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IL CASO DI PEGAH EMAMBAKHSH: FERIMIAMO QUEL VOLO VERSO LA MORTE DEL 23 AGOSTO!

openmind | 21 Agosto, 2007 14:44

COMUNICATO STAMPA

21 agosto 2007

 

 CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E MASSIMA DIFFUSIONE       

             

IL CASO DI PEGAH EMAMBAKHSH: FERIMIAMO QUEL VOLO VERSO LA MORTE DEL 23 AGOSTO!

 

Il governo del Regno Unito ha anticipato la deportazione della donna iraniana perseguitata in patria a causa della sua omosessualità. Dopo l'appello del Gruppo EveryOne, migliaia di proteste raggiungono le autorità del Regno Unito, che in spregio alle convenzioni sui diritti umani le negano asilo. Il suo volo per Teheran, dove sarà torturata e lapidata, è già fissato per il 23 agosto. "Se siamo ancora esseri umani," affermano i leader del Gruppo EveryOne "non permettiamo che Pegah salga su quell'aereo". 

 

Il caso di Pegah Emambakhsh (40), la lesbica iraniana che è in attesa di deportazione nel suo Paese di origine, dove in base alle leggi locali verrà lapidata, ha preso una svolta imprevista. Abbiamo brutte notizie che ci giungono direttamente da una fonte vicinissima a Pegah, detenuta a Yarlswood (Sheffield). Le autorità del Regno Unito hanno deciso di compiere un atto di forza, in dispregio di ogni diritto umano e di anticipare la partenza di Pegah verso l'Iran.

 

 Il Governo britannico è in procinto di deportarla il 23 agosto 2007, con il volo diretto per Teheran della British Airline, numero BA6633, che partirà alle 21.55 dall'aeroporto Heathrow.

 

Il governo del Regno Unito ha ricevuto migliaia di e-mail di protesta, e-mail provenienti da tutto il mondo, non solo di attivisti per i diritti umani, ma di intellettuali, giornalisti, politici e anche celebrità del cinema e dellla TV.

L'appello promosso dal Gruppo EveryOne è stato sottoscritto da migliaia di persone, in tutto il mondo.

 

Ogni messaggio chiede ai governanti britannici di rispettare le convenzioni internazionali riguardanti i diritti umani e di concedere immediatamente asilo a Pegah, in quanto perseguitata a causa della sua omosessualità. Ricevere asilo è un diritto di Pegah e negarglielo rappresenta un crimine di inaudita gravità.

 

Il Gruppo EveryOne si sta impegnando giorno e notte, considerata l'urgenza del caso, invitando gli attivisti e le persone che credono nei diritti umani a organizzarsi, inviare proteste formali ai politici e alle autorità e in ogni caso impedire che Pegah salga su quell'aereo che la condurrebbe verso la morte.

 

“Li contattiamo uno per uno, rivolgendo loro lo stesso invito: dobbiamo essere uniti, dobbiamo essere vicini a Pegah, che è un simbolo del diritto minimo ed essenziale di ogni essere umano: il diritto alla vita” affermano Roberto Malini e Matteo Pegoraro di EveryOne. “Non permettiamo che i governanti del Regno Unito si macchino dell'omicidio di una donna innocente e trasformino il diritto internazionale nella legge del più forte e del più cinico. Non permettiamo che si risveglino fantasmi terribili, che il potere perda umanità e soffochi i più deboli, come accadde nelle epoche più buie. Pegah non deve salire su quel volo, perché la sua vita è sacra e rappresenta anche la nostra speranza in un mondo più giusto, in un mondo di uguali e non - ancora una volta - in un luogo di dolore e ingiustizia, dominato dall'odio e dal pregiudizio.”

 

Il Gruppo EveryOne è affiancato e sostenuto da molte organizzazioni internazionali per i diritti umani. E' di oggi la notizia che l'Ambasciata Britannica a Roma si è impegnata a portare nelle sedi adeguate e con urgenza il caso di Pegah. Marco Cappato, deputato europeo dei Radicali Italiani, su appello di EveryOne si  sta inoltre mobilitando all’interno del Parlamento Europeo affinché l’espulsione della donna venga immediatamente revocata.

 

Nonostante questo, l'Ufficio preposto alle richieste di asilo e applicazioni di Visa non solo ha ignorato l'appello, ma proprio per evitare che la protesta possa ottenere ascolto, ha anticipato la deportazione di Pegah al 23 agosto.

 

“Siamo in contatto con quattro esponenti del governo britannico e con il giudice che si occupa di Pegah. Devono essere coraggiosi e passare dall'indignazione ad atti formali con procedimento di urgenza. Ci auguriamo di avere notizie confortanti prima della data fatidica. Qui sotto, il messaggio da noi inviato ieri, in inglese, agli attivisti del Regno Unito e di altri Paesi. Vi terremo aggiornati”.

 

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini e Matteo Pegoraro

 

Gruppo EveryOne - Info: +39 334 8429527 

matteo.pegoraro@infinito.it 

roberto.malini@annesdoor.com

autobiografia "Nessuno dovrà saperlo" di Bruno Zanin

openmind | 21 Agosto, 2007 14:22

 
Con il caso dei preti pedofili o preti gay molestatori ricattati
-ricattabili , vorrei parlarvi di un libro che ho appena letto e secondo me
andrebbe recensito dal vostro portale. Il libro in questione è quello di
Bruno Zanin "Nessuno dovrà saperlo " tra l'altro presente come
personaggio già su http://www.gaynews.it/view.php?ID=73084
L'attore Bruno Zanin (Amarcord, L'Agnese va a morire, Il caso Moro), è
l'autore dell'autobiografia "Nessuno dovrà saperlo" dove racconta di aver
subito abusi sessuali all'età di 13 anni. Il capitolo che parle dell'abuso
è disponibile gratuitamente in rete per volontà dell'autore sul sito
Bipensiero, può essere scaricato il capitolo: "Don Giustino" clicca QUI


Zanin, che è stato collaboratore di Radio Vaticana durante le guerre della ex-Yugoslavia, 
aveva raccontato degli abusi che Don Gelmini faceva ai ragazzi della sua comunitàad Amelia al direttore dell'emittente del Vaticano Padre Federico Lombardi,
oggi portavoce della sala stampa del Vaticano. Zanin aveva informato anche
un altro prelato: Monsignor Giovanni d' Ercole. leggi qui
http://chiesacattiva.blogspot.com/2007/08/biografia-non-autorizzata-di-don.html
Voglio correggere una imprecisazione:il mio libro "Nessuno dovrà saperlo"
parla di un episodio di prete-pedofilia, il capitolo si intitola infatti
ironicamente "Scherzi da preti" il personaggio si chiama Don Giustino, non
è don il Pierino storico, ma un salesiano missionario di passaggio nel
noviziato-collegio dove ero ospite anni 60/64 a Canelli(Asti) Mentre don
pierino alias monsignor Gelmini lo conobbi a Roma nel 69 dopo che scappai
dal riformatorio delle zattere di Venezia, lui era amico di un diacono
francese che aveva una sorta di soffitta dalle parti di Piazza Navona dove
veniva di tanto in tanto a fare il samaritano, a portarci cioè in trattoria
a mangiare-quelli più carini e io ero tra quelli ;-) quindi nella sua villavicino Ostia a fare la doccia e dopo qualche bicchierino cominciava a
scherzare con il nostro c....o, sono solo "scherzi da prete ", diceva
ridendo quando noi ci scandalizzavamo perchè era cmq per noi ragazzi uomo
di chiesa. Il libro in questione lo scrissi a Castel di Tora un borgo
affacciato sul lago del Salto (Ri) dove casualmente andai a vivere di
ritorno dalla Bosnia in affitto in una vecchia sgangherata torre; don
Gelmini casualmente era pure residente "pro forma" nel paesino in quanto
stava ottenendo dal Comune di Castel di Tora il Castello in rovina dei
Princi del Drago a Monte Antunni per trasformarlo in una delle sue comunità
Incontro. Punto. Lì a Castel di Tora ebbi occasione come già recedentemente
nel 1983 a Spello ospite dello scrittore cattolico controcorrente e
battagliero Carlo Carretto di raccogliere testimonianze da parte di ex
comunitari e comunitari ospiti di Mulino Silla ad Amelia e in seguito un
paio di ragazzi ospiti a Monte Antunni che confermavano quanto già sapevo e
andavo dicendo in giro quando si parlava della sua "santità e purezza"che
cioè la volpe Gelmini
aveva sì cambiato pelo-tutti erano all'oscuro del suo passato e vicende
carcerarie che io conoscevo bene- la volpe Gelmini aveva sì cambiato pelo,
ma non aveva perso il vizio di fare "Scherzi da Prete" ai ragazzi che gli
piacevano, insistendo anche quando costoro non volevano. Testimonianze
precise va detto che comunicai a autorità sia religiose e civili con il
risulato che venivo scambiato per matto e mitomane. Gli feci pure un
scherzo medianico perchè gli si stringesse il culo: NIENTE Vedi tu come gira il
mondo. In fase di bozze tolsi dal capitolo "Scherzi da prete" il nome di
don Pierino al mio personaggio per chiamarlo Don Giustino temendo querele, il
Don oramai era troppo forte, io ero solo un ex sbandato, ex cento vite, un
attore fallito, cioè un egregio nessuno.
Se questo può esservi utile, NON SOPPORTO CHE UN PRETE CI CHIAMI BRUTTI
FROCI E POI DI NASCOSTO FA COSE PEGGIORI DI NOI

Don... Gelmini!

openmind | 21 Agosto, 2007 14:16

Roma, 9 agosto 2007, giovedi'

Visto che tutti parlano di Pierino Gelmini, vi mando questo articolo che ho
pubblicato sul quotidiano di Roma "Paese Sera" nel lontano 1992. Ero stato
alla sua comunita' in occasione di una cerimonia ufficiale e ne ero rimasto
scioccato. Parlare di culto della personalita' e' riduttivo. Dappertutto
c'erano quadri, ritratti, dipinti, foto, arazzi. che lo rappresentavano.
Lui, poi, si atteggiava a santone. Storie di omosessualita' si sentivano
anche allora. Anzi, a dire il vero, le avevo sentite fin dagli anni
Ottanta. Speriamo che la magistratura faccia luce su questa storia triste e
sporca, soprattutto per il buon nome della nostra comunita' che e'
costretta a subire delle gravi offese per colpa di personaggi laidi e
ipocriti.

Paese Sera, 11 Nov. 1992 (me)



NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI DON PIERINO



Quando si parla di lui e' un luogo comune definirlo "il sacerdote che si
inietto' il virus dell'aids", anche se non e' vero visto che, a richiesta,
lo stesso Pierino Gelmini precisa di aver ricevuto soltanto l'inoculazione
di un vaccino nel marzo del '91, e non "il virus vero e proprio".

Ma tutto entra a far parte della caratterizzazione del personaggio,
direttore editoriale di una rivista, "Il Cammino", bimestrale di
informazione della comunita' Incontro, dove si possono contare fino a 24
sue fotografie in un solo numero, oltre a esempi rimarchevoli del "Gelmini
pensiero", con citazioni fin dalla copertina e interviste, articoli,
interventi, discorsi, premi (l'ultimo, «Cultura e Pace 1992», gia'
assegnato a Giulio Andreotti, gli verra' consegnato sabato prossimo a
Pistoia), in un crescendo che si diffonde nei 160 centri creati in tutto il
mondo. In quello di Amelia, in Umbria, si e' tenuto recentemente il
convegno «La medicina in comunita'», organizzato con una stupefacente
larghezza di mezzi finanziari, il cui scopo principale sembra essere stato
proprio quello di sollecitare l'invio dei fondi che lo Stato ha stanziato
per i centri di recupero degli ex-drogati e di dimostrare la forza
contrattuale-elettorale di una comunita' che, contando parecchie migliaia
di aderenti e relativi familiari, non puo' non fare gola a qualsiasi uomo
politico, sia o meno sospettato di aspirare al voto di scambio.

Ma don Pierino Gelmini non e' soltanto un fenomeno baracconesco: e' la
confessione che lo Stato fa della propria inadeguatezza e incapacita' a
risolvere i problemi piu' gravi che gli si presentano. Ed e' anche la
dimostrazione della vittoria della concezione sopraffattrice di una certa
Chiesa che da un lato vieta rigorosamente ogni metodo logico di prevenzione
dell'aids e dall'altro pretende, con arroganza, di essere finanziata per
assistere le vittime della stessa epidemia, alla quale ha dato il suo
pesante contributo, quando si osserva l'accanimento che i cattolici pongono
nel vietare l'uso del preservativo. Come conseguenza, fra gli adolescenti,
«l'infezione da hiv sta aumentando a ritmi allarmanti... uno ogni sei
ragazzi contrae una malattia sessuale». Ed e' proprio «tra i poveri che
l'hiv si diffonde piu' rapidamente e cioe' dove la proibizione ufficiale
della chiesa contro il sesso sicuro puo' fare i guasti maggiori».

Il problema, all'estero, si e' gia' posto con particolare crudezza tanto
che l'autorevole quotidiano New York Times, insieme al settimanale degli
intellettuali democratici americani Village Voice, si sono chiesti quasi
contemporaneamente se la Chiesa stia deliberatamente compromettendo la
salute pubblica. Quanti altri morti saranno necessari perche' si cambi
rotta?



Massimo Consoli
 
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