Open Mind

http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/
--email: opencatania@tiscali.it ---

Comunicato Stampa

openmind | 29 Agosto, 2007 13:52

Comunicato Stampa

Pegah Emambakhsh. Messaggio alle Istituzioni, ai Gruppi e agli Amici.

“Friends of Pegah Campaign”, l'associazione che cura gli interessi della signora Pegah Emambakhsh a Sheffield, Regno Unito, affida all'organizzazione per la tutela dei Diritti Umani “EveryOne Group” il compito ufficiale di comunicare in sede italiana e internazionale alle Istituzioni, alle Organizzazioni e ai singoli attivisti le seguenti informazioni, con preghiera di seguire integralmente le richieste formulate.

Innanzitutto “Friends of Pegah Campaign” desidera ringraziare tutti coloro che di propria iniziativa, seguendo l'attivismo organizzato o in sede istituzionale hanno partecipato attivamente alla campagna a favore della signora Pegah Emambakhsh. I frutti del loro impegno sono di valore umano incalcolabile.

In seguito a un incontro con il Pubblico Ministero che si occupa della signora Pegah Emambakhsh avvenuto ieri mattina, 28 agosto 2007, e alla presentazione del caso alla Border and Immigration Agency da parte del team legale che la rappresenta a tutt'oggi, dichiariamo di essere pienamente soddisfatti della rappresentanza legale e politica, che ora sono pienamente efficienti.

La signora Pegah Emambakhsh ha dunque affidato pieno mandato allo studio legale che si occupa del suo caso nel Regno Unito.

Ora che il vostro straordinario supporto ha generato l'atmosfera serena, improntata al rispetto della dignità dell'assistita, fondamentale per lo svolgimento regolare del procedimento, siamo certi che tutti voi avrete la cortesia di comprendere l'estrema delicatezza dei prossimi sviluppi del procedimento e di rispettare una necessità di Pegah Emambakhsh: quella di affidarsi alle procedure, alle decisioni e alle strategie dei suoi rappresentanti legali.

Adesso dobbiamo attendere finché non conosceremo gli esiti delle prossime fasi e riteniamo che ulteriore pubblicità non sia ora necessaria né utile al caso di Pegah.

Naturalmente vi terremo costantemente informati di tutti gli sviluppi significativi ogni volta che ci sarà possibile. Vi siamo immensamente grati per il lavoro impegnativo ed eccezionale in favore della signora Pegah Emambakhsh: il vostro sostegno è risultato essenziale.

Un ringraziamento a ognuno di voi.

Friends of Pegah Campaign (Regno Unito)

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Steed Gamero

Info: (0039) 334 8429527

Rinviato il rimpatrio di Pegah Emambakhsh

openmind | 29 Agosto, 2007 08:54

Si allontana l’incubo per Pegah Emambakhsh che non dovrà salire a forza sull’aereo diretto dalla Gran Bretagna alla volta dell’Iran, dove l’aspetta la morte per lapidazione.

Grazie anche al lavoro della diplomazia italiana presso le autorità britanniche, la lesbica iraniana detenuta nei pressi di Sheffield dal 13 agosto e colpita da un decreto di espulsione dovrebbe la sospensione del rimpatrio e avere lo status di rifugiato in Gran Bretagna. La notizia della sospensione è stata data nel corso del sit in che si è svolto davanti all’ambasciata britannica, a Roma, dal presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso, ma era stata già anticipata, seppure con cautele, da esponenti di governo. Secondo Mancuso, che ha citato come fonte il ministro dei Diritti e delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, il governo britannico ha deciso un ulteriore rinvio della partenza dell’aereo che dovrebbe portare Pegah in Iran.

Qualche ora prima era stata la stessa Pollastrini ad affermare che sulla vicenda "giungono primi segni di schiarita. Il rimpatrio forzato sembra per il momento rinviato", ricordando che "l’impegno del governo Prodi per i diritti umani continuerà in questa come in altre vicende drammatiche".

Dopo la condanna, nei giorni scorsi, dell’atteggiamento di Londra e la disponibilità del governo e anche delle forze di opposizione - ribadita da Rocco Buttiglione (Udc) - ad accogliere Pegah in Italia, a prevalere sono i toni dell’ottimismo. Secondo il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, la mobilitazione che si è realizzata a difesa dei diritti di Pegah Emambakhsh sembra aver già indotto le autorità inglesi a rinviare il rimpatrio della donna in Iran, ora si tratta di intervenire perché la sua vita non sia più in pericolo". A metà pomeriggio anche il vice ministro degli Esteri Patrizia Sentinelli aveva affermato che "si aspetta a breve una risposta positiva" da parte del governo britannico.

A favore della donna iraniana, in mattinata, era intervenuto Franco Frattini, vice presidente della Commissione Ue che, pur precisando l’assenza di contatti formali tra l’esecutivo europeo e la Gran Bretagna, ha ricordato che secondo il diritto internazionale, "c’é un divieto all’estradizione quando in patria c’é il rischio di morte". E ha invitato Londra a "sospendere il rimpatrio" perché in questi casi occorre far prevalere la tutela della persona. Intanto la mobilitazione a favore di Pegah si allarga.
Il caso è approdato al Parlamento europeo su iniziativa del radicale Marco Cappato mentre la vicepresidente Luisa Morgantini ha sollecitato l’Unione europea a prendere "una chiara posizione contro questa palese violazione della legalità, intimando alla Gran Bretagna di bloccare definitivamente, e non solo rinviare, il rimpatrio di Pegah, se non si vuole che la credibilità dei Paesi Ue venga minata da queste decisioni indecenti, che vanno contro la tutela della persona e che rischiano di trasformare la Carta dei diritti umani fondamentali in lettera morta". Un segnale della disponibilità britannica è venuto anche nel corso del sit in organizzato da Arcigay, Arcilesbica e dal Gruppo Everyone davanti alla sede diplomatica del Regno Unito.

L’ambasciatore Edward Chaplin ha annunciato il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, incontrerà il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio assieme al presidente di Arcigay Aurelio Mancuso. Il ministero degli Interni di Londra continua a mantenere il consueto riserbo sulla questione, ma i media hanno cominciato a dare risalto alla vicenda di Pegah. Il quotidiano Guardian ha intervistato alcuni membri del Gruppo EveryOne, che ha manifestato a Roma in sostegno della quarantenne iraniana e sui siti internet si moltiplicano le iniziative di solidarietà.

Fonte: Ansa

comunicato stampa: Salviamo PEGAH

openmind | 25 Agosto, 2007 15:33

Il centro Open Mind GLBT di Catania esprime la propria indignazione ed il proprio sconcerto per la vicenda che vede protagonista Pegah Emambakhsh, la lesbica iraniana che è in attesa di essere deportata nel suo paese d'origine dalle autorità del Regno Unito. Pegah era fuggita dall'Iran dopo le torture e la condanna a morte subite dalla sua compagna, sperando di trovare asilo politico in Inghilterra ma il comportamento del governo britannico è in aperto contrasto con le convenzioni internazionali che riguardano il diritto d'asilo per chi fugge dal proprio paese perchè perseguitat* per cause diverse, fra cui l'orientamento sessuale. Non capiamo come può un paese che si definisce democratico e civile decidere freddamente di mandare a sicura morte per lapidazione una donna perseguitata per la sua omosessualità. Quali intese segrete esistono fra paesi che ufficialmente sono avversari tali da annullare il valore della vita umana? E' questa la democrazia che si pretende di esportare con le cosiddette guerre preventive? O è piuttosto la prova che al di là di quello che ci dicono esistono intrecci e complicità inimagginabili che si consumano sulla pelle della gente? Invitiamo tutt* a contattare il GRUPPO EveryOne che si sta occupando di questo caso al numero 3348429527 oppure scrivere a matteo.pegoraro@infinito.it o a roberto.molini@annesdoor.com per portare la nostra solidarietà. Grazie.
Firma anche tu la petizione online per salvare PEGAH, appello al primo
ministro inglese

ecco il link:
http://www.petitiononline.com/pegah/petition.html


OPEN MIND
glbt
Catania.

Firma anche tu la petizione online per salvare PEGAH

openmind | 24 Agosto, 2007 16:10

Firma anche tu la petizione online per salvare PEGAH, appello al primo ministro inglese

ecco il link: http://www.petitiononline.com/pegah/petition.html 

Appello al governo italiano per Pegah

openmind | 24 Agosto, 2007 14:47

Pegah Emambakhsh è una donna lesbica iraniana che due anni fa ha trovato
rifugio nel Regno Unito, in seguito all'arresto, alla tortura e alla
condanna a morte per lapidazione della sua compagna (non è chiaro, ad oggi,
se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). Nonostante il suo caso
sia evidentemente rapportabile alla violazione dei diritti umani, non ha
ottenuto l’asilo politico, il governo britannico ha deciso di estradarla in
dispregio di ogni diritto umano diventando di fatto complice del suo
omocidio! La sua domanda di asilo è stata assurdamente respinta in quanto
non puo "provare" la sua omosessualità. Ora Pegah si trova rinchiusa in un
centro di detenzione. L'estradizione, che doveva avvenire il 23, all'ultimo
momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere
già morta.
L’unica colpa di questa donna è quella di essere lesbica dichiarata, di
essere se stessa!

Chiediamo che il Governo italiano intervenga tempestivamente affinchè dia
asilo politico a Pegah Emambakhsh, o che comunque faccia tutti i passi
necessari per impedire l'estradizione verso l'Iran. L’opinione pubblica
italiana e internazionale, i media, il Governo del nostro Paese, non possano
rimanere indifferenti di fronte a questa terribile vicenda.

Firmate e inviate l'appello a questi indirizzi:
RomePoliticalSectionEnquiries@fco.gov.uk
InfoRome@fco.gov.uk
Social.Enquiries@fco.gov.uk
relazioni.pubblico@esteri.it
dalema_m@camera.it


Lunedì 27 agosto alle ore 18 si svolgerà un sit-in davanti all'ambasciata
inglese a Roma per fare pressione affinchè il governo inglese riconsideri la
cosa.
Invitiamo tutte/i/* quelle che sono nella città a partecipare.
 

le Fuoricampo

Salviamo Pegah dalla lapidazione

openmind | 24 Agosto, 2007 10:33

La lesbica iraniana che Londra vuole cacciare
l'espulsione rinviata solo di pochi giorni
Salviamo Pegah dalla lapidazione
di JOHN LLOYD
 
LAPIDARE un uomo o una donna fino a farli morire può richiedere molto tempo, specialmente se coloro che scagliano le pietre desiderano di proposito prolungarne l'agonia. Il colpo di grazia alla testa, in grado di portare a uno stato di incoscienza o alla morte, può farsi attendere anche un'ora, mentre le pietre di piccole dimensioni che provocano contusioni sono rimpiazzate poco alla volta da pietre di dimensioni maggiori in grado di frantumare gli arti. Soltanto quando il corpo è in agonia in ogni sua parte può sopraggiungere la morte.

Questa è la sorte che potrebbe attendere Pegah Emambakhsh, una donna iraniana di quaranta anni, il cui crimine è quello di essere lesbica. Pegah Emambakhsh ha trovato rifugio nel Regno Unito nel 2005, in seguito all'arresto, alla tortura e alla condanna a morte per lapidazione della sua partner sessuale (non è chiaro, ad ogni buon conto, se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l'Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e lei non ha potuto farlo, le è stato riferito che doveva essere deportata. L'estradizione, che doveva avvenire oggi, all'ultimo momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere già morta.

La Repubblica Islamica Iraniana, si legge in un recente rapporto, è "più omofobica di qualsiasi altro paese al mondo o quasi. La tortura e la condanna a morte di lesbiche, gay e bisessuali, caldeggiate dal governo e contemplate dalla religione, fanno sì che l'Iran sembri agire in barba a tutte le convenzioni sottoscritte a livello internazionale in tema di diritti umani".

Leggere il rapporto, redatto da Simon Forbes dell'organizzazione londinese Outrage, è terribile: vi si leggono storie di giovani uomini e giovani donne perseguitati, arrestati, picchiati, torturati e giustiziati - spesso con soffocamento lento - per avere avuto rapporti omosessuali.

Il brutale giro di vite nei confronti dei gay iraniani - gruppo che non ha mai goduto di grande supporto nel suo stesso paese - è iniziato dopo il 1979 e l'arrivo al potere del regime religioso ispirato dall'Ayatollah Khomeini. All'epoca gli omosessuali colti in flagranza o sospettati di essere gay erano impiccati agli alberi sulla pubblica piazza. In linea di massima si trattava di uomini, ma non mancavano le donne. A quei tempi i diritti degli omosessuali non erano una causa granché popolare da nessuna parte e il nuovo regime, ispirato da un genere di fondamentalismo islamico che non poneva limiti al proprio radicalismo e che addossava a Stati Uniti e Occidente la responsabilità di tutti i suoi mali, non vedeva necessità alcuna di dissimulare le proprie azioni. Tutto ciò è andato avanti fino alla fine degli anni Ottanta, quando i diritti dei gay hanno riscosso ovunque maggiore comprensione: le proteste internazionali hanno iniziato a moltiplicarsi e il regime, preoccupato in maggior misura per la propria immagine a livello internazionale, è diventato meno radicale e ha posto fine a queste dimostrazioni.

Ciò non significa che le esecuzioni fossero cessate. Il 19 luglio 2005 due adolescenti gay della città iraniana di Mashhad sono stati impiccati in pubblico, giustiziati con un lento strozzamento. Sono stati condannati a morte per il fatto di essere gay. Le autorità li avevano accusati di aver rapito e stuprato un minore, ma a loro carico non è mai stata prodotta alcuna prova. La comunità gay iraniana e i gruppi di difesa dei diritti umani non hanno mai creduto alle accuse ufficiali. La loro condanna a morte è servita a rammentare a tutti che l'omosessualità, nell'Iran di Ahmadinejad, è tuttora considerata un reato punibile con la condanna a morte. Per gli uomini o le donne sposate la condanna a morte è eseguita tramite lapidazione, perché nel loro caso il reato è considerato più grave. (Pergah, che ha due figli, ha dovuto contrarre un matrimonio organizzato).

Quantunque negli ambienti della middle-class di Teheran una certa discreta attività gay sia ancora possibile, il rischio - estremo, di morte - lo si corre sempre. Il rapporto di Outrage così commenta: "Affermare che per gli omosessuali del 2006 alcune zone dell'Iran sono più sicure di altre equivale ad affermare che per gli ebrei del 1935 alcune zone della Germania erano più sicure di altre".

Deportare una donna sulla quale incombe una morte tramite lenta agonia per il fatto di esercitare le proprie preferenze sessuali non è azione degna di uno Stato civile: non possiamo che augurarci che le autorità britanniche facciano dietrofront. Una speranza ancora c'è: uno dei membri del Parlamento dell'area di Sheffield dove vive oggi Pegah, Richard Carbon, Ministro dello Sport, alcuni giorni fa ne aveva bloccato la deportazione e le autorità l'hanno rinviata a domani sera. Le associazioni gay hanno diffuso la notizia in tutto il mondo e i media di molti paesi, Italia inclusa, hanno sollevato il caso.

Per la Gran Bretagna in tutto ciò vi è un triste paradosso: essa è stata e rimane il rifugio di molti musulmani che professano apertamente di odiarla, in parte proprio per le sue opinioni relativamente liberali in fatto di omosessualità, e per le sue leggi sui diritti umani. Alcuni musulmani, accusati di istigare al terrorismo, sono stati deportati, la stragrande maggioranza no. Eppure, adesso una donna che in Gran Bretagna ha trovato salvezza da una pena efferata e che ha fatto appello alle autorità perché le considerava tolleranti, potrebbe essere rispedita indietro e, di fatto, mandata a morire. Deportare Pegah Emambakhsh non sarebbe semplicemente un'ingiustizia: sarebbe indegno di uno Stato civile.

Traduzione di Anna Bissanti

(23 agosto 2007)
artico de "la repubblica"

“CHI VUOLE IL SANGUE DI PEGAH EMAMBAKHSH?” La deportazione di Pegah prorogata al 28 agosto. Ma non illudiamoci

openmind | 22 Agosto, 2007 16:46

COMUNICATO STAMPA

22 agosto 2007

 

GB-IRAN: Ambasciatore Britannico in Italia promette al Gruppo EveryOne: "Non deporteremo Pegah se esistono rischi per lei in Iran"

 

Con una lettera a Roberto Malini del Gruppo EveryOne l'Ambasciata Britannica d'Italia manifesta con parole chiare un impegno nei confronti di Pegah Emambakhsh, la donna lesbica iraniana che si è rifugiata nel Regno Unito per sfuggire la tortura e la pena di morte che l'attendono qualora fosse rimpatriata.

 

"Il Regno Unito rimpatria solo coloro che non hanno bisogno di protezione internazionale e che possono tornare sani e salvi nel loro Paese di origine," scrive l'Ambasciatore, che ha assunto il suo incarico in Italia lo scorso anno.

“E' un impegno solenne, ma lo rispetterà il governo del Regno Unito?” si chiedono Malini e Pegoraro, leader del Gruppo EveryOne. “Purtroppo la casistica ci suggerisce quantomeno di dubitarne.  L'impressione è che si cerchi di dimostrare l'assurdo, ovvero che Pegah non subirà alcuna forma di persecuzione nell'Iran di Ahmadinejad e degli spietati tribunali islamici.”

 

Si ricorda che Edward Chaplin conosce perfettamente la mancanza di leggi che tutelino i diritti umani nella repubblica islamica dell'Iran, sia perché è un importante esperto della cultura e della politica mediorientale, sia perché le tappe della sua luminosa carriera l'hanno condotto più volte in Medio Oriente, con incarichi di grande responsabilità.

 

Nel 1991 Edward Chaplin fu inviato quale funzionario britannico con competenza per il Libano, Israele ed i Territori Occupati e nel 1985 fu assegnato a Teheran in qualità di Capo della Sezione Politica. Tornato a Londra nel 1996, fu Direttore del Dipartimento Medio Oriente dell'FCO, in un periodo dominato dai rapporti della comunità internazionale con Iraq ed Iran. Quindi, nel 2000, è stato nominato Ambasciatore presso il Regno Ascemita di Giordania. Richiamato nel 2002, ha assunto l'incarico di Direttore del'FCO per Medio Oriente e Nord Africa. Nel 2004, dopo la fine del regime di Saddam Hussein, il Sig. Chaplin è stato nominato Ambasciatore britannico in Iraq, istituendo di nuovo l'Ambasciata dopo un'interruzione nelle relazioni fra i due paesi durata 13 anni.

 

Ecco il testo della lettera:

“Egregio signor Malini, grazie per i suoi commenti riguardanti il caso di Pegah Emambakhsh. Ogni disposizione per l'asilo è attentamente considerata da autorità con grande esperienza, che si basano su un'analisi accurata di tutte le informazioni, e considerano ogni possibile circostanza legata alla richiesta di asilo. Noi rimpatriamo soltanto coloro i quali, al termine dei processi giudiziari, vengono ritenuti non bisognosi di protezione internazionale e che dunque possono tornare in patria in sicurezza. Consideriamo ragionevole che solo un individuo in tale situazione ritorni al suo Paese di origine e se non parte volontariamente possiamo obbligarlo a tornare nei tempi stabiliti. E’ importante seguire un sistema efficace e giusto dell'asilo per evitare che venga concesso a chi non necessiti di protezione internazionale e quindi possa essere rimpatriato. Esaminiamo con grande cura ogni caso specifico prima di rimpatriare una persona e non rimpatriamo chi possa correre un rischio al suo ritorno in patria. Cordiali saluti.”

 

“CHI VUOLE IL SANGUE DI PEGAH EMAMBAKHSH?” La deportazione di Pegah prorogata al 28 agosto. Ma non illudiamoci

Per sottoscrivere l’appello del Gruppo EveryOne per salvare Pegah Emambakhsh, inviare una mail con nome, cognome e nazione a savepegah@gmail.com e con oggetto “Save Pegah”

 

La vicenda di Pegah Emambakhsh è l'ennesimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi. Il Gruppo EveryOne, gli attivisti e i politici che hanno aderito all'appello per la sua vita hanno ottenuto una proroga della deportazione al 28 agosto. Ma non illudiamoci, perché il governo sta solo aspettando che l'opinione pubblica si concentri su altri eventi per costringere Pegah a salire sull'aereo della morte. Deportazioni come quella riservata a Pegah si sono già verificate, anche in tempi recenti, nel Regno Unito e negli altri paesi che si definiscono "democratici". Se abbandoneremo Pegah, rinunceremo alla nostra umanità e saranno "loro" a vincere.

Il caso di Pegah Emambakhsh dimostra come i fondamentali diritti umani siano ancora oggi calpestati non solo nei regimi totalitari, ma anche nei paesi che si ritengono civili. Le leggi della repubblica islamica dell'Iran prevedono la tortura e la pena di morte tramite lapidazione per le lesbiche, l'impiccagione per gli omosessuali maschi. Sono forme di persecuzione disumane e non a caso, in quanto a diritti umani, l'Iran è paragonato alla Germania di Hitler. I paesi democratici ritengono di essere migliori e di considerare la vita umana il massimo bene e per questo hanno accettato e sottoscritto la Convenzione Europea sui Diritti Umani in cui è stabilito che nessuno debba essere deportato qualora la sua vita sia in pericolo e che, dunque, deportare una persona omosessuale che chiede asilo è una grave infrazione del patto sottoscritto dai paesi democratici europei. E' un ideale che tutti condividono, finché si trova scritto sulla carta. Quando però si presentano casi reali, ecco che i governi cercano ogni pretesto per deportare i rifugiati omosessuali nei loro paesi di origine, negando il diritto legittimo di asilo e di fatto assassinandoli.

E non ci riferiamo al lontano passato: nel 2005 il governo giapponese negò il diritto di asilo a un rifugiato fuggito dall'Iran, dove era condannato a morte. Lo stesso anno la civilissima Svezia negò l'asilo a un altro gay iraniano. L'Olanda ha smesso di deportare gli omosessuali iraniani in patria, verso la morte, solo nel 2006. Ma è una decisione "temporanea". Il Regno Unito, grazie alla complicità dei media, nasconde una realtà tragica, caratterizzata da una politica diretta a rifiutare asilo ai gay che fuggono da paesi in cui sono perseguitati. Alcuni gay in attesa di deportazione dal Regno Unito verso l'Iran hanno preferito suicidarsi piuttosto che salire sugli aerei della morte. Per facilitare il compito ai governi insensibili ai diritti umani, i giudici iraniani non condannano gli omosessuali solo per la loro inclinazione, ma aggiungono altri reati, che facilitano le espulsioni: corruzione di minore, violenza, cospirazione ecc.

Nel Regno Unito e in Germania spesso si chiede agli omosessuali di provare la loro inclinazione. E' un altro vergognoso prestesto per deportarli, perché i rifugiati dovrebbero mostrare ai loro inquisitori, per fornire una prova, la pratica di atti sessuali o documenti videofotografici comprovanti tali atti, visto che non esistono altre possibili prove, al di là della loro parola. Grazie all'appello del Gruppo EveryOne, cui hanno aderito migliaia di persone - fra cui politici, intellettuali, attivisti, persone comuni e tanti giovani disgustati dall'orrore del pregiudizio che rende barbari anche i paesi che si vantano di essere civili - il magistrato ha prorogato la deportazione di Pegah dal 23 al 28 agosto.

Il governo britannico vuole prendere tempo, perché spera che nel frattempo l'opinione pubblica sposti la sua attenzione su argomenti futili come la convocazione di Beckam in nazionale. Noi del Gruppo EveryOne continueremo a parlare, scrivere, impegnarci perché il diritto alla vita di Pegah e di tutte le vittime del pregiudizio che fuggono da regimi che li perseguitano sia rispettato, perché i perseguitati trovino asilo nei paesi in cui tutti noi viviamo, paghiamo le tasse, votiamo e rispettiamo le leggi. Non lasciateci soli, non lasciate sola Pegah, non chiudete gli occhi, non tappatevi le orecchie, non anestetizzate i vostri cuori e le vostre coscienze. L'indifferenza equivale alla complicità in uno sterminio e se vogliamo che i nostri governanti cambino, che diventino uomini buoni e giusti, dobbiamo vigilare sul loro operato e avvertirli con fermezza quando sbagliano, quando gettano la prima pietra. Non lasciamoci ingannare dai loro sorrisi, dai bei vestiti, dai discorsi melliflui: anche i carnefici di Hitler sembravano persone rispettabili. L'orrore e la crudeltà sono molto abili a mascherarsi: sono puliti, impeccabili, hanno larghi sorrisi e a volte portano corone sulla testa. Se vogliamo impedirgli di versare sangue, dobbiamo imparare a guardarli "ai raggi X". Migliaia di persone in tutto il mondo chiedono che Pegah viva, che i suoi diritti siano rispettati. Pubblicheremo presto alcuni dei loro nomi, ma li sentiamo tutti vicini a Pegah, a Yasmine K (la lesbica iraniana che sta per essere deportata da una Germania che non perde il vizio), a tutti coloro che soffrono e rischiano la vita a causa del pregiudizio, della disumanità di chi ci governa e della colpevole ignavia dei media.

 

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini e Matteo Pegoraro

 

Gruppo EveryOne - Info: + 39 334 8429527 

roberto.malini@annesdoor.com 

matteo.pegoraro@infinito.it

 

IL CASO DI PEGAH EMAMBAKHSH: FERIMIAMO QUEL VOLO VERSO LA MORTE DEL 23 AGOSTO!

openmind | 21 Agosto, 2007 14:44

COMUNICATO STAMPA

21 agosto 2007

 

 CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E MASSIMA DIFFUSIONE       

             

IL CASO DI PEGAH EMAMBAKHSH: FERIMIAMO QUEL VOLO VERSO LA MORTE DEL 23 AGOSTO!

 

Il governo del Regno Unito ha anticipato la deportazione della donna iraniana perseguitata in patria a causa della sua omosessualità. Dopo l'appello del Gruppo EveryOne, migliaia di proteste raggiungono le autorità del Regno Unito, che in spregio alle convenzioni sui diritti umani le negano asilo. Il suo volo per Teheran, dove sarà torturata e lapidata, è già fissato per il 23 agosto. "Se siamo ancora esseri umani," affermano i leader del Gruppo EveryOne "non permettiamo che Pegah salga su quell'aereo". 

 

Il caso di Pegah Emambakhsh (40), la lesbica iraniana che è in attesa di deportazione nel suo Paese di origine, dove in base alle leggi locali verrà lapidata, ha preso una svolta imprevista. Abbiamo brutte notizie che ci giungono direttamente da una fonte vicinissima a Pegah, detenuta a Yarlswood (Sheffield). Le autorità del Regno Unito hanno deciso di compiere un atto di forza, in dispregio di ogni diritto umano e di anticipare la partenza di Pegah verso l'Iran.

 

 Il Governo britannico è in procinto di deportarla il 23 agosto 2007, con il volo diretto per Teheran della British Airline, numero BA6633, che partirà alle 21.55 dall'aeroporto Heathrow.

 

Il governo del Regno Unito ha ricevuto migliaia di e-mail di protesta, e-mail provenienti da tutto il mondo, non solo di attivisti per i diritti umani, ma di intellettuali, giornalisti, politici e anche celebrità del cinema e dellla TV.

L'appello promosso dal Gruppo EveryOne è stato sottoscritto da migliaia di persone, in tutto il mondo.

 

Ogni messaggio chiede ai governanti britannici di rispettare le convenzioni internazionali riguardanti i diritti umani e di concedere immediatamente asilo a Pegah, in quanto perseguitata a causa della sua omosessualità. Ricevere asilo è un diritto di Pegah e negarglielo rappresenta un crimine di inaudita gravità.

 

Il Gruppo EveryOne si sta impegnando giorno e notte, considerata l'urgenza del caso, invitando gli attivisti e le persone che credono nei diritti umani a organizzarsi, inviare proteste formali ai politici e alle autorità e in ogni caso impedire che Pegah salga su quell'aereo che la condurrebbe verso la morte.

 

“Li contattiamo uno per uno, rivolgendo loro lo stesso invito: dobbiamo essere uniti, dobbiamo essere vicini a Pegah, che è un simbolo del diritto minimo ed essenziale di ogni essere umano: il diritto alla vita” affermano Roberto Malini e Matteo Pegoraro di EveryOne. “Non permettiamo che i governanti del Regno Unito si macchino dell'omicidio di una donna innocente e trasformino il diritto internazionale nella legge del più forte e del più cinico. Non permettiamo che si risveglino fantasmi terribili, che il potere perda umanità e soffochi i più deboli, come accadde nelle epoche più buie. Pegah non deve salire su quel volo, perché la sua vita è sacra e rappresenta anche la nostra speranza in un mondo più giusto, in un mondo di uguali e non - ancora una volta - in un luogo di dolore e ingiustizia, dominato dall'odio e dal pregiudizio.”

 

Il Gruppo EveryOne è affiancato e sostenuto da molte organizzazioni internazionali per i diritti umani. E' di oggi la notizia che l'Ambasciata Britannica a Roma si è impegnata a portare nelle sedi adeguate e con urgenza il caso di Pegah. Marco Cappato, deputato europeo dei Radicali Italiani, su appello di EveryOne si  sta inoltre mobilitando all’interno del Parlamento Europeo affinché l’espulsione della donna venga immediatamente revocata.

 

Nonostante questo, l'Ufficio preposto alle richieste di asilo e applicazioni di Visa non solo ha ignorato l'appello, ma proprio per evitare che la protesta possa ottenere ascolto, ha anticipato la deportazione di Pegah al 23 agosto.

 

“Siamo in contatto con quattro esponenti del governo britannico e con il giudice che si occupa di Pegah. Devono essere coraggiosi e passare dall'indignazione ad atti formali con procedimento di urgenza. Ci auguriamo di avere notizie confortanti prima della data fatidica. Qui sotto, il messaggio da noi inviato ieri, in inglese, agli attivisti del Regno Unito e di altri Paesi. Vi terremo aggiornati”.

 

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini e Matteo Pegoraro

 

Gruppo EveryOne - Info: +39 334 8429527 

matteo.pegoraro@infinito.it 

roberto.malini@annesdoor.com
 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS
Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.