L'anno
scorso i fascisti di Forza Nuova volevano fermarli e quest'anno erano
di più, di gran lunga di più: gay, lesbiche, transessuali, bisessuali
ed eterosessuali insieme per rivendicare l'eguaglianza dei diritti e la
laicità dello Stato. Un corteo allegro e rumoroso, pieno di vita,
colorato da centinaia di bandiere arcobaleno e rosse che si muovevano
al ritmo di musica. E tra slogan canti e balli i catanesi hanno
assistito alla manifestazione con il sorriso sulle labbra e il
videotelefono in mano, tolleranti e civili. Perché il Pride è anche
questo: educazione alla tolleranza.
IL GIORNO DEL GAY
PRIDE
Bandiere,
musica, canti, balli e slogan di protesta contro il clericalismo. Tanta
allegria e niente rabbia. Anche i passanti hanno accolto divertiti e
tolleranti la colorata carovana
Una festa allegra in una città civile
In corteo per rivendicare insieme l'uguaglianza dei diritti e la laicità dello Stato
Il
corteo arcobaleno irrompe nella via dello shopping e trascina tutti in
un vortice di allegria. In strada si canta, si balla, si ride. E si
protesta e si lotta, ma senza rabbia. Oggi l'orgoglio in movimento è
mostrare di esserci e di essere pieni di vita, di risorse, di energia.
Oggi sfilare lungo via Etnea per il "Gay Pride 2007" è un momento di
rivendicare, per tutti, alcuni valori fondamentali di uno Stato
democratico: laicità, autodeterminazione, lotta alle discriminazioni,
uguaglianza giuridica, cioè diritti. Una sferzata allegra e scanzonata
alla politica bacchettona e ipocrita, a chi, per calcolo e convenienza,
accetta i dictat clericali. Una manifestazione, infine, unitaria. Tutte
insieme, a differenza dell'anno scorso, le quattro sigle che a Catania
rappresentano il movimento gay lesbico transessuale bisessuale -
Arcigay, Open Mind, Pegaso e Agedo - "perché quando il pericolo è
grande l'unione fa la forza". Ed anche i giovani dei vari partiti di
sinistra stanno insieme, auspicio e annuncio della futura unità.
Il
corteo è una selva di bandiere rosse e arcobaleno che si agitano al
ritmo della musica insieme a decine di striscioni. I radicali sfilano
con cartelli tutti uguali: un manifesto politico in slogan, "No
Vatican, no taliban", "Anche una coppia gay è famiglia", "No
concordato, no 8 per mille". Un posto, alla testa del corteo, se lo
aggiudica lo striscione che apriva il Pride dell'anno scorso: "Froci
sempre, fascisti mai". Ormai è un pezzo di storia, memoria
dell'aggressione e del tentativo di Forza Nuova di bloccare la
manifestazione "orgoglio antifascista". In molti, quest'anno, hanno
deciso di esserci proprio per questo, in risposta alle minacce di
allora, per rivendicare la libertà di pensiero, di espressione, di
vita. Ma dei fascisti, quest'anno, neanche l'ombra. Dissuasi dallo
smacco subìto e dalla discreta ma attenta presenza delle forze
dell'ordine che hanno vigilato sul corteo allontanando i bulletti di
turno. I partecipanti notano e ringraziano. "La nostra è una cultura di
gioia, di vita, non quella dei fascisti che di giorno vestono giacca e
cravatta e di notte vanno a colpire chi reputano diverso", grida una
donna da uno dei due camion in sfilata. E dalla folla si alza un coro:
"Orgogliosamente lesbiche, gay, trans? Sìììì. Antifascisti? Sempre".
Intanto
la festa prende il sopravvento. I due camion scoperti sono palcoscenici
mobili dove si esibiscono trans e ragazzi e ragazze scatenati in balli
travolgenti. Lanciano in aria fischietti e ventagli. I passanti li
acchiappano e il corteo è tutto un fischiare e uno sventolarsi
seducente, provocatorio, irridente. Tutto il corteo vibra. Chi ride,
chi canta, chi balla, chi fa il trenino, chi agita la mitra che porta
sulla testa, chi sguaina spadoni di plastica che non fanno male ma
bollle di sapone. L'ironia dei catanesi fa il resto, compresa
l'irriverente esposizione di drappi ai balconi, come per le processioni
religiose. I presenti guardano divertiti, condiscententi: "Se non fanno
male a nessuno...", "Se c'è l'amore... meglio che stare con chi non si
sopporta". "Non mi piace, ma se penso alla mia fidanzata, mi chiedo se
ho il diritto di precludere ad altri la felicità che provo io". Nessuna
aggredisce, nessuno insulta. Il ripetersi di questi appuntamenti serve
anche a questo: ad aprire la mente, a smussare i pregiudizi. Tant'è che
i più sorridono divertiti e videofotografano.
Ad
attirare l'attenzione è soprattutto una coppia di ragazzi in coppola
nera, come il gilet e gli occhiali. Sembrano i mafiosi dei telefilm.
"Invece siamo veri masculi siciliani. E gay". Stanno sul sedile
posteriore di una Lancia Delta decapottata, tinta in rosa confetto e
avvolta di tulle bianco. E' la macchina degli sposi e gli sposi sono
loro. Non a caso tema del giorno è il matrimonio tra omosessuali. "E'
il momento di uscire dalla fase infantile - dice un attivista della
prima ora, del Fuori di Pezzana -. Il matrimonio non è legato soltanto
a problemi pratici relativi all'assistenza e alla successione: è in
gioco l'uguaglianza dei diritti. E sta a noi dare dignità a questo
povero Stato attraverso una seria lotta anticlericale".
Man
mano che il corteo avanza gli organizzatori si guardano felici. Sono
tanti, sono più degli anni scorsi, più di quanti sperassero: circa
1.500, secondo la polizia, oltre 2.500, secondo i loro calcoli. Un
successo. Tanto più in una città silente e ripiegata su se stessa, una
città che non partecipa più alle manifestazioni di piazza. Così, tra i
militanti di Sinistra e i sindacalisti della Cgil, le battute si
sprecano: "L'anno prossimo facciamo anche il 25 aprile gay", propone
una compagna che fa sconsolati paragoni.
Eppure
anche in questo corteo i politici sono pochi, pochissimi. C'è il
parlamentare dei Ds e presidente onorario dell'Arcigay Franco Grillini,
e ci sono il senatore di Rifondazione Santo Liotta, il segretario
cittadini dei Ds Luca Spataro e il deputato dei Comunisti Italiani
Orazio Licandro. Perché così pochi? "E' segno di una provinciale
subalternità alle gerarchie ecclesiali - commenta quest'ultimo -. Ma se
sul tema della conquista dei diritti, e in un periodo in cui è a
rischio il principio di laicità dello Stato, hanno paura di incorrere
nelle ire dei vescovi, allora smettano di fare politica e si dedichino
al volontariato". Eppure un sacerdote al corteo c'è, con la croce di
legno ben visibile al petto. "Perché sapere e capire è comunque
importante". Il Gay Pride è anche questo.
Pinella Leocata