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openmind | 09 Febbraio, 2007 22:44

„DICO“ VOBIS GAUDIUM MAGNUM...
...habemus legem.
di Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo
9 febbraio 2007
Il ministro Amato sfida chiunque a dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e’ peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi. Dunque, da dove iniziare? L’ambiguita’ e’ spesso frutto dell’ipocrisia. La legge francese era ambigua perche’ nasceva da una ipocrisia di fondo, in altre parole dall’intento di disciplinare rapporti affettivi con un istituto contrattuale che era stato costruito per disciplinare rapporti patrimoniali: ben presto la giurisprudenza si e’ trovata in difficolta’, e nell’incertezza, piu’ e piu’ volte ha scelto di estendere ai conviventi “pacsati” le norme che regolano il matrimonio. In primo luogo la proposta di legge italiana ha rifiutato in modo sistematico il ricorso alla previsione di un istituto o di un meccanismo di registrazione. Non soltanto: si e’ respinta anche l’ipotesi del ricorso a una dichiarazione nella forma dell’atto pubblico, quand’anche tramite una sterile procedura notarile o innanzi all’ufficiale di stato civile. Nonostante quanto sostenuto, o meglio negato dalla Ministra Bonino, questa e’ la prima dimostrazione che si tratta proprio della legge di Ruini. Certamente non quella di Zapatero, su questo ci troviamo d’accordo. E neppure quella di Aznar o di Sarkozy. Questa e’ la legge di Ruini. I conviventi, al senso della proposta, sono due persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta’ morale e materiale. Gli altri requisiti stabiliti dall’articolo 2 chiariscono che tali vincoli affettivi sono di natura non familiare. In altri termini, tali vincoli sono quelli derivanti da un legame sentimentale o da un rapporto di amicizia, parrebbe di capire (anche dalle parole dei ministri che con tanta insistenza hanno voluto porre l’accento sulla possibilita’ per due anziani che convivono di usufruire per mutua assistenza delle previsioni del ddl in oggetto... sempre che vivano abbastanza). Ed allora: siamo certi che sia ragionevole riconoscere diritti che comportano un onere per lo stato ad una coppia (o meglio un paio, visto che la parola coppia pare un tabu’ legislativo) di conviventi legati da un rapporto di amicizia, o ai due anziani che piace tanto citare? Si tratta di situazioni equiparabili a quelle di due persone che non possano sposarsi o che in ogni caso scelgano un progetto di vita comune? La risposta ci pare scontata. Per non dare disturbo all’episcopato italiano si e’ evitato, per l’appunto, di ricorrere a qualsiasi meccanismo di riconoscimento pubblico. E qui iniziano le ambiguita’ paradossali. Si e’ fatto ricorso al dpr. 30 maggio 1989, n. 223, che da vent’anni stabiliva una asettica annotazione della convivenza anagrafica. Non soltanto. Per evitare che la dichiarazione congiunta all’ufficio anagrafe (non all’ufficiale di stato civile, si noti) avesse la parvenza di una “celebrazione” (e poi questa non sarebbe la legge di Ruini?) si e’ preferito consentire una dichiarazione unilaterale, comunicata al convivente tramite lettera raccomandata.
(Continua)openmind | 09 Febbraio, 2007 13:12

Le coppie di fatto gay colombiane, con almeno due anni di convivenza, da ieri hanno gli stessi diritti patrimoniali di quelle eterosessuali. In Italia, da ieri, le coppie di fatto gay e lesbiche potranno sperare di accedere agli stessi diritti dopo almeno nove anni di convivenza. Più di quanto duri - statisticamente - un normale matrimonio celebrato con tutti i sacramenti e i riconoscimenti. E per la reversibilità della pensione si vedrà. Per ora niente.
Dovevano chiamarsi unioni civili, ma tali resteranno solo nel titolo di una pagina in fondo al programma dell’Unione. Perché al loro posto, ieri, sono nati i ”Dico” che sta per Diritti e Doveri dei Conviventi, ma a noi questo nome sembra quasi il finale un po’ paradossale di una commedia all’italiana che vorremmo ribattezzare “lo faccio e non lo dico”. A guardare bene il contenuto del disegno di legge approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri si capisce il perché. In realtà volevamo una legge che garantisse i sacrosanti diritti delle persone che scelgono di non sposarsi, o che non possono sposarsi - come gli omosessuali - e ci ritroviamo un pasticcio giuridico, un compromesso al ribasso. Ma forse non è solo ipocrisia: è soprattutto quella maledetta fobia per tutto ciò che trasgredisce l’ordine, la tradizione, il primato della famiglia patriarcale. E’ il potere del Vaticano di ingabbiarci nelle libere scelte e nel modo in cui scegliamo di vivere la nostra sessualità. Un impianto punitivo, non c’è che dire: se non ti sposi o se non ti puoi sposare, non hai gli stessi diritti degli altri. Non sei cittadino come gli altri. Hai gli stessi doveri, ma non gli stessi diritti. Capiamo l’ipocrisia ma non la accettiamo. Perché al fondo permane il pregiudizio, la discriminazione, e una patente di indegnità per coloro che osano scegliere diversamente. E’ accettabile una legge che si vergogna se due persone dello stesso sesso vanno insieme all’anagrafe per dichiarare la propria convivenza? Che tristezza. Spero serva a convincerci tutti e tutte che questo Paese ora ha bisogno di un grande movimento per la laicità e per i diritti civili.
9 febbraio 2007
Titti De Simone
openmind | 09 Febbraio, 2007 12:18

NIENTE PACS, IL GOVERNO VARA I 'Di.Co.'
ROMA, 8 feb - Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al provvedimento sulle coppie di fatto. Lo dice lasciando Palazzo Chigi il ministro per l'attuazione del programma Giulio Santagata. Unici assenti il Guardasigilli Clemente Mastella e il ministro dell' Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio
MASTELLA: NO A DDL, RESTA SOSTEGNO GOVERNO - ''La mia posizione sulle unioni di fatto e' molto chiara ed e' stata sempre la stessa. Per noi la famiglia, come prevede la Costituzione, e' solo quella fondata sul matrimonio. Ogni altra forma che in qualche modo possa surrettiziamente richiamarsi ad essa mi trova decisamente contrario con molta lealta' e serenita'. La mia posizione, infatti, non e' mai mutata, prima, durante e dopo la definizione del programma dell'Unione''. Cosi' il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, motiva la sua mancata partecipazione al Consiglio dei ministr
IL DDL - Nessuna cerimonia, formalità ridotte all'osso, solo una dichiarazione all'anagrafe da fare insieme o da comunicare tassativamente al partner assente con lettera raccomandata: basterà per avere diritto all'eredità e agli alimenti, a subentrare nell'affitto di casa e a prendere decisioni in tema di salute e donazione di organi. Queste le novità principali contenute nel disegno di legge del governo sulle coppie di fatto, "Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi", che il Consiglio dei ministri ha approvato (il testo definitivo ci sarà solo domani, dopo le ultime limature dei tecnici). Niente Pacs, insomma, arrivano i 'Di.Co'.
CONVIVENTI. La definizione scelta dal governo per individuare i conviventi è semplice: "Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale", si legge all'articolo 1 del testo. Queste due persone non devono essere legate però da "vincoli di matrimonio, parentela o affinità in linea retta, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno". Perché venga riconosciuta la convivenza basta che entrambi i partner la dichiarino all'anagrafe. O da soli o insieme, ma in due diversi atti "contestuali". Se un convivente va da solo a fare la registrazione dovrà però informare il partner assente con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Una norma che é già stata battezzata 'anti-badante', perché evita che un ignaro vecchietto diventi a sua insaputa il 'compagno' della propria governante.
NESSUNA CONDANNA - Due sole esclusioni impediscono il riconoscimento della convivenza: non si deve essere stati condannati per aver ucciso o per aver tentato di uccidere il coniuge o il partner della propria attuale 'meta''. E non ci deve essere alcun legame contrattuale o lavorativo che obblighi a vivere insieme.
CARCERE PER CHI 'BARA' - Chi dichiara il falso è punito con la reclusione da uno a tre anni di carcere e con la multa da 3.000 a 10.000 euro. In più la falsa dichiarazione di convivenza comporta la nullità di tutti gli atti.
UNITI ANCHE NELLA MALATTIA - Toccherà alle strutture ospedaliere stabilire le regole per le visite del convivente al partner malato. Un 'compagno', previa designazione scritta e autografata, potrà anche decidere in materia di salute nel caso in cui la propria 'meta'' sia incapace di intendere e di volere. In caso di morte potrà stabilire come celebrare il funerale e se donare o meno gli organi. Nel caso in cui sia impossibile scrivere l'autorizzazione basterà una comunicazione a voce ma in presenza di tre testimoni. ù
CASA E AFFITTO - I conviventi entreranno nelle graduatorie per l'assegnazione di case popolari. E, in caso di morte, si potrà subentrare nell'affitto, se però si è vissuto insieme per almeno 3 anni o vi siano figli in comune. Ma questa norma potrà essere applicata anche nei casi di 'separazione'.
LAVORO, PARTECIPAZIONE AGLI UTILI E PENSIONE - Anche i conviventi potranno chiedere il trasferimento nel comune di residenza del proprio partner ma perché questo possa avvenire devono esserci alle spalle almeno tre anni di vita in comune. Le modalità comunque sono rinviate alla legge e ai contratti collettivi in materia. Se i due partner lavorano nella stessa impresa e la titolarità di questa è di uno dei due, l'altro potrà chiedere il riconoscimento della partecipazione agli utili "in proporzione dell'apporto fornito". Sulle pensioni, uno dei nodi del provvedimento, si è preferito invece soprassedere rinviando tutto alla riforma della previdenza. Scompare il limite dei 6 anni di convivenza inseriti in una prima bozza del disegno di legge.
EREDITA' - Anche il convivente ha diritto all'eredità. In questo caso l'aliquota sarà del 5% se il valore netto complessivo dei beni supera i 100.000 euro. Si avrà diritto alla 'legittima' solo se si sarà vissuto insieme almeno 9 anni. Si potrà avere un terzo dell'eredità in presenza di un solo figlio; la quota scende a un quarto se la prole è più numerosa. Se si concorre all'eredità insieme a fratelli e sorelle, al convivente spetterà la metà dei beni. Nel caso in cui non ci siano né figli né cognati la quota salirà a 2/3 e si diventerà eredi universali in assenza di parenti entro il terzo grado.
ALIMENTI - Come i coniugi, anche ai conviventi 'bisognosi', si dovranno versare gli alimenti. Ma a due condizioni: che la convivenza sia stata di almeno 3 anni e che questa assistenza non duri più di quanto si sia vissuto insieme.
EFFETTI RETROATTIVI - La legge avrà effetti retroattivi. I conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola.
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