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“CHI VUOLE IL SANGUE DI PEGAH EMAMBAKHSH?” La deportazione di Pegah prorogata al 28 agosto. Ma non illudiamoci

openmind | 22 Agosto, 2007 16:46

COMUNICATO STAMPA

22 agosto 2007

 

GB-IRAN: Ambasciatore Britannico in Italia promette al Gruppo EveryOne: "Non deporteremo Pegah se esistono rischi per lei in Iran"

 

Con una lettera a Roberto Malini del Gruppo EveryOne l'Ambasciata Britannica d'Italia manifesta con parole chiare un impegno nei confronti di Pegah Emambakhsh, la donna lesbica iraniana che si è rifugiata nel Regno Unito per sfuggire la tortura e la pena di morte che l'attendono qualora fosse rimpatriata.

 

"Il Regno Unito rimpatria solo coloro che non hanno bisogno di protezione internazionale e che possono tornare sani e salvi nel loro Paese di origine," scrive l'Ambasciatore, che ha assunto il suo incarico in Italia lo scorso anno.

“E' un impegno solenne, ma lo rispetterà il governo del Regno Unito?” si chiedono Malini e Pegoraro, leader del Gruppo EveryOne. “Purtroppo la casistica ci suggerisce quantomeno di dubitarne.  L'impressione è che si cerchi di dimostrare l'assurdo, ovvero che Pegah non subirà alcuna forma di persecuzione nell'Iran di Ahmadinejad e degli spietati tribunali islamici.”

 

Si ricorda che Edward Chaplin conosce perfettamente la mancanza di leggi che tutelino i diritti umani nella repubblica islamica dell'Iran, sia perché è un importante esperto della cultura e della politica mediorientale, sia perché le tappe della sua luminosa carriera l'hanno condotto più volte in Medio Oriente, con incarichi di grande responsabilità.

 

Nel 1991 Edward Chaplin fu inviato quale funzionario britannico con competenza per il Libano, Israele ed i Territori Occupati e nel 1985 fu assegnato a Teheran in qualità di Capo della Sezione Politica. Tornato a Londra nel 1996, fu Direttore del Dipartimento Medio Oriente dell'FCO, in un periodo dominato dai rapporti della comunità internazionale con Iraq ed Iran. Quindi, nel 2000, è stato nominato Ambasciatore presso il Regno Ascemita di Giordania. Richiamato nel 2002, ha assunto l'incarico di Direttore del'FCO per Medio Oriente e Nord Africa. Nel 2004, dopo la fine del regime di Saddam Hussein, il Sig. Chaplin è stato nominato Ambasciatore britannico in Iraq, istituendo di nuovo l'Ambasciata dopo un'interruzione nelle relazioni fra i due paesi durata 13 anni.

 

Ecco il testo della lettera:

“Egregio signor Malini, grazie per i suoi commenti riguardanti il caso di Pegah Emambakhsh. Ogni disposizione per l'asilo è attentamente considerata da autorità con grande esperienza, che si basano su un'analisi accurata di tutte le informazioni, e considerano ogni possibile circostanza legata alla richiesta di asilo. Noi rimpatriamo soltanto coloro i quali, al termine dei processi giudiziari, vengono ritenuti non bisognosi di protezione internazionale e che dunque possono tornare in patria in sicurezza. Consideriamo ragionevole che solo un individuo in tale situazione ritorni al suo Paese di origine e se non parte volontariamente possiamo obbligarlo a tornare nei tempi stabiliti. E’ importante seguire un sistema efficace e giusto dell'asilo per evitare che venga concesso a chi non necessiti di protezione internazionale e quindi possa essere rimpatriato. Esaminiamo con grande cura ogni caso specifico prima di rimpatriare una persona e non rimpatriamo chi possa correre un rischio al suo ritorno in patria. Cordiali saluti.”

 

“CHI VUOLE IL SANGUE DI PEGAH EMAMBAKHSH?” La deportazione di Pegah prorogata al 28 agosto. Ma non illudiamoci

Per sottoscrivere l’appello del Gruppo EveryOne per salvare Pegah Emambakhsh, inviare una mail con nome, cognome e nazione a savepegah@gmail.com e con oggetto “Save Pegah”

 

La vicenda di Pegah Emambakhsh è l'ennesimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi. Il Gruppo EveryOne, gli attivisti e i politici che hanno aderito all'appello per la sua vita hanno ottenuto una proroga della deportazione al 28 agosto. Ma non illudiamoci, perché il governo sta solo aspettando che l'opinione pubblica si concentri su altri eventi per costringere Pegah a salire sull'aereo della morte. Deportazioni come quella riservata a Pegah si sono già verificate, anche in tempi recenti, nel Regno Unito e negli altri paesi che si definiscono "democratici". Se abbandoneremo Pegah, rinunceremo alla nostra umanità e saranno "loro" a vincere.

Il caso di Pegah Emambakhsh dimostra come i fondamentali diritti umani siano ancora oggi calpestati non solo nei regimi totalitari, ma anche nei paesi che si ritengono civili. Le leggi della repubblica islamica dell'Iran prevedono la tortura e la pena di morte tramite lapidazione per le lesbiche, l'impiccagione per gli omosessuali maschi. Sono forme di persecuzione disumane e non a caso, in quanto a diritti umani, l'Iran è paragonato alla Germania di Hitler. I paesi democratici ritengono di essere migliori e di considerare la vita umana il massimo bene e per questo hanno accettato e sottoscritto la Convenzione Europea sui Diritti Umani in cui è stabilito che nessuno debba essere deportato qualora la sua vita sia in pericolo e che, dunque, deportare una persona omosessuale che chiede asilo è una grave infrazione del patto sottoscritto dai paesi democratici europei. E' un ideale che tutti condividono, finché si trova scritto sulla carta. Quando però si presentano casi reali, ecco che i governi cercano ogni pretesto per deportare i rifugiati omosessuali nei loro paesi di origine, negando il diritto legittimo di asilo e di fatto assassinandoli.

E non ci riferiamo al lontano passato: nel 2005 il governo giapponese negò il diritto di asilo a un rifugiato fuggito dall'Iran, dove era condannato a morte. Lo stesso anno la civilissima Svezia negò l'asilo a un altro gay iraniano. L'Olanda ha smesso di deportare gli omosessuali iraniani in patria, verso la morte, solo nel 2006. Ma è una decisione "temporanea". Il Regno Unito, grazie alla complicità dei media, nasconde una realtà tragica, caratterizzata da una politica diretta a rifiutare asilo ai gay che fuggono da paesi in cui sono perseguitati. Alcuni gay in attesa di deportazione dal Regno Unito verso l'Iran hanno preferito suicidarsi piuttosto che salire sugli aerei della morte. Per facilitare il compito ai governi insensibili ai diritti umani, i giudici iraniani non condannano gli omosessuali solo per la loro inclinazione, ma aggiungono altri reati, che facilitano le espulsioni: corruzione di minore, violenza, cospirazione ecc.

Nel Regno Unito e in Germania spesso si chiede agli omosessuali di provare la loro inclinazione. E' un altro vergognoso prestesto per deportarli, perché i rifugiati dovrebbero mostrare ai loro inquisitori, per fornire una prova, la pratica di atti sessuali o documenti videofotografici comprovanti tali atti, visto che non esistono altre possibili prove, al di là della loro parola. Grazie all'appello del Gruppo EveryOne, cui hanno aderito migliaia di persone - fra cui politici, intellettuali, attivisti, persone comuni e tanti giovani disgustati dall'orrore del pregiudizio che rende barbari anche i paesi che si vantano di essere civili - il magistrato ha prorogato la deportazione di Pegah dal 23 al 28 agosto.

Il governo britannico vuole prendere tempo, perché spera che nel frattempo l'opinione pubblica sposti la sua attenzione su argomenti futili come la convocazione di Beckam in nazionale. Noi del Gruppo EveryOne continueremo a parlare, scrivere, impegnarci perché il diritto alla vita di Pegah e di tutte le vittime del pregiudizio che fuggono da regimi che li perseguitano sia rispettato, perché i perseguitati trovino asilo nei paesi in cui tutti noi viviamo, paghiamo le tasse, votiamo e rispettiamo le leggi. Non lasciateci soli, non lasciate sola Pegah, non chiudete gli occhi, non tappatevi le orecchie, non anestetizzate i vostri cuori e le vostre coscienze. L'indifferenza equivale alla complicità in uno sterminio e se vogliamo che i nostri governanti cambino, che diventino uomini buoni e giusti, dobbiamo vigilare sul loro operato e avvertirli con fermezza quando sbagliano, quando gettano la prima pietra. Non lasciamoci ingannare dai loro sorrisi, dai bei vestiti, dai discorsi melliflui: anche i carnefici di Hitler sembravano persone rispettabili. L'orrore e la crudeltà sono molto abili a mascherarsi: sono puliti, impeccabili, hanno larghi sorrisi e a volte portano corone sulla testa. Se vogliamo impedirgli di versare sangue, dobbiamo imparare a guardarli "ai raggi X". Migliaia di persone in tutto il mondo chiedono che Pegah viva, che i suoi diritti siano rispettati. Pubblicheremo presto alcuni dei loro nomi, ma li sentiamo tutti vicini a Pegah, a Yasmine K (la lesbica iraniana che sta per essere deportata da una Germania che non perde il vizio), a tutti coloro che soffrono e rischiano la vita a causa del pregiudizio, della disumanità di chi ci governa e della colpevole ignavia dei media.

 

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini e Matteo Pegoraro

 

Gruppo EveryOne - Info: + 39 334 8429527 

roberto.malini@annesdoor.com 

matteo.pegoraro@infinito.it

 

 
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