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openmind | 28 Giugno, 2007 08:34

LE ORIGINI DEL GAY PRIDE
STONEWALL, 28 GIUGNO 1969
UNA NOTTE CHE HA CAMBIATO IL MONDO
IL POPOLO GLBT PRENDE COSCIENZA DEI SUOI DIRITTI
Nella
prima mattinata del 28 giugno 1969, la polizia fece irruzione nello
Stonewall Inn, un club privato di Christopher Street nel Greenwich
Village di New York, la cui clientela era prevalentemente omosessuale.
Il motivo ufficiale dell'irruzione era la vendita non autorizzata di
alcolici. Era la seconda irruzione nel giro di una settimana nello
stesso locale e l'ultima di una lunga serie ai danni di altri locali
della città frequentati da gay.
Quel giorno la polizia fermò ed
identificò circa 200 persone, la maggioranza delle quali furono libere
di lasciare lo Stonewall, ma il personale e tre transessuali furono
arrestati (per le leggi dello stato era infatti illegale indossare meno
di tre capi di vestiario appropriati al proprio genere).
Alcuni
testimoni hanno raccontato che l'atmosfera all'esterno del locale era
inizialmente festiva ed allegra nonostante l'intervento della polizia.
Passanti e turisti si erano uniti alla folla, che urlava e scherzava
all'uscita di ogni persona che veniva via via rilasciata dall'interno
del locale. Ma quando la polizia iniziò a caricare su un cellulare il
personale del locale e le tre transessuali, la rabbia della folla
esplose; iniziò un lancio di pietre, bidoni della spazzatura e
bottiglie verso il palazzo, qualcuno gettò una bottiglia molotov.
Secondo le cifre riportate dalla stampa il giorno successivo, 13
persone furono arrestate e tre agenti rimasero feriti.
Durante
quella stessa sera di sabato, e per tutta la domenica mattina, la folla
continuò a radunarsi di fronte allo Stonewall Inn cantando e ballando
di fronte alle forze di polizia schierate in assetto antisommossa:"we
are the Stonewall girls. We wear our hair in curls. We have no
underwear. We show our pubic hair". La polizia disperse la folla senza
ulteriori incidenti, anche se nei giorni successivi ci fu un altro
momento di tensione tra dimostranti e forze di polizia.
Nelle
sere successive le manifestazioni davanti allo Stonewall ripresero e si
scontrarono ancora con la polizia che voleva disperderle. Il seme era
gettato, e dalle pavide e represse associazioni "omofile" si staccò
nelle settimane successive un movimento più radicale di persone che
chiedevano di avere i diritti degli altri (e che vennero accusati dalle
prime di essere "comunisti" e voler compromettere il quieto vivere) e
sceglievano per la prima volta di usare la parola "gay" per le loro
rivendicazioni.
Alla polizia sono sicuri di una cosa sola:
sentiranno ancora parlare delle Ragazze di Christopher Street",
chiudeva la suo spregevole cronaca il Daily News del 6 luglio.
Allo
Stonewall andò a portare la propria solidarietà anche il poeta Allen
Ginsberg, che celebrò con una frase fatidica quanto era accaduto: "I
froci hanno perduto quel loro sguardo ferito".
Gli scontri,
una vera e propria sorpresa per tutti, avevano rivelato per la prima
volta nella storia che esistevano omosessuali disposti a combattere per
non veder calpestati i propri diritti, decisi a scrollarsi di dosso
secoli di vergogna e a rifiutare il canonico ruolo di vittime. La
rottura simbolica con gli stereotipi tradizionali, dunque, si compiva.
Verso
la fine di luglio iniziarono a circolare copie di un volantino che
chiedeva un incontro generale "per la liberazione degli omosessuali",
ed il cui titolo recitava "Pensi che gli omosessuali siano disgustosi?
Ci puoi scommettere il tuo dolce sederino che lo siamo!". Il gruppo che
prese vita da quell'incontro si diede il nome di "Gay Liberation Front"
e adottò una politica estrema di rottura con quelle che erano state
fino ad allora le prese di posizione di gruppi omofili come la
"Mattachine Society", chiedendo non solo la fine delle violenze e delle
discriminazioni portate avanti dalle forze dell'ordine, ma anche
l'introduzione di una serie di diritti che andavano dalla protezione
sul posto di lavoro all'introduzione di leggi antidiscriminatorie a
livello locale e federale.
Ben presto videro la luce altri
gruppi ed organizzazioni come la "Gay Activists Alliance" dapprima a
New York, quindi nel resto del paese. In altri paesi ci furono negli
anni successivi simili rivolte, come ad esempio in Canada nel 1981,
quando a seguito dell'irruzione della polizia in un locale gay, ci
furono incidenti in quella che è ancora ricordata come la "Stonewall
canadese". A Sydney il 24 giugno 1978 una manifestazione per
commemorare la rivolta di Stonewall fu interrotta brutalmente dalla
polizia, che arrestò 53 persone, dando inizio all'annuale celebrazione
del Sydney Gay & Lesbian Mardi Gras.
La rivolta di Stonewall
ha assunto una grande importanza nella storia omosessuale del
dopoguerra e ha significato certamente la nascita di un forte movimento
politico omosessuale a livello internazionale.
Lo Stonewall è sempre in Christopher Street : è stato dichiarato monumento nazionale e sta aprendo un nuovo "Stonewall Bistro".
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UNA BELLA PAGINA SUGLI AVVENIMENTI DELLA NOTTE TRA IL 27 ED IL 28 GIUGNO ALLO STONEWALL
Quella notte a Stonewall
Brano tratto da "E LA BELLA STANZA E' VUOTA"
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 - originale del 1988)
(…)I
poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina
della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri
poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale.
Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero
commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno,
eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera
responsabile e di di-sperdere la folla pacificamente, mandando tutti a
casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra
"patetica malattia"? (…)Qualcuno accanto a me gridò: "Gay è bello", a
imitazione del nuovo slogan che diceva: "Nero è bello", e ridemmo tutti
quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno
disse: "Siamo le pantere rosa", e questo ci fece ridere di nuovo. Poi
mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero
costituire una comunità e non una diagnosi. - Questa potrebbe essere la
prima rivoluzione buffa, - disse Lou. (…) Le doppie porte di legno
dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare
nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata
per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a
prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni
di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta,
tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo
di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con
il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di
fumo grigio. (...) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono
un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel
furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò
ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci
allontanarono lentamente dall'entrata del bar. Lungo la strada, alcuni
dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si
precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva
rovesciata un'altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e
caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti
civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti.
Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher
Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e
del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La
squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher
Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono
dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il
can-can. "Uh-hu, uh-hu", gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A
letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per
dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere
come era stata descritta la rivolta di Stonewall. - E proprio la nostra
presa della Bastiglia - disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno
una parola sulla svolta delle nostre vite.
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