Catania la bella
openmind | 03 Febbraio, 2007 19:14
Di fronte alla violenza ed alla morte, il nostro lavoro politico di sguardo sulla città ci costringe ad indagare dentro le viscere di questa città e a tirarne fuori gli escrementi che quasi la soffocano. Il calcio come pretesto, il campo sportivo moderno colosseo, l'altro come nemico non solo da sconfiggere, perchè questa umiliazione non basta più . Bisogna ucciderlo. Può essere un atleta avversario, un poliziotto, importante è avere qualcuno su cui scaricare disagio sociale, campanilismo, disegni politici che conosciamo bene. Basterebbe da parte di questa amministrazione qualche lacrima in meno , meno piazze e cavalcavia, rotatorie. Basterebbe fare sentire chi abita quartieri lontani dal centro storico parte viva di questa Catania. Catania la bella. Guardarla con tenerezza e rispetto questa città attraversata il sabato pomeriggio da ragazze e ragazzi che la rabbia te la fanno sentire, tutta. Basterebbe essere cittadin* allo stesso modo, tutti di serie A. La festa della santa. Un altro velo da togliere su fede, mafia e soldi. Ingioiellata come una bagascia di bordello questa giovane donna che la leggenda tramanda come esempio di autodeterminazione tiene lo sguardo fisso davanti a se e non ci guarda. Offesa da tanta vogarità spacciata per fede e miracolo, porta il peso di una scelta che non ha fatto e che puntualmente ogni anno si avvera. Soldi e gioielli la soffocano e contraddicono quella che è stata la sua scelta esistenziale, se mai è avvenuta. Agata , la donna Agata, non c'entra nulla con quello che ci raccontano. E chi segue percorsi spirituali dovrebbe tenere ben distinte fede e religione. Ogni anno sempre più tardi Agata ritorna nella sua dimora, dopo avere osservato un delirio di cannoli e cassatelle, la città invasa dal puzzo di carne di cavallo e da una sporcizia indescrivibile. Business. Ed il suo sguardo siembra non posarsi su niente e nessuno.
Catania la bella.
Catania ti amo.
Sara Crescimone