Open Mind

http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/
--email: opencatania@tiscali.it ---

Carnevale carri e il cognome dell'assessora

openmind | 17 Febbraio, 2007 00:50

 

Dal quotidiano "Il Tirreno":

PISA. «Finocchi al gratin» e «Finocchiona e Culatello», è stato questo il "menu" decisamente indigesto del carnevale di Vecchiano che ha indignato Alessio De Giorgi, consigliere regionale per le norme contro le discriminazioni sessuali. Il casus belli è rappresentato da un carro chiamato "Quattro sarti in padella", in cui sono raffigurati quattro stilisti (Valentino, Armani, Ferrè e Balestra) il cui orientamento sessuale è noto a tutti. Peccato però che il carro sia accompagnato anche dal menu dove si legge appunto quanto sopra detto.
«Si tratta di buongusto - dice De Giorgi - e forse però, siamo anche al limite della legalità». «La mia indignazione - continua De Giorgi che è stato il primo «pacsato» d'Italia - fa seguito a quella di due cittadini vecchianesi che hanno cercato di interessare della vicenda il sindaco di Vecchiano, Pardini».
«Siamo rimasti molto male - dicono i due cittadini vecchianesi - quando eravamo al carnevale con i nostri bambini e proprio nel momento della foto di rito notiamo che il carro oltre ad avere i quattro sarti in padella aveva anche il menu».
«Evidentemente - continuano i due - gli ideatori del carro, sicuri di scatenare nei lettori fragorose risate, hanno scritto "Finocchi al gratin","Polenta e uccelletti", "Pasta alla puttanesca", "Finocchiona e culatello".
«Noi non abbiamo riso - dichiarano i due residenti -, se ci fossero state le caricature di quattro ragazzi di colore o quattro portatori di handicap con tanto di menu che sottolineavano le loro diversità, tutti si sarebbero indignati, ma ciò non accade per i gay perché la loro derisione è comunemente accettata».
«Che poi la si promuova in piazza - interviene De Giorgi - è ancor più grave, soprattutto in un contesto in cui il destinatario del messaggio è il bambino».
«Se facciamo crescere i nostri figli in un ambiente in cui è scontato lo sfottò di una categoria d'individui - gli fanno eco i due vecchianesi - da grandi saranno convinti che è normale farlo». Il problema dunque sembra quello del motto che «a carnevale ogni scherzo vale» oppure si può scomodare il diritto di satira. Fatto sta che da tre settimane i due vecchianesi cercano numi dal sindaco che li ha ricevuti e li ha messi in contatto sia con l'assessore alla cultura che con gli organizzatori del carnevale.
«Dinanzi a questo fatto - spiegano i due - dicono di trovarsi impotenti anche il sindaco Rodolfo Pardini e l'assessore alla cultura e alla pubblica istruzione Serena Dilda, contattati da noi 3 volte. Quest'ultima ha addirittura imputato alla nostra particolare sensibilità il trovare così offensive quelle frasi e ha ridimensionato l'importanza dell'accaduto a causa della mancanza di un cospicuo numero di persone che lo contestassero. Come se il singolo cittadino dovesse fare una raccolta di firme per essere ascoltato su una questione di civiltà che le istituzioni in primis hanno il dovere di difendere». Fatto sta che per la terza domenica il carro ha continuato a sfilare liberamente.
A nostro avviso - insistono sul punto i due genitori indignati - le istituzioni, soprattutto quelle che rappresentano un "Comune che ripudia ogni forma di guerra", come si legge appena si entra in Vecchiano, hanno il dovere di prendere pubblicamente distanza dall'accaduto. Non si può fare derisione dell'omosessualità visto che il compito è educare il pensiero e non permettere discriminazioni».
Concludono i due vecchianesi: «Se il Comune fosse stato di destra ne sarebbe venuto fuori un caso nazionale. Non guasterebbe anche un po' di rispetto delle opinioni di noi genitori, dal momento che siamo proprio noi a finanziare con i biglietti dell'anno scorso il carnevale di quest'anno. Nessuno nega la libertà di parola, ma solo finché non escluda quella altrui».

Carlo Venturini

 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS
Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.