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openmind | 14 Febbraio, 2007 20:09
Il giornale de la Repubblica mostra in anteprima i tesori ritrovati nei faldoni dell´Archivio di Stato. Genova era già all´avanguardia...Il pacs medievale, ecco le carte del documento del 1482 che sancisce l´unione fra un maestro e un cartaio.
Una promessa scritta reciproca di "stare, abitare e vivere come fratelli e veri soci in comunione e fraternità e di dividere il pane e il vitto come è giusto che sia", articolo di MICHELA BOMPANI ..

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Francesco de Barlis, maestro di scuola, e Giorgio Ardizzone, mastro cartaio, all´hora nona del 26 novembre 1482, si recano dall´eminente notaio Andrea De Cairo, pure cancelliere della Curia, che proprio sotto la dimora dell´arcivescovo ha l´ufficio.
Un "proto-Pacs" medievale. Si promettono reciprocamente di «stare, abitare e vivere come fratelli e veri soci in comunione, società e fraternità e di dividere il pane e il vino e il vitto, come è giusto che sia». E questo sarà «in perpetuum», per sempre, e in modo che «questa società, in nessun tempo, possa essere dissolta nella loro vita e finché vivranno». Francesco e Giorgio - come si legge in uno dei documenti ritrovati, che Repubblica ha potuto visionare - si presentano davanti al notaio puro corde, con cuore puro. E l´espressione non sembra casuale, ma mirata a mettere in fuga ogni maldicenza. Sono spinti a stipulare questo accordo da espliciti sentimenti di affectio, dilectio, benevolentia, e confidentia che li legano. E questi termini, spiega Alfonso Assini, direttore coordinatore dell´Archivio di Stato di Genova, sono davvero molto forti. Scritti da un notaio che sapeva ben calibrare, come tutti i suoi colleghi, ogni parola. È ovvio non trovare alcun cenno più esplicito al legame tra i due contraenti, perché siamo nel Medioevo e la sodomia, ricorda Assini, era uno dei peccati più gravi, punti con la morte.
Ciò non toglie, con buona pace dei "teodem", che fu proprio De Cairo, un notaio che molto lavorò per la Curia genovese e per il suo arcivescovo, a redigere almeno tre atti del genere, contratti nella seconda metà del Quattrocento tra persone dello stesso sesso. In tutti i casi, due uomini. Li ha scoperti, per caso, Valentina Ruzzin, archivista, che insieme ad altre quattro studiose, sta lavorando al progetto di riordino del "Fondo notai antichi" all´Archivio di Stato di Genova, diretto da Paola Caroli, e sotto il coordinamento scientifico di Assini e della Società ligure di Storia Patria. Il progetto, della durata di quattro anni, è finanziato dalla Direzione generale degli Archivi, del Ministero dei Beni culturali. Il gruppo di lavoro ha il compito di riordinare i fogli scompaginati di oltre 1300 filze, riattribuendo a ciascun notaio gli atti effettivamente redatti. Spesso non occorre leggere i documenti, ma talvolta il testo aiuta a stabilirne la paternità: ecco perché Ruzzin è incappata in questi clamorosi atti. Almeno sei, di notai diversi, ma emersi da una lettura appunto sporadica.
In questo "pacs" medievale, viene anche regolata l´eredità: «Quando uno dei due uomini morirà, l´altro sarà erede e successore di tutti i beni». Il documento si conclude con la descrizione di una breve cerimonia con cui Francesco e Giorgio sanciscono ciò che si sono appena promessi: «Per dare solennità a quest´atto, i due si abbracciano, si stringono la mano, e si scambiano un bacio di pace». Un gesto, quest´ultimo, che non indica nulla, chiarisce Assini, perché era pratica comune scambiarsi un bacio, ad accordo concluso. Ad aver ulteriormente incuriosito Assini e le studiose è il numero di testimoni, citati in fondo all´atto. «Normalmente erano due - spiega Assini - in questo atto e negli analoghi sono cinque, tanti si convocavano solo per i testamenti». Questo, dunque, potrebbe essere indizio della delicatezza e dell´importanza del documento.
Non solo. La scelta di Andrea De Cairo, notaio eminente e attivissimo nei lavori della Curia, potrebbe essere stata necessaria e anche strategica. «De Cairo aveva una pratica immensa, solo un notaio con tanta e tale esperienza garantiva un atto di questo tipo con le formule giuste, incontestabili - riflette Assini e aggiunge - e poi, forse, non è da escludere che la sua preminenza nell´ambito ecclesiastico potesse mettere al riparo da sospetti un tipo di contratto del genere».
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