugiati:
Articolo 31, "Rifugiati in situazione irregolare nel Paese di accoglimento":
1)
Gli Stati contraenti non applicheranno sanzioni penali, per ingresso o
soggiorno irregolare, a quei rifugiati che, provenienti direttamente
dal paese in cui la loro vita o la loro libertà era minacciata nel
senso previsto dall'art. l, entrano o si trovano sul loro territorio
senza autorizzazione, purchè si presentino senza indugio alle autorità
ed espongano ragioni ritenute valide per il loro ingresso o la loro
presenza irregolari. 2) Gli Stati contraenti non applicheranno altre
restrizioni ai movimenti di questi rifugiati se non quelle necessarie;
queste restrizioni verranno applicate solo in attesa che lo status dei
rifugiati nel Paese di accoglimento venga regolarizzato o che essi
riescano a farsi ammettere in un altro Stato. In vista di quest'ultima
ammissione gli Stati contraenti accorderanno a detti rifugiati un
periodo di tempo ragionevole e così pure tutte le facilitazioni
necessarie.
Nonostante la pressione internazionale e la campagna
su base mondiale che � stata avviata da EveryOne in collaborazione con
cittadini, organizzazioni per i diritti umani e associazioni, Pegah
Emambakhsh � ancora detenuta nel carcere di Yarl's Wood , triste luogo
di transito che si trova vicino a Clapham, nel Bedfordshire.
"Da
fonti vicine a Pegah siamo riusciti a sapere che entro due settimane il
giudice delibererà nuovamente sul caso, probabilmente in via
definitiva" dichiarano Malini e Pegoraro. "Ma Pegah dovrà rimanere
ingiustamente rinchiusa in una cella per altri quindici giorni ,
privata del suo diritto alla libertà e sottoposta a continuo stress e
pericolose ricadute psicologiche" affermano i membri del Gruppo.
Nel
frattempo, il centro di detenzione di Yarl's Wood è stato raggiunto da
un arcobaleno di colori. Da ieri, infatti, centinaia di mazzi di rose,
gigli e gerbere vengono consegnati dai fattorini di Interflora alle
guardie , che firmano le ricevute con grande stupore.
"E' una
situazione difficile," ha detto un responsabile del centro "perchè non
ci era mai accaduto niente di simile. I fiori arrivano a un ritmo
incessante e noi non sappiamo cosa fare. All'inizio ci hanno detto di
separare i biglietti di accompagnamento e mettere da parte i mazzi e le
composizioni, in attesa di disposizioni, ma a un certo punto è
diventato impossibile , perchè ci perviene una montagna di fiori e la
situazione è diventata ingestibile".
Sui biglietti e le
cartoline che accompagnano i fiori sono scritti messaggi di sostegno,
di speranza e di amore: "Presto sarai libera", "Non arrenderti, ti
siamo vicini", "Attendiamo con ansia che il Regno Unito ti conceda
asilo".
I fiori e i messaggi sono tutti per lei, Pegah Emambakhsh , il cui nome è scritto spesso in uno stile elegante e graziato.
L'iniziativa,
che è partita dall'Italia grazie a un'idea di Malini, del Gruppo
EveryOne, in poche ore, con l'appoggio di gruppi per i diritti umani,
siti Internet, forum e gente comune, si è trasformata in una grande
manifestazione di solidarietà. Migliaia di cittadini di ogni età,
sesso, razza e condizione sociale hanno cominciato a inviare fiori e si
pu� essere certi che l'ondata non si fermerà tanto presto.
Il
centro di detenzione è entrato in crisi e le autorità, in violazione
alle norme che tutelano i profughi, hanno ordinato di gettare fra i
rifiuti non solo tutti i mazzi di fiori, ma anche i biglietti di
sostegno indirizzati a Pegah.
E' qualcosa di gravissimo, perchè il Regno Unito nega a Pegah persino il diritto a ricevere corrispondenza.
Tuttavia,
il Gruppo EveryOne invita a non arrendersi, chiedendo a chiunque voglia
scrivere un messaggio di sostegno a Pegah di inoltrarlo a :
Pegah Emambakhsh
Yarl's Wood Immigration Removal Centre,
Twinwood Road,
Clapham, Bedfordshire MK41 6HL,
United Kingdom
Fonte
Contributi