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openmind | 19 Giugno, 2007 20:28

openmind | 19 Giugno, 2007 19:15

openmind | 18 Giugno, 2007 16:01
openmind | 12 Giugno, 2007 11:03
ROMA. «Felice che si sia dichiarato. Era tempo che la verità venisse fuori: io l’ho sempre saputo, ma questo non mi ha mai fatto venire meno l’affetto e l’amicizia nei suoi confronti». Nino Benvenuti, il più grande rivale che Emile Griffith abbia avuto sul ring, accoglie così la notizia data dalla Gazzetta dello sport in prima pagina che il pugile americano abbia deciso di sfilare al Gay Pride, rendendo così pubblico il suo coming out. «Oggi si può dire tutto, tutte le verità - è il messaggio del’ex campione del mondo dei medi - i tempi ti permettono di rivelare qualunque cosa, per fortuna. Fino a ieri si sapeva nel nostro ambiente che Emile fosse gay, e lui aveva sempre vissuto la cosa con molta serenità, con le sue amicizie particolari, con le sue storie».
Un outing liberatorio, per Benvenuti: «Sapevo le sue storie anche quando lo incontravo sul ring - rivela l’oro di Roma 1960 - ma la mia cultura non interferiva affatto con il mio pensiero personale. Non mi importava affatto che fosse gay, era solo un avversario, e grandissimo campione. Che sappia io è il primo pugile che si dichiara gay, ma per me resta un amico fraterno: lui sapeva che io sapevo, ma non l’ho mai considerato per quello».
Il filo della memoria viaggia negli anni, Benvenuti continua ad ammirare il suo vecchio rivale di tanti mondiali: «Sapeva soffrire, aveva coraggio, aveva un temperamento incredibile: gli mando i miei auguri, era ora che la verità venisse fuori».
openmind | 10 Giugno, 2007 16:14

Carissime/i,
racconto ciò che ho visto con i miei occhi:
ho visto una grande energia popolare di migliaia di persone che ripudiano la guerra che si materializzava in una gigantesca baraonda, un corteo grandissimo e ritmato dai tamburi dei NoDalmolin che quasi accennava passi di danza.
Ho visto un popolo che non è andato a Piazza del Popolo ma che ,sfilando davanti all'altare della Patria sommerso da un esercito di poliziotti e camionette, ha cantato "O bella ciao" per protestare contro il nuovo invasore, il criminale di guerra George Bush, ricevuto con abbracci da un governo servile e privo di dignità.
Ho sentito le voci di migliaia di persone che hanno urlato la loro protesta e che hanno parlato attraverso alcuni/e dei/lle loro portavoci in una piazza Navona stracolma di gente di sole e di colori.
E le nostre parole sono state non solo il NO A BUSH, ALLE GUERRE, ALLA POLITICA DI GUERRA DI QUESTO GOVERNO, MA ANCHE TUTTI I NOSTRI SI. SI AL DISARMO, SI AL RITIRO DELLE TRUPPE DALL'AFGHANISTAN, SI AD EMERGENCY -AL SUO RIENTRO IN AFGHANISTAN, ALLA LIBERAZIONE DI HANEFI-, SI AL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI, SI ALLA CHIUSURA E RICONVERSIONE DELLE BASI MILITARI, SI ALLA REVOCA DEGLI ACCORDI DI GUERRA SULLA BASE DAL MOLIN, SUI CACCIABOMBARDIERI, SULLO SCUDO SPAZIALE.
Ho visto un movimento contro la guerra rinato, fresco di energie, forte e determinato, non più in lutto per la delusione del governo amico, non più spaventato dai boicottaggi politici e dagli allarmismi sulle violenze e gli scontri, un movimento in grado di credere a se stesso, di autoorganizzarsi, di ripartire per cambiare la politica estera dell'intero nostro paese. Una speranza che si concretizza e che promette nuove e più durature lotte di massa.
Alla fine della manifestazione ho visto un gruppo di imbecilli mascherati con fazzoletti neri che tiravano bottiglie all'indirizzo dei cordoni di polizia. Ho visto come i mass media si sono buttati a pesce su questo rituale teatrino di piazza per tentare di screditare il nostro movimento e la nostra manifestazione.
Ma dobbiamo impedire che il sapore amaro di questa stupida conclusione possa oscurare il sentimento di bellezza e di orgoglio che insieme abbiamo provato.
Il mio è un grazie a quante e quanti ci hanno creduto, hanno partecipato, hanno lavorato tanto per la riuscita di questo grandissimo evento politico.
Salam Nella Ginatempo
openmind | 09 Giugno, 2007 09:49
Oggi torno a Roma
per dire quello che il governo tace
per dire quello che chi al governo è all'opposizione non dirà mai
per dire quello che il papa benedice
per dire quello che i giornali non diranno mai
per vedere la Roma che conosco
i turisti per caso il 9 giugno
quelli non per caso che saranno a Roma
Oggi torno a Roma
per camminare
non ci potrei stare seduta
con questi morti
con queste facce ridenti e sfacciate
con queste facce soddisfatte e vergognose
che ballano sopra la vita.
Oggi sarò a Roma
per dire che è una città aperta a chi dice No
per dire che è una città dove abbiamo fatto breccia
per dire tutto quello che ci fanno ingoiare
per dire che l'America che amo è quella di Cindy Sheehan
per dire che l'Afghanistan muore come Zakia Zaki
per dire che la Palestina vive con Rachel Corrie
per dire ai signori della guerra
che il Movimento si muoverà sempre e dovunque
che la loro pace di morte è il nostro incubo di vita.
Oggi sarò a Roma
loro mi chiamano noglobal
io che nel 2050 avrò 100 anni
mi chiamo
Doriana Goracci
Oggi torno a Roma
per dire quello che il governo tace
per dire quello che chi al governo è all'opposizione non dirà mai
per dire quello che il papa benedice
per dire quello che i giornali non diranno mai
per vedere la Roma che conosco
i turisti per caso il 9 giugno
quelli non per caso che saranno a Roma
Oggi torno a Roma
per camminare
non ci potrei stare seduta
con questi morti
con queste facce ridenti e sfacciate
con queste facce soddisfatte e vergognose
che ballano sopra la vita.
Oggi sarò a Roma
per dire che è una città aperta a chi dice No
per dire che è una città dove abbiamo fatto breccia
per dire tutto quello che ci fanno ingoiare
per dire che l'America che amo è quella di Cindy Sheehan
per dire che l'Afghanistan muore come Zakia Zaki
per dire che la Palestina vive con Rachel Corrie
per dire ai signori della guerra
che il Movimento si muoverà sempre e dovunque
che la loro pace di morte è il nostro incubo di vita.
Oggi sarò a Roma
loro mi chiamano noglobal
io che nel 2050 avrò 100 anni
mi chiamo
Doriana Goracci
openmind | 07 Giugno, 2007 18:00

openmind | 04 Giugno, 2007 12:07

Dichiarazione ufficiale rilasciata da Hillary Clinton in occasione del Mese dell'Orgoglio Lesbico e Gay
"Mentre celebriamo il Mese dell'Orgoglio Lesbico e Gay, voglio congratularmi con la comunità lgbt per un anno storico che ha portato il nostro paese più vicino all'uguaglianza e più vicino alla fine della discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender americani. Proprio un anno fa, ho lavorato con i miei colleghi democratici del Senato e con i dirigenti lgbt per sconfiggere il divisivo e discriminatorio Federal Marriage Amendment (FMA). Da allora, non solo abbiamo sconfitto il FMA, ma siamo riusciti a fare veri progressi nel raggiungere l'equità per tutti gli americani. Infatti, dal giugno 2006, il New Jersey e il New Hampshire sono diventati il terzo e il quarto stato ad adottare le unioni civili, e il Washington e lo Iowa si sono aggiunti alla lista degli stati che mettono fuori legge la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere. Una legge analoga in Colorado verrà presto firmata. E nel Congresso stiamo finalmente per approvare il Matthew Shepard Act, che estenderà le leggi sui crimini di odio includendovi l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Che differenza può fare un anno.
L'inizio del Mese dell'Orgoglio Gay e Lesbico è una grande occasione per celebrare queste recenti vittorie, ma anche per riflettere su tutto il lavoro che ancora deve essere fatto. Purtroppo, pur essendo questa negli anni la prima volta in cui la legge sui crimini di odio ha forti possibilità di passare in entrambe le Camere del Congresso, il presidente Bush ha già preannunciato che metterà il veto a questa legge che è una pietra miliare. La verità è che vedremo poco progresso per la comunità lgbt a livello nazionale finchè non avremo un nuovo presidente democratico. Per sei lunghi anni l'amministrazione Bush ha preso in considerazione solo le famiglie che contano per loro. E' stato un governo di pochi, fatto da pochi e per pochi. E nessuna comunità è stata più invisibile per questa amministrazione della comunità lgbt.
Io concorro alla presidenza per sostituire la leadership divisiva degli ultimi sei anni - una leadership che non considera nessun problema e nessuna famiglia al di sopra degli scopi della politica. L'America merita un presidente che faccia appello al meglio in ciascuno di noi, non al peggio; un presidente che dia valore e rispetto a tutti gli americani, gay e eterosessuali; un presidente che tratti tutti gli americani in modo uguale, indipendentemente da chi sono o da chi amano.
Sono orgogliosa del mio sostegno alla comunità lgbt durante i miei anni da First Lady e come senatrice degli Stati Uniti. Ma se assumerò la carica presidenziale nel gennaio 2009, potremo finalmente puntare a un successo che sia molto più della bigotteria che abbiamo fermato e delle cattive decisioni che siamo riusciti ad evitare. L'America avrà finalmente un presidente che porterà avanti questo paese. Quando sarò presidente, lavoreremo insieme per assicurare che tutti gli americani in relazioni impegnate abbiano uguali benefici e che nessun ostacolo si frapponga sulla strada delle coppie amorevoli che vogliono adottare bambini in stato di bisogno. Estenderemo finalmente la nostra legge federale sui crimini di odio e approveremo la legge di non-discriminazione sul lavoro. E' semplicemente sbagliato che nell'anno 2007 la gente che lavora sodo e fa un buon lavoro possa venire licenziata ogni giorno a causa di chi ama. E infine metteremo fine alla politica fallita del "non chiedere, non dire". Il coraggio, l'onore, il patriottismo e il sacrificio - i tratti che definiscono i nostri uomini e donne in uniforme - non hanno niente a che fare con l'orientamento sessuale.
Sono onorata di avere il sostegno di tante persone della comunità lgbt e auspico di lavorare a stretto contatto con la comunità durante la campagna. Insieme, possiamo continuare il viaggio che l'America ha intrapreso sin dai suoi inizi - formare una unione più perfetta e realizzare gli obiettivi e i valori in cui crediamo. Questa è la promessa dell'America - e questo è il motivo per cui concorro alla presidenza".
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