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DAI SETTANTA IN POI, COM´ERAVAMO GAY

openmind | 16 Luglio, 2007 12:57

 

Porpora Marcasciano racconta in "AntoloGaia" la crescita di un movimento fra cultura e sessualità.

Tra le tante versioni degli anni Settanta fin qui raccolte, in quel "patema testimoniale" politico o sentimentale di ogni protagonista dell´epoca, merita una citazione e soprattutto una lettura il libro di Porpora Marcasciano, sociologa, militante per i diritti dei transessuali.

Porpora vive e lavora a Bologna da anni e il suo ultimo libro si chiama «AntoloGaia. Sesso, genere e culture degli anni ‘70» (Il dito e la luna edizioni, 14 euro). E´ la storia di un decennio di Italia non ufficiale, non dichiarata: mentre si intrecciano controcultura, musica, scoperta della sessualità libera e da liberare, grandi e piccoli maestri, comincia infatti la lunga marcia per i diritti civili di gay, lesbiche e trans. Territori queer, come si direbbe oggi: un mondo che allora faceva fatica persino ad essere nominato dovendo restare "invisibile". Il libro è un diario, profondo e piacevole, che racconta, attraverso l´esperienza personale di Porpora, come quel mondo trovi forze e coscienze per emergere, per manifestarsi, per prendere la parola.

Così la scoperta della sessualità degli anni Settanta diventa anche un punto di partenza (non sempre di forza, però) perché i gay possano "uscir Fuori". Porpora, nata in un paese del Sannio (tra Benevento e Foggia), fa l´università a Roma proprio negli anni Settanta: c´è la politica, il movimento, le diatribe con gli autonomi, ala durissima e machista della protesta, ma c´è anche una vita quotidiana fatta di incontri, di scoperte (anche e soprattutto di sé). Si legge, si ascolta musica, si vive insieme.

Il libro mette in luce le difficoltà con i compagni di sinistra (così ideologicamente portati al sostegno di tutti gli oppressi ma poi irrigiditi davanti al tabù dell´omosessualità) di chi stava scoprendo i propri desideri e poi, negli anni ottanta, le divisioni del mondo gay, quando le trans venivano considerate troppo folkloristiche e poco seriose nell´approccio alla politica (scontro di vitalità diverse tra "quelle con il tacco a spillo" e "le baffe").

Da Roma Porpora si trasferisce a Bologna, racconta della casa in via Clavature, dove sopra abitavano i Gaz Nevada, e di una città comunque più libera e meno soffocata dal terrorismo rispetto a Roma. C´è la conquista del Cassero, ovviamente. Con una riflessione amara e attuale: «Chissà se oggi, in questi tempi, ce l´avrebbero dato quel posto». E partendo proprio da quell´esperienza, della centralità che allora Bologna seppe dare al movimento Glbt (gay-lesbian-trans-bisexual, come appunto si dice oggi, finiti i tempi del "circolo frocialista") è importante leggere anche «Omossessuali moderni» di Marzio Barbagli e Asher Colombo (del Mulino), edizione aggiornata del libro uscito nel 2001. In questa nuova versione, un´indagine fatta sul campo, con dati e testimonianze, approccio davvero sociologico, distaccato eppure intenso, Bologna si conferma capitale, per numeri e partecipazione. Si evidenzia, rispetto a sei anni fa, una presenza forte del movimento lesbico, visibile e attivo anche nella rivendicazione dei diritti e nella volontà di creare legami sociali (tanto che alle ragazze è dedicata la copertina). Un libro importante, anche questo. Soprattutto adesso.
 
 

di VALENTINA DESALVO Repubblica.it

 
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