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nunca olvidar

openmind | 04 Maggio, 2007 20:45

Bisognava essere matti nell'Argentina dell'ultima dittatura militare per sfidare i generali nella piazza più importante del paese, circondata dai massimi simboli del potere: la Casa rosada, il Banco Nacion, il ministero dell'economia, la cattedrale, il Cabildo. Però quello che portò una decina di madri, semplici donne di casa, a riunirsi il 30 aprile del 1977 nella Plaza de Mayo di Buenos Aires, non era la pazzia, come si provarono a far credere i loro detrattori, ma l'amore, il dolore e la disperazione per la scomparsa dei loro figli.
Racconta Ulises Gorini nella sua monumentale La rebelion de las Madres che poco prima del mondiale di calcio del 1978 in Argentina, un giornalista straniero si avvicinò alla marcia silenziosa delle Madri, che camminavano tenendosi due a due per rispettare le restrizioni imposte dallo stato d'assedio, e domandò quando era nato il loro movimento. Dopo un'esitazione, risposero che la data d'inizio erano state le parole di Azucena Villaflor De Vincenti: «Madri, così non otteniamo nulla. Ci dicono menzogne da tutte le parti, ci chiudono in faccia tutte le porte. Dobbiamo uscire da questo labirinto infernale... Dobbiamo andare direttamente alla Plaza de Mayo e restarci fino a quando non ci daranno una risposta. Dobbiamo arrivare a essere 100, 200, 1000 madri, fino a quando tutti non potranno più fingere di non sapere». Poco tempo dopo, Azucena, come suo figlio Nestor, divenne anch'essa una desaparecida, tradita dal tenente di vascello Alfredo Astiz che si era infiltrato nel gruppo. Fu portata all'Esma, la Scuola meccanica della Marina, e fu gettata nel Rio de la Plata alla fine del '77. Dopo l'identificazione dei suoi resti, nell'agosto del 2005, le sue ceneri riposano oggi nella Piazza di Maggio.

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