Open Mind

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«Tutti in maglietta rossa per la Birmania»

openmind | 27 Settembre, 2007 20:21

 
 
Una maglietta rossa da indossare domani, venerdì 28, per testimoniare solidarietà «ai coraggiosi amici» della Birmania. È l'invito che sta girando in queste ore freneticamente sui cellulari di tutto il mondo, Italia compresa. Il testo dell'sms (leggi sotto) ricalca un analogo messaggio che si può leggere anche su molti blog in Internet.

Il testo dell'sms
«In support of our incredibly brave friends in Burma: May all people around the world wear red shirt on Friday 28. Please forward!»

«A sostegno dei nostri  amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdi' 28 settembre
indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa.

Chiusura temporanea sede

openmind | 26 Settembre, 2007 22:09

 

 

IL centro di iniziativa GLBT - OPEN MIND - Catania rende noto che l'associazione chiuderà la propria sede di via Gargano 33: questa decisione si è resa necessaria per la fine del contratto di locazione.
La nostra attività politica naturalmente continuerà seppur con le inevitabili limitazioni, tuttavia stiamo già provvedendo alla ricerca di nuovi locali per riaprire la sede.
Comunicheremo, dunque, per tempo debito il nuovo indirizzo.
Cogliamo l'occasione per invitarvi ai nostri ultimi appuntamenti:

  • Ogni giovedì a partire dal 20 settembre fino al 10 ottobre dalle ore 18 alle ore 20 - apertura sede con il
    Gruppo Accoglienza.

  • Ogni domenica a partire dal 23 settembre fino al 14 ottobre con l'Aperitivo della domenica dalle ore 20 presso l'Open Mind.

  • Venerdì 12 ottobre ore 20:30 "Ultima Cena" dell' Open mind nella sua sede storica.
  • OPEN MIND – Centro di iniziativa GAY LESBICA BISEX TRANS

    Via Gargano, 33 – Catania / tel. 095.532685 - 3406839852

    opencatania@tiscali.it - www.openmind.too.it

     




    Qatania di Alessio Spataro

    openmind | 24 Settembre, 2007 13:08

    Queste tavole disegnate da Alessio Spataro (www.pazzia.org) e pubblicate sul numero 02/2007 di Carta Etc. riescono egregiamente a fare un ritratto della nostra città (vedi anche il corteo del Pride 2006 bloccato da forza nuova) . Leggetele e se avete voglia cercate in libreria anche "Non piu' estate", l'ultima fatica di Alessio.

     

     

     

     

    La bisessualità dell'artista nelle lettere di Violet Trefusis

    openmind | 23 Settembre, 2007 15:24

     
     
    La bisessualità dell'artista nelle lettere di Violet Trefusis
    Una scelta delle oltre cinquecento lettere infuocate e «bolsceviche», spedite a Vita Sackeville-West in «Anime gitane» uscito da Archinto. Intanto a Ravello, dove Violet e Vita soggiornarono nel 1913, una mostra su di loro
    Caterina Ricciardi

    Chi volesse farsi un'idea del fascino di cui era dotata Violet Trefusis potrà rileggere le pagine a lei dedicate in Orlando di Virginia Woolf. Lì lei è Sasha, la principessa russa - un po' ragazzo, un po' fanciulla - in visita nella Londra del dopo Elisabetta. Il giovane Orlando ne è subito rapito. È l'incertezza del sesso, unita a una diversità stravagante, a favorire la «straordinaria seduzione che l'intera persona irradiava». Figlia di Alice Keppel, l'amante favorita di Edoardo VII, Violet - che adotterà il cognome del marito Denys Trefusis - seppe provocare senza remore quella società edoardiana particolarmente snob e segretamente sregolata, che cominciava a scrollarsi di dosso le repressioni dell'Ottocento vittoriano e che, pur navigando in una variegata mêlée sessuale, non riusciva ancora a non dissociarla dal tabù dello scandalo.
    Il richiamo dell'androgino, non nuovo all'Inghilterra maschile nel passaggio fra i due secoli (da Oscar Wilde al più privato E. M. Forster) interessa negli anni '20 non poche letterate, fra Londra (si pensi al caso Radclyffe Hall) e la permissiva Parigi (da Gertrude Stein, a Colette, a Renè Vivien), prendendo avvio proprio dall'interno del pur conformista circolo di Bloomsbury. Se, dunque, in quel celebre roman à clef che è Orlando, Violet è Sasha, il ruolo protagonista è affidato alla volubile Vita Sackville-West, che nonostante tutto l'amore tributatole da Virginia Woolf non tanto in lei quanto in Violet trovò il suo pendant ideale. Tuttavia, per lei (della quale era gelosissima) Vita non seppe rinunciare ad altre liaisons femminili, e soprattutto non seppe emanciparsi dal conformismo di un'unione felice e regolare con Harold Nicolson (anch'egli libero di fare le sue scelte sessuali). Di questa strana unione solo nel 1973, in Ritratto di un matrimonio scritto dal figlio Nigel, si conosceranno i piccanti segreti, capaci di sciogliere anche il gioco di maschere e di travestimenti delle scritture a chiave prodotte in quegli anni.
    Per quanto travolgente, la storia fra le due amiche era destinata a finire nel 1921, troncata non solo dalle aristocratiche famiglie e dai mariti umiliati ma dalla stessa Vita, che mai avrebbe scambiato il suo alto rango sociale per l'esistenza saffica e «gitana» che Violet sognava. A lei avrebbe poi dedicato il romanzo Challenge, pubblicato negli Stati Uniti, tra le cui pagine il travestito Julian è una figura autobiografica, mentre Eve, in cui si sposano l'eros e l'eterno femminino, nasconde quel suo grande amore giovanile, quella compagna adorata eppure tanto «difficile», «esasperante», «viziata», «arguta», «appassionata», «estenuante», e troppo «pericolosa» nella sfida (challenge) alle convenzioni nonché alla sicurezza di ricchi patrimoni.
    «Per loro e per te - si lamentava Violet in una lettera del 1919 - io sono una donna frivola, godereccia, divertente, piacevole, provocante, sensuale. Vero, sono anche così - e il mondo mi ricorderà per questo, se mi ricorderà». In verità, il mondo ogni tanto ha effettivamente ricordato Violet Trefusis, ma magari solo per quella sua speciale autenticità, e magari sempre di riflesso, un riflesso che pare allungarsi anche sulla mostra «Violet, Vita e Virginia: passaggi a Ravello», allestita in questi giorni a Villa Cimbrone di Ravello, dove Violet e Vita soggiornarono nel 1913. Già oggetto di ben due biografie (nel 1976 e nel 1981), prima ancora che si avviasse la ristampa delle sue opere negli anni '80, il personaggio Violet Trefusis è sempre parso più interessante della scrittrice colta e ironica, dell'abile scavatrice di superfici e non di spessori, che sarebbe emersa da sette romanzi, due autobiografie e un Dictionnaire du snobisme curato con Cecil Beaton.
    Nel 1935, morto il marito e avviata finalmente la strada dell'arte, Violet guardava ormai alla vecchia ferita della separazione da Vita dalla distanza cui l'aveva costretta un espatrio di convenienza; espatrio dal quale alla fine sarebbe riemersa non soltanto come «une debauchée géographique» (come dice di uno dei suoi personaggi), ma come stimata animatrice di circoli intellettuali, a Parigi (dove sarà intima della mascolina Principessa di Polignac) e nella sua villa di Bellosguardo, a Firenze, dove morì nel 1972 a settantotto anni. Proprio a quella vecchia ferita di Violet Trefusis ci riporta oggi Anime gitane. Lettere d'amore a Vita Sackville-West (introduzione di John Phillips, cura di Tiziana Masucci e collaborazione di Antonietta Diluiso, Archinto, pp. 150, euro 18.00), che raccoglie una scelta delle oltre cinquecento lettere infuocate e «bolsceviche», spedite a Vita fra il 1910 e il 1921.
    «Distruggile!» Le aveva raccomandato più volte Violet. E invece erano state amorevolmente catalogate e conservate, riemergendo da vecchi cassetti alla morte di Vita Sackville-West nel 1962. Quelle lettere sono le sole sopravvissute del carteggio, perché, a faccenda chiusa, Denys Trefusis fece presto un falò dell'altra metà della storia. L'epistolario, sebbene a una sola voce, si fa leggere come un disperato romanzo d'amore, con tutte le tensioni, i rapimenti e le altezze del linguaggio degli amanti, che all'attesa alternano il desiderio, la speranza, la gelosia, le delusioni procurate dal conformismo, le emozioni legate ai traffici per organizzare le numerose fughe clandestine a Parigi e Montecarlo, dove risultava facile calarsi nelle identità di Julian e Eve fra immaginari (e del tutto letterari o folcloristici) fauni e amadriadi, gitani andalusi, gigolo da bistrò. La briosità di una lingua scossa da strumentali slittate nel francese, nell'italiano e in un incomprensibile «zingaresco», contribuisce, in queste pagine così personali, a fare dell'«identità» un problema che, nell'apparenza di una finzione giocosa, si sposta continuamente dalla superficie alla profondità. Come pure, al di là della passione e di una precisa consapevolezza di gender («Vivi come la Natura ti ha suggerito», scriveva a Vita), si ha la sensazione che la stessa Violet vivesse invece quell'esperienza in modo molto intellettuale, sia attraverso il filtro di una mitologia del calore saffico del Sud sia nella consapevolezza di una cultura dell'archetipo dell'unità gemellare da cui trae origine la diversità sessuale.
    È in tale contesto che Violet situa il sogno di una femminile «vita d'artista», alla ricerca di una ellenica bellezza ideale, ben radicata, però, nella sensibilità della sua epoca. «La combinazione di donna e artista - scrive a Vita nel 1918 - ha prodotto una mentalità d'una specie rara quanto sublime; un artista, sia esso un pittore, un musicista o un letterato, deve necessariamente appartenere ai due sessi, il suo giudizio è bisessuale»; deve, inoltre, «essere capace di porre se stesso con impunità al posto di ambedue i sessi».
    L'artista, insomma, non può che possedere entrambe le anime, quella maschile e quella femminile, proprio come l'Orlando di Virginia Woolf, e proprio come l'amica Vita Sackville-West.

    Cena sociale antifascista

    openmind | 17 Settembre, 2007 09:27

    Comunicato urgente ANPI Milano

    openmind | 15 Settembre, 2007 14:55

    A seguito della recente presa di posizione della Giunta Municipale di raccogliere in un sacrario comune, le spoglie di combattenti partigiani per la libertà e fascisti repubblichini, l’ANPI invita tutti i democratici ed antifascisti ad una mobilitazione straordinaria contro questa inaccettabile proposta di equiparazione tra chi combatté contro il fascismo e il nazismo, aprendo la strada ad una nuova Italia libera e democratica, e chi era al servizio dei nazisti, divenuti occupanti spietati del nostro Paese.

    Un primo momento di mobilitazione straordinaria è fissato per

     

    MARTEDÌ 18 SETTEMBRE ALLE ORE 17.30

    NEL SALONE DI VIA PIETRO MASCAGNI, 6 MILANO

    Si svolgerà una assemblea straordinaria dei dirigenti associativi ad ogni livello - assemblea alla quale l’ANPI invita tutte le forze democratiche a partecipare e a ribadire un fermo NO alla proposta della giunta comunale di Milano.

    L’assemblea ricorderà e onorerà la figura di Giovanni Pesce, combattente per la libertà, al quale deve andare tutta la riconoscenza della Milano democratica e antifascista.

     

     

    Il Presidente Tino Cassali

    Pegah è libera!!!

    openmind | 12 Settembre, 2007 17:18

     

     
    Nella tarda serata dell'11 Settembre, la notizia che aspettavamo:


    "Pegah è finalmente libera e si trova a casa di amici a Sheffield". La notizia della liberazione di Pegah Emambakhsh dal centro di detenzione di Yarl's Wood è arrivata nella tarda serata dell' 11 settembre 2007 a Matteo Pegoraro, Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne. La lesbica iraniana che rischiava la deportazione dal Regno Unito, dove le era stato negato l'asilo come rifugiata, all'Iran, dove la attendeva la morte certa, è stata infatti rilasciata dalle autorità inglesi in seguito alla mobilitazione internazionale guidata dall'italiana EveryOne, in collaborazione con IRQO e Friends of Pegah Campaign, e cui hanno aderito decine di migliaia di cittadini e centinaia di associazioni e organizzazioni per i diritti umani a livello internazionale.

    "Ora che Pegah è fuori del carcere possiamo tirare un sospiro di sollievo" dichiara Matteo Pegoraro, leader con Malini di EveryOne. "Queste ultime ore sono state piene di tensione, eravamo preoccupati per la salute di Pegah e ci attendevamo una risposta da Yarl's Wood, dopo le nostre ultime campagne per la sua liberazione".

    Su iniziativa del Gruppo EveryOne era nata infatti la singolare campagna "Flowers for Pegah" che, sottoscritta via internet da oltre ventimila persone, aveva portato nel carcere inglese , nei giorni scorsi, quasi trentamila mazzi di fiori indirizzati alla donna, inta sando la struttura burocratico-postale del carcere e mandando in crisi gli stessi secondini.

    Nell'arco di due settimane Pegah verrà ascoltata dall'Immigration Court , ossia la Corte d'Appello inglese cui i legali si sono rivolti per una definitiva risoluzione del caso. "Vigileremo con attenzione" concludono Malini e Pegoraro "rimanendo accanto a Pegah, ansiosi di conoscere la decisione finale della Corte in merito alla sua richiesta di asilo come rifugiata nel Regno Unito".

    La lotta contro le discriminazioni continua!!!

    Il Gruppo EveryOne, che presenterà presto un dossier su molti altri casi simili a quello di Pegah alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo e all'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'ONU , si augura una positiva risoluzione della vicenda, ringraziando tutti coloro che hanno contribuito a diffondere gli appelli in favore della scarcerazione e della concessione di asilo alla cittadina iraniana.

    politica o quasi

    openmind | 11 Settembre, 2007 21:16

    L'abissale distanza
    Ida Dominijanni

    Tento di entrare nel blog di Beppe Grillo e non ci riesco: è troppo affollato e il computer mi dice di riprovare dopo. Guardo i giornali del giorno dopo il V-Day e resto perplessa: c'è qualcosa di stonato in quell'insistente disquisire se la piazza di Bologna fosse politica o antipolitica, tipo la peste manzoniana che non si sapeva se fosse sostanza o accidente; c'è qualcosa di falso in quei titoli che annunciano che il Palazzo, l'Unione e il centrodestra sono «scossi» dal V-Day, tanto si sa che resisterebbero pertinaci a ben altri terremoti; c'è qualcosa di patetico nelle interviste a Rosi Bindi che pensa che il problema sia tagliare i vitalizi. Magari. Ma non siamo più nel '92, e il problema non è più solo la moralizzazione di un ceto politico (non solo nazionale: il meglio e il peggio, in Italia, avviene ormai a livello regionale e locale) che in larga parte, a proposito di terremoti, dopo Tangentopoli ha ricominciato impavido come prima e peggio di prima a curare, diciamo così, i propri affari. Il problema, ha ragione Beppe Grillo a ribadirlo, è l'abissale distanza di linguaggio che si è aperta fra la politica ufficiale e quello che le persone comuni si aspetterebbero dalla politica, a partire dalla soluzione di alcuni basilari problemi di civiltà che hanno a che fare con il lavoro, la gestione dei soldi pubblici, l'acqua, i rifiuti, il mare pulito, gli ospedali, i trasporti eccetera, che dal lessico della politica ufficiale sono semplicemente scomparsi. Il successo del V-Day, prima che nei contenuti, misti e spuri come sono sempre i contenuti delle manifestazioni di piazza, sta nella forma in cui è stato organizzato ed è cresciuto. Un blog in rete. Con l'immediatezza, anch'essa mista e spuria, dei blog in rete. Dove chiunque dice la sua, come sa e come può. Ma la dice e si riprende, direbbero i linguisti, la propria competenza simbolica sulla cosa pubblica, invece che stare a sentire passivamente quello che (non) dice l'ospite di turno del talk-show di turno.
    Ora quando c'è di mezzo un cambiamento di mezzo e di linguaggio, c'è di mezzo un cambiamento di sostanza, ed è abbastanza inutile spaccare il capello in quattro sulla politica e l'antipolitica, per la semplice ragione che è precisamente sul senso della parola «politica» che si gioca il conflitto, non essendo più condiviso il suo significato ufficiale. Il punto è questo e non da oggi e nemmeno da Tangentopoli ma dal '68, sia pure in forme molto diverse nelle diverse stagioni della storia repubblicana. Le ultime delle quali, appunto da Tangentopoli in poi, va detto che non sono state certo le più gloriose né sul fronte del Palazzo né sul fronte della società civile.
    Che il ceto politico pensi, bontà sua, che sia in corso una ennesima «scossa» rimarginabile con qualche aggiustamento non fa che confermare l'abissale distanza che lo separa dal sentire comune. Eppure l'abissale distanza non c'era bisogno del V-Day per percepirla: bastava fare due chiacchiere in spiaggia per capire che cresce di giorno in giorno, per la semplice ragione che sono ormai crollati alibi e illusioni che per più di quindici anni hanno contribuito a dilazionare il problema: l'illusione che la cosa pubblica si potesse risanare per via giudiziaria, l'illusione che Berlusconi ce lo avesse portato la cicogna e bastasse mandarlo a casa per eliminare il problema, l'illusione che il bipolarismo fosse un'alternanza di visione del mondo...adesso che il re è nudo anche nel centrosinistra, non perché sia uguale al centrodestra ma perché non ha alcuna visione del mondo, è chiaro che il problema, come si diceva una volta, è di sistema. La politica va reinventata, e non c'è alcuna possibilità, spiace per Rosi Bindi, che quella che ufficialmente si (auto)definisce «politica» sia in grado di autoriformarsi. Le scosse continueranno, per quanto estemporanee o balbettanti o qualunquiste o populiste, e non è affatto detto che crepa dopo crepa il Palazzo resti in piedi.
     
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