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Verona: 17 arresti

openmind | 30 Giugno, 2007 08:39

L'Arena
Venerdì 29 Giugno 2007




Clamoroso blitz della Digos. Trovati simboli neonazisti. Tra le accuse
associazione per delinquere e violazione della Mancino
Pestaggi in centro, denunciati 17 ragazzi
I raid partivano da Piazza Erbe. Aggressioni con botte a chi «era diverso»
Si incontravano nei bar del centro e organizzavano le aggressioni Tra le
vittime, ragazzi del sud, giovani di colore e della Chimica


di Giampaolo Chavan



«Ci sono solo la violenza e le aggressioni nella loro testa». Gli inquirenti
fotografano così la nuova inchiesta su 17 giovani, accusati di aver compiuto
almeno una dozzina di aggressioni in città a partire dal marzo 2006 fino ad
oggi. Ma l'indagine assume un aspetto decisamente più inquietante se solo si
pensa che, oltre alle accuse di associazione per delinquere finalizzato alle
lesioni, c'è anche quello di violazione della legge Mancino, la normativa
contro la discriminazione razziale.
I 17 indagati, insomma, avrebbero compiuto per più di un anno una sorta di
«caccia al diverso», in centro città, partendo sempre dai loro luoghi di
ritrovo, i bar tra piazza Erbe e corso Portoni Borsari tra uno spritz e l'altro.
Ieri il procuratore Guido Papalia ha ordinato agli uomini della Digos,
coadiuvati dai colleghi della Mobile, di svolgere 17 perquisizioni. E ciò
che è emerso dalla «visita» degli uomini della questura non fa altro che
aumentare l'allarme sociale per l'attività di questi giovani, tutti compresi
tra i 17 e i 25 anni. Ieri sul tavolo della Questura, era in esposizione il
materiale sequestrato dagli agenti della Digos agli indagati, catapultati
nell'inchiesta.
Spiccavano tra l'altro alcuni manganelli, di cui uno anche retrattile, due
pugnali, quattro coltelli, un paio di taglierini, un'accetta, alcune armi da
guerra fedelmente riprodotte tra le quali una pistola ed un mitra, alcune
senza il tappo rosso così come richiesto dalla legge, libri che negano l'olocausto,
bossoli senza ogiva, petardi per lanciarazzi oltre ad una bandiera con il
simbolo nazista ed un gagliardetto sempre con effigie riconducibili ad
ideali di estrema destra.
Non mancavano, infine, adesivi del Veneto fronte Skinheads. «Alcuni di
loro», hanno spiegato ancora gli investigatori, «frequentano anche Forza
Nuova, altri, invece, fanno parte dei sostenitori della curva sud dell'Hellas
ma l'aspetto politico rappresenta solo un paravento per giustificare la loro
voglia di violenza».
L'inchiesta è partita nel marzo del 2006 quando in Questura sono iniziate ad
arrivare alcune segnalazioni di risse che si verificavano in centro. «Si era
messa in moto una vera e propria recrudescenza di questi episodi di
violenza» hanno spiegato ieri gli investigatori, coordinati dai dirigenti
della Digos, Luciano Iaccarino e Luca Rainone.
Sono stati sufficienti pochi giorni agli agenti della Digos per capire che
quelle zuffe non erano affatto episodi isolati ma aggressioni organizzate. E
i partecipanti a questa banda, a parere dell'accusa, cercavano anche il più
innocente dei pretesti pur di muovere le mani. Qualche esempio? «Hanno
trovato un ragazzo con lo skate board che, a loro parere, non ci sapeva
fare. Così prima l'hanno insultato e poi l'hanno picchiato» rivelano dalla
Questura.
Per non parlare dei giorni prima di Verona-Napoli del maggio scorso. Ad un
malcapitato con la maglietta del Lecce che camminava in piazza Erbe: «Prima
gli hanno chiesto se era un "terrone"» spiegano gli investigatori, «e poi l'hanno
massacrato». Un altro episodio è avvenuto in corte Sgarzarie nel marzo
scorso quando ad un giovane è stata spaccata una bottiglia in testa. Subito
dopo, si è scatenata una rissa tra opposte fazioni dei sostenitori dell'Hellas.
Un altro episodio risale al 27 novembre del 2006 quando due giovani della
Chimica furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello
stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in
piazza Erbe. La sua colpa? Era seduto e, a parere degli indagati, con quell'atteggiamento
avrebbe danneggiato Verona che «è una città di classe».
Guai anche a mangiare i kebab: un paio di avventori dei locali di questa
specialità araba sono stati picchiati solo perché, evidentemente, i gusti
del palato delle malcapitate vittime non coincidevano con quelli di alcuni
dei 17 indagati.
E, una volta, ad una testimone che chiedeva perché stavano picchiando altre
due vittime, la risposta è stata chiara: «Sono due punk, abbiamo il diritto
di pestarli...».


 (Continua)

Roma, raid fascista durante concerto

openmind | 30 Giugno, 2007 08:26

Irruzione di un gruppo di militanti di Forza Nuova, armati di bastoni e coltelli
L'assalto ai cancelli di Villa Ada e il lancio di bombe-carta al grido di "Viva il Duce"
Roma, raid fascista durante concerto
tre feriti, un carabiniere contuso


ROMA - Tre ragazzi feriti, due auto dei carabinieri danneggiate, un militare contuso. Questo il bilancio della notte di paura vissuta al termine di un concerto della Banda Bassotti nel parco di Villa Ada, a Roma. Una spedizione punitiva, compiuta da militanti - circa 150, raccontano i testimoni - del movimento di estrema destra "Forza Nuova", che si sono presentati in colonna gridando "Duce! Duce!", con i volti coperti da caschi, armati di bastoni, catene e coltelli. A farne le spese sono stati tre ragazzi. Fra questi, uno è stato colpito da un'arma da taglio, l'altro ferito al capo. Numerose le persone sotto shock: nel parco c'erano anche famiglie con bambini. La Banda Bassotti, storica formazione del "combat rock" romano, è nota per l'impegno sociale e la militanza politica di sinistra.

> A raccontare la dinamica dell'accaduto, a Repubblica Tv, è Luca Bracci, direttore artistico di "Roma incontra il mondo", manifestazione dell'Estate Romana nell'ambito della quale si è esibita la Banda Bassotti. "Il concerto era finito, quattrocento persone se n'erano già andate, quando mi hanno chiamato i membri della band, che stavano salendo in macchina su via Salaria. Mi hanno detto che stava arrivando una colonna di fascisti, alcuni con il coltello in mano".

> "Ci siamo sbrigati, siamo riusciti appena in tempo a chiudere il cancello interno - spiega Bracci - ma quelli, arrivati all'ingresso, hanno cominciato a lanciare petardi e bombe carta, inneggiando al Duce e gridando slogan fascisti. All'interno si è creato il panico, l'area non è grande, c'erano ancora circa mille persone".

> Poi, i fascisti si sono allontanati, i cancelli sono stati riaperti e qualcuno ha iniziato a uscire. A quel punto gli aggressori sono passati all'attacco, che è andato avanti per almeno mezzora. I carabinieri sono intervenuti immediatamente ma hanno faticato per riportare la calma. "Erano agguerriti, è chiaro - spiega ancora Bracci - che si è trattato di un'aggressione organizzata, in una zona dove sono presenti numerosi covi di estrema destra: già in passato sono comparse scritte antisemite sui negozi di Viale Libia e Viale Somalia".

> La manifestazione "Roma incontra il mondo" è iniziata da dieci giorni, "e già tre volte - racconta l'organizzatore - erano state gravemente danneggiate le macchine degli spettatori, vetri rotti, gomme bucate. tant'è vero che proprio ieri sera erano venuti due ispettori della polizia per cercare di capire come mettere riparo alla situazione. Poi, visto che era tutto tranquillo, verso mezzanotte se n'erano andati".

> Quanto accaduto è di "incredibile gravità", ha detto il sindaco di Roma, Walter Veltroni: "Gruppi di teppisti armati di spranghe e bombe-carta, nascosti nell'ombra all'uscita e al grido di 'Viva il Duce' hanno premeditatamente aggredito ragazze e ragazzi. Fatti del genere non debbono accadere in questa città. Va evitato in ogni modo che chiunque accenda spirali di violenza". Veltroni si augura che "le forze dell'ordine riescano a individuare i colpevoli dell'aggressione e ad assicurarli immediatamente alla giustizia, e che "da parte di tutte le forze politiche giunga subito una nettissima e inequivocabile condanna verso queste forme di delinquenza e violenza".

> "Ferma condanna" dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che sottolinea "il dovere di isolare chi vuole riportare a un passato che i romani hanno superato da anni". Di "sconcerto" parla il presidente della federazione romana di Alleanza nazionale, Gianni Alemanno: "Un fatto preoccupante, che rischia di rinnescare una spirale di violenza tra i giovani. Dobbiamo fare il possibile per evitare che questi episodi delinquenziali assumano valenza politica".
 

homles.eu

openmind | 29 Giugno, 2007 08:12

 


 

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Homles.eu non funziona tramite agenzie, ma permette solo la comunicazione diretta affittuario/inquilino.

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Le origini del Gay Pride, il racconto di una notte allo Stonewall che ha cambiato il mondo.

openmind | 28 Giugno, 2007 08:34

                   

LE ORIGINI DEL GAY PRIDE
STONEWALL, 28 GIUGNO 1969
UNA NOTTE CHE HA CAMBIATO IL MONDO

IL POPOLO GLBT PRENDE COSCIENZA DEI SUOI DIRITTI


Nella prima mattinata del 28 giugno 1969, la polizia fece irruzione nello Stonewall Inn, un club privato di Christopher Street nel Greenwich Village di New York, la cui clientela era prevalentemente omosessuale. Il motivo ufficiale dell'irruzione era la vendita non autorizzata di alcolici. Era la seconda irruzione nel giro di una settimana nello stesso locale e l'ultima di una lunga serie ai danni di altri locali della città frequentati da gay.
Quel giorno la polizia fermò ed identificò circa 200 persone, la maggioranza delle quali furono libere di lasciare lo Stonewall, ma il personale e tre transessuali furono arrestati (per le leggi dello stato era infatti illegale indossare meno di tre capi di vestiario appropriati al proprio genere).

Alcuni testimoni hanno raccontato che l'atmosfera all'esterno del locale era inizialmente festiva ed allegra nonostante l'intervento della polizia. Passanti e turisti si erano uniti alla folla, che urlava e scherzava all'uscita di ogni persona che veniva via via rilasciata dall'interno del locale. Ma quando la polizia iniziò a caricare su un cellulare il personale del locale e le tre transessuali, la rabbia della folla esplose; iniziò un lancio di pietre, bidoni della spazzatura e bottiglie verso il palazzo, qualcuno gettò una bottiglia molotov. Secondo le cifre riportate dalla stampa il giorno successivo, 13 persone furono arrestate e tre agenti rimasero feriti.

Durante quella stessa sera di sabato, e per tutta la domenica mattina, la folla continuò a radunarsi di fronte allo Stonewall Inn cantando e ballando di fronte alle forze di polizia schierate in assetto antisommossa:"we are the Stonewall girls. We wear our hair in curls. We have no underwear. We show our pubic hair". La polizia disperse la folla senza ulteriori incidenti, anche se nei giorni successivi ci fu un altro momento di tensione tra dimostranti e forze di polizia.

Nelle sere successive le manifestazioni davanti allo Stonewall ripresero e si scontrarono ancora con la polizia che voleva disperderle. Il seme era gettato, e dalle pavide e represse associazioni "omofile" si staccò nelle settimane successive un movimento più radicale di persone che chiedevano di avere i diritti degli altri (e che vennero accusati dalle prime di essere "comunisti" e voler compromettere il quieto vivere) e sceglievano per la prima volta di usare la parola "gay" per le loro rivendicazioni.

Alla polizia sono sicuri di una cosa sola: sentiranno ancora parlare delle Ragazze di Christopher Street", chiudeva la suo spregevole cronaca il Daily News del 6 luglio.

Allo Stonewall andò a portare la propria solidarietà anche il poeta Allen Ginsberg, che celebrò con una frase fatidica quanto era accaduto: "I froci hanno perduto quel loro sguardo ferito".

Gli scontri, una vera e propria sorpresa per tutti, avevano rivelato per la prima volta nella storia che esistevano omosessuali disposti a combattere per non veder calpestati i propri diritti, decisi a scrollarsi di dosso secoli di vergogna e a rifiutare il canonico ruolo di vittime. La rottura simbolica con gli stereotipi tradizionali, dunque, si compiva.

Verso la fine di luglio iniziarono a circolare copie di un volantino che chiedeva un incontro generale "per la liberazione degli omosessuali", ed il cui titolo recitava "Pensi che gli omosessuali siano disgustosi? Ci puoi scommettere il tuo dolce sederino che lo siamo!". Il gruppo che prese vita da quell'incontro si diede il nome di "Gay Liberation Front" e adottò una politica estrema di rottura con quelle che erano state fino ad allora le prese di posizione di gruppi omofili come la "Mattachine Society", chiedendo non solo la fine delle violenze e delle discriminazioni portate avanti dalle forze dell'ordine, ma anche l'introduzione di una serie di diritti che andavano dalla protezione sul posto di lavoro all'introduzione di leggi antidiscriminatorie a livello locale e federale.

Ben presto videro la luce altri gruppi ed organizzazioni come la "Gay Activists Alliance" dapprima a New York, quindi nel resto del paese. In altri paesi ci furono negli anni successivi simili rivolte, come ad esempio in Canada nel 1981, quando a seguito dell'irruzione della polizia in un locale gay, ci furono incidenti in quella che è ancora ricordata come la "Stonewall canadese". A Sydney il 24 giugno 1978 una manifestazione per commemorare la rivolta di Stonewall fu interrotta brutalmente dalla polizia, che arrestò 53 persone, dando inizio all'annuale celebrazione del Sydney Gay & Lesbian Mardi Gras.

La rivolta di Stonewall ha assunto una grande importanza nella storia omosessuale del dopoguerra e ha significato certamente la nascita di un forte movimento politico omosessuale a livello internazionale.

Lo Stonewall è sempre in Christopher Street : è stato dichiarato monumento nazionale e sta aprendo un nuovo "Stonewall Bistro".

 

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UNA BELLA PAGINA SUGLI AVVENIMENTI DELLA NOTTE TRA IL 27 ED IL 28 GIUGNO ALLO STONEWALL

Quella notte a Stonewall
Brano tratto da "E LA BELLA STANZA E' VUOTA"
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 - originale del 1988)

(…)I poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale. Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno, eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera responsabile e di di-sperdere la folla pacificamente, mandando tutti a casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra "patetica malattia"? (…)Qualcuno accanto a me gridò: "Gay è bello", a imitazione del nuovo slogan che diceva: "Nero è bello", e ridemmo tutti quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno disse: "Siamo le pantere rosa", e questo ci fece ridere di nuovo. Poi mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero costituire una comunità e non una diagnosi. - Questa potrebbe essere la prima rivoluzione buffa, - disse Lou. (…) Le doppie porte di legno dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta, tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di fumo grigio. (...) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci allontanarono lentamente dall'entrata del bar. Lungo la strada, alcuni dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva rovesciata un'altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti. Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il can-can. "Uh-hu, uh-hu", gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere come era stata descritta la rivolta di Stonewall. - E proprio la nostra presa della Bastiglia - disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno una parola sulla svolta delle nostre vite.

L'Isola che non c'è

openmind | 27 Giugno, 2007 14:45

LETTERA APERTA AI GIORNALISTI

openmind | 27 Giugno, 2007 14:35

 
LETTERA APERTA AI GIORNALISTI DI REPUBBLICA E UNITA'

In qualità di presidente del Comitato verità e giustizia per Genova, vi scrivo per chiedere scusa.

Chiedo scusa a nome delle centinaia di manifestanti arrestati, feriti,
umiliati e torturati nel mese di luglio del 2001 a Genova, nelle strade,
nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Bolzaneto e Forte San
Giuliano.

Noi allora non lo sapevamo che avremmo (dopo ben sei anni) causato
l'allontanamento di De Gennaro dal vertice della Polizia italiana. Che quei
giorni avrebbero macchiato la sua onorata carriera (anche se si tratta di
una macchia davvero piccola, di quelle che il Ministro degli Interni,
Amato, ha subito lavato nominandolo a capo del suo gabinetto). Che, per
colpa nostra, De Gennaro sarebbe stato indagato per istigazione e induzione
a falsa testimonianza.

Giustamente nei giorni scorsi sui quotidiani La Repubblica e L'Unità avete
ripetutamente sottolineato tutto l'orrore di questa faccenda incresciosa,
ridando all'uomo ed al poliziotto tutta la sua onorabilità. E non siete
stati i soli, numerosi parlamentari (di destra, di centro e di sinistra), a
partire dall'on. Violante hanno fatto lo stesso. Perché De Gennaro è stato
un capo della polizia "bipartisan" nominato dal centro-sinistra, confermato
dal centro-destra, nuovamente confermato dal centro-sinistra, un uomo
"quattro-stagioni" come la pizza.

E' vero, alla Diaz, abbiamo fatto di tutto per farci massacrare, fingendo
di dormire, alzando le mani di fronte ai manganelli e chiedendo pietà.
Abbiamo anche costretto un poliziotto a fingere un accoltellamento, altri a
dover portare nella scuola due bottiglie molotov, altri a firmare verbali
falsi, ma che altro potevamo fare? Mettetevi nei nostri panni e, cercate di
non sporcarvi, perché sono ancora pieni di sangue. E il sangue, come ogni
casalinga che si rispetti sa bene, non si lava facilmente.

Meno male che nel frattempo altri solerti poliziotti hanno provveduto a
distruggere le due molotov!

E a Bolzaneto? Abbiamo fatto di tutto per costringere poliziotti,
carabinieri, guardie penitenziarie, medici ed infermieri a divertirsi con
noi. Non sapendo come passare il tempo, abbiamo giocato a nascondino,
rimanendo anche dieci ore in piedi con le braccia alzate contro il muro e
le gambe divaricate. Ma i nostri torturatori sono stati buoni con noi e non
si sono nascosti tanto bene. Così si sono fatti scoprire, da noi e dalla
Magistratura. Che risate ci siamo fatti mentre spaccavano la mano ad uno di
noi e la cucivano senza anestesia, ci spruzzavano gas irritanti, ci
accompagnavano al bagno con la testa per terra tra insulti e botte, ci
minacciavano di morte e di stupro. Ancora mi piangono gli occhi al ricordo.

Ma non è stata solo colpa nostra. Siamo poi stati ingannati da quei
"terroristi" di Amnesty International che hanno dichiarato che a Genova c'è
stata la più grande violazione dei diritti umani in un paese occidentale
dal dopoguerra. E noi ci abbiamo creduto, voi no per fortuna.

Che ne sapevano noi, allora, che De Gennaro, Manganelli, Gratteri ed altri,
avevano un solido trascorso nell'antimafia, addirittura a fianco di Falcone
e Borsellino? Vi assicuro: non ce l'hanno detto, né alla Diaz, né a
Bolzaneto, altrimenti non ci saremmo fatti massacrare e torturare con il
rischio di rovinare la loro splendida ed onorata carriera. Meno male che il
governo Prodi ha sistemato decorosamente De Gennaro e Manganelli. Oggi
sull'Unità si parla di Gratteri come uno dei probabili vice e,
giustamente, il giornalista ha tralasciato di scrivere che Francesco
Gratteri è uno dei 29 imputati per il processo Diaz; ringrazio il
giornalista per la dimenticanza, altrimenti avrei dovuto scusarmi anche
con lui.

Chiedo scusa anche al dottor Manganelli, che non era a Genova nel 2001,
anzi stando a quanto riportato dai vostri quotidiani era in ferie. Ebbene,
sappiate che il 21 luglio, prima, durante e dopo l'irruzione alla Diaz, fu
comunque in costante contatto con i dirigenti imputati, come lui stesso ha
riconosciuto quando e' stato chiamato in tribunale come testimone nel
processo Diaz, il giorno 2 maggio del 2007. Per alcuni davvero non ci sono
mai vacanze.

Per fortuna, nonostante tutto il casino che abbiamo fatto, né De Gennaro,
né il governo Berlusconi, né il governo Prodi si sono lasciati sviare dalle
nostre testimonianze. Infatti gli imputati, più alti in grado, per i fatti
della Diaz e di Bolzaneto sono stati tutti promossi. Questori,
vice-questori, dirigenti:

Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola,
Filippo Ferri, Vincenzo Canterini, Alessandro Perugini.

A tutti loro, a De Gennaro, a Manganelli, ed a voi giornalisti di
Repubblica e dell'Unità impegnati quotidianamente nel duro lavoro di
informare correttamente gli italiani, ancora grazie!


Grazie a loro ed a voi abbiamo definitivamente capito cosa significano in
Italia le parole: libertà, verità e giustizia.

Enrica Bartesaghi

Presidente Comitato verità e giustizia per Genova

www.veritagiustizia.it

info@veritagiustizia.it

BOLOGNA. AGGRESSIONE OMOFOBA

openmind | 22 Giugno, 2007 11:01

BOLOGNA. AGGRESSIONE OMOFOBA AI DANNI DI UNA COPPIA GAY DOPO IL COMIZIO DI
FORZA NUOVA DI IERI. I CARABINIERI PRESENTI NON INTERVENGONO.
"Frocio di merda mi fai schifo! questo uno degli insulti rivolti ai due
ragazzi abbracciati"

Nei pressi del Tribunale di Bologna, in Piazza San Domenico alle 00.30 di
venerdì 21 giugno, due gay che passeggiavano abbracciati, di ritorno dalla
manifestazione antifascista, sono stati aggrediti verbalmente da due
ragazzi, questi ultimi di ritorno dal comizio di Forza Nuova, che ha
interpretato e cercato di cavalcare le pulsioni più profonde, xenofobe e
omofobe, di questa città. Vestiti di nero, con fare minaccioso e violento,
i neofascisti li hanno apostrofati con queste frasi: "Frocio mi fai schifo!",
"Frocio di merda!", "Non sei di qui, tornatene da dove sei venuto!". E via
i calci.

Ecco, in poche parole, sintetizzata, la formula escludente, di rifiuto
dell'altro, di odio, di chiusura a cui Bologna si sta abituando. Un odio
che si alimenta e cresce ogni giorno, complici i messaggi gravissimi che
formazioni neofasciste (come Forza Nuova) come anche le degradanti
affermazioni di Vaticano e vescovi diffondono. Messaggi di rifiuto, volti a
isolare i corpi alieni, per esporli alla violenza.

Una violenza che anche ieri sera stava diventando fisica, con il calcio di
uno degli aggressori che solo la prontezza e la consapevolezza di Cesare e
Riccardo ha fermato, arginando così la tentata aggressione.

Indifferente la pattuglia di Carabinieri fermata immediatamente dagli
aggrediti, che alla richiesta di intervento ha risposto: "fate denuncia",
senza nemmeno identificare gli aggressori. Una pratica di copertura delle
frange più violente della destra che abbiamo già visto il 28 giugno 2006 a
Catania, dove la Questura permise ai neofascisti di Forza Nuova, armati di
spranghe e bastoni, di bloccare il corteo del Pride.

Però Cesare e Riccardo non sono due ragazzini spauriti ma adulti e
consapevoli. Tornavano dalla manifestazione antifascista e desiderante che,
con coraggio, ha sfidato il buon senso di Bologna, opponendo al suo attuale
impoverimento culturale e sociale la sfida di crescere, di farsi mondo, di
aprirsi alla diversità che la attraversa e costituisce.

La comunità lesbica, gay, trans, queer, i centri sociali, i percorsi di
migliaia di studenti e migranti, alimentano quotidianamente la ricchezza
sociale e culturale di Bologna, facendone una capitale internazionale e un
modello da imitare.

Pertanto denunceremo con forza episodi di odio omofonico e razzista come
quello di ieri sera, che molto spesso sono passati sotto silenzio o
derubricati a questioni di 'ordine pubblico' e non mancheremo di
controbattere al clima d'odio, di repressione e di censura fomentato ad arte
dalle gerarchie vaticane e dai loro epigoni locali.



Antagonismogay, Fuoricampo Lesbian Group, MIT ... e tutte le realtà che
vorranno aderire, contribuendo anche alla diffussione del comunicato.

in memoria di un ragazzo ucciso dai poliziotti

openmind | 19 Giugno, 2007 20:56

 

il video

Ascoltatemi bene: non ce la faccio più a vivere in uno Stato come questo.
In cui un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi fermato da quattro
poliziotti, picchiato, muore senza motivo. Dopo non si sa nulla, il ragazzo
si è ucciso da solo. Il questore e il procuratore della Repubblica non
muovono un dito. Due manganelli rotti per spezzare la sua vita. Calci in
faccia a terra.
Le pattuglie che hanno fermato Federico erano composte da Monica Segatto,
Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri. Dove sono oggi? Prendono ancora
lo stipendio? Quello che pagano i genitori di Federico, che gli paghiamo
anche noi, per avere la loro protezione?
La verità non si sarebbe saputa se il ministro degli Interni Giuliano Amato
non avesse incontrato il padre di Federico e visto le fotografie del corpo
martoriato del figlio. Una settimana dopo il questore Elio Graziano viene
trasferito.
Dei documenti sono stati contraffatti. I testimoni, perché c¹erano dei
testimoni, hanno taciuto per paura, tranne una signora del Camerun. Onore a
lei, signora.
Un appello alla Polizia: non permettete che ci siano altri Federico.

Il blog dei genitori di Federico Aldrovandi:
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/
                 

Postato da Beppe Grillo

 

 

 
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