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A che serve vivere, se non c'e' il coraggio di lottare? -- Pippo Fava

openmind | 05 Gennaio, 2007 16:08

 

Alla memoria di Giuseppe Fava, ucciso il 5 gennaio 1985 con cinque pallottole alla nuca a Catania. Giornalista, scrittore, siciliano, per non dimenticare 22 anni dopo.

 

L’articolo della rivista "I Siciliani" in cui la redazione saluta il proprio direttore Giuseppe Fava, appena ucciso dalla mafia catanese.

da "I Siciliani", gennaio 1984

Pippo Fava ha scritto un sacco di libri, e cose di teatro anche. Però Pippo Fava non è mica uno importante. Per esempio, arriva una entoventiquattro scassata, dalla centoventiquattro esce uno con la faccia da saraceno e un’Esportazione che gli pende da un angolo della bocca e ride e quello è Pippo Fava.

  Bene, un giorno a Pippo Fava gli dicono di fare un giornale, è una faccenda strana affidare un giornale a Fava che, dice la gente perbene, è uno che non si sa mai che scherzi ti combina: comunque il giornale c’è, si chiama il Giornale del Sud e subito Pippo Fava lo riempie di ragazzi senza molta carriera ma in compenso mezzi matti come lui. «Tu, come ti chiami?». «Così e cosà». «E cosa vorresti fare?». «Mah, politica estera...». «Ok, cronaca nera».

La cronaca, al Giornale del Sud, la si fa all’avventura. Non si conosce nessuno, si parte proprio da zero. Ci sono storie divertenti, tipo quella del povero emarginato napoletano che arriva in redazione e tutti fanno i pezzi commoventi sul povero emarginato e poi arriva Lizzio dalla questura per un paio di stupri... Si chiude alle tre di notte; non si "buca" una notizia. Con grande stupore, i catanesi apprendono che a Catania c’è una cosa che si chiama mafia. E che Catania è divenuta un centro del traffico di droga.

 (Continua)

Gli ex omosessuali in tv

openmind | 04 Gennaio, 2007 10:38

 

Un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale: il primo esempio di omosessuale convertito all’eterosessualità trasmesso dalla televisione pubblica italiana.

di Enzo Cucco, Gaynews.it, 3 gennaio 2007

Padre Raniero Cantalamessa è uno dei frati cappuccini più famosi d’Italia. Commenta il Vangelo su Rai 1 e sabato 30 dicembre 2006 (tema: la famiglia) ha ospitato nella sua trasmissione un ex omosessuale e la sua nuova famiglia eterosessuale.

Il caso è degno di nota perché credo che si tratti del primo esempio di omosessuale convertito all’eterosessualità trasmesso dalla televisione pubblica italiana. E soprattutto perchè il “taglio” comunicativo scelto è un vero e proprio format molto diffuso in quella parte di chiesa cattolica cosiddetta “dialogante”, o che perlomeno vuole apparire tale.

Padre Cantalamessa ha introdotto il tema della famiglia, ed i pericoli che essa affronta nel mondo moderno. Si è soffermato molto brevemente sulle unioni tra persone dello stesso sesso (e credo di ricordare che non ci fosse alcuna condanna particolarmente dura delle stesse), mentre molto più a lungo ha stigmatizzato la possibilità di adozioni da parte di coppie omosessuali. E su questo tema ha presentato l’intervista. Un uomo di circa 30 anni, visibilmente emozionato ma molto chiaro nella sua esposizione, ha raccontato di essere stato omosessuale, di aver sofferto moltissimo per questo, e di aver ritrovato una vita vera (non ricordo se ha usato questo termine ma il senso era questo) grazie alla preghiera ed all’aiuto di un gruppo di amici. Poi la scena cambia ed appare sua moglie e il loro bambino. Altre parole sulla bellezza della loro relazione e sul dono ricevuto. Lacrime di entrambi.

Sia Cantalamessa che l’intervistato hanno sottolineato che il caso non era generalizzabile, che si trattava di una storia singola. Ma il frate ha poi concluso dicendo che si trattava di una testimonianza significativa su come sia possibile cambiare.

Il tono generale, il montaggio dell’intervista, l’atteggiamento tutto sommato accogliente del cappuccino nei confronti delle persone omosessuali, l’ampio uso di emozioni (commozione, speranza, vittoria sul dolore, futuro…) costruiscono un cocktail comunicativamente molto efficace e sicuramente confezionato per i grandi pubblici televisivi, non certo per la nicchia di ascoltatori del programma del sabato pomeriggio.

Che dire? Certo con un paio di battute possiamo archiviare il caso continuando con le nostre contumelie contro la chiesa matrigna e violenta, o contro l’uso strumentale e manipolatorio di singoli casi (che nessuno mette in dubbio, sia ben chiaro, anche perché ben conosciamo le migliaia e migliaia di “conversioni” nell’altro senso che ogni giorno avvengono in tutto il mondo…).

Ma la sostanza è un’altra: la gerachia cattolica “dialogante” (padre Cantalamessa è senza dubbio la voce più conosciuta di questa gerarchia) indicando una “via d’uscita gentile” dall’omosessualità, una via favorita dalla “preghiera e con l’aiuto di un gruppo di amici”, continua a ritenere il comportamento omosessuale innaturale e inaccettabile, in linea con alcune retroguardie della scienza contemporanea.

Tutto questo è noto, ed è comune a molte chiese protestanti diffuse nel mondo occidentale, mancava l’elemento nuovo, di tipo comunicativo, che la trasmissione condotta da Cantalamessa rappresenta. Non so se sarà una strategia vincente (la Chiesa è maestra anche in strategie comunicative, non bisogna dimenticarlo), certamente è una novità, che bisogna segnalare e seguire da vicino, magari anche per cambiare il modo di comunicare che il movimento italiano ha avuto in questi ultimi anni.

Come ho detto, la sostanza del messaggio di Cantalamessa non è una novità: il 15 aprile del 1971 su La Stampa apparve un articolo firmato dal neurologo Romero che fu la miccia che diede fuoco al Fuori! Nell’articolo si citava il libro uscito da Feltrinelli di Giacomo Dacquino, “Diario di un omosessuale”, in cui si narra proprio di un omosessuale che diventa eterosessuale. L’autore del libro, ancora vivo, è un noto psichiatra e terapeuta, che ha pubblicato numerosissimi testi anche di grande successo, esercita a Torino ed ha insegnato all’Università di Pavia e alla Pontificia Università Salesiana: ma guarda le coincidenze!

Una polizia travisante

openmind | 03 Gennaio, 2007 15:11

 
La polizia stradale  di Cerveteri , agli ordini del comandante Claudio 
Paolini, ha lanciato una vera e propria retata sulla A12 (Roma-
Civitavecchia), fermando e arrestando uomini definiti come
“insospettabili professionisti” dediti niente meno che a pratiche di
travestimento e sesso! A quanto pare per la polizia stradale si tratta
di problemi rilevanti per la sicurezza pubblica, dal momento che, non
trovando di meglio, hanno deciso di multarne una ventina per
“travisamento” in base ad un vecchio regio decreto del 1931 e agli
articolo 85 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Si tratta, ancora
una volta, di un chiaro esempio di inadeguata applicazione di quella
controversa legge pensata per colpire i criminali che celano il volto
durante furti e rapine, e non cittadini, che esercitando la loro
libertà di espressione e di identità, decidono di abbigliarsi e
truccarsi come meglio ritengono opportuno. Una legge troppo spesso
utilizzata per vessare transgender e transessuali. Forse la Polizia del
Litorale non è informata che Vladimir Luxuria, transgender, è stata
regolarmente eletta al Parlamento (nel caso decideste di arrestarla) e
che l’identità di genere è ormai riconosciuto come una normale
espressione della identità personale. Appare sempre più opportuno che
il legislatore intervenga a chiarire e correggere una situazione
inaccettabile, contraria al buon senso e ai diritti civili. Il Circolo
di Cultura Omosessuale Mario Mieli chiede un’incontro urgente al
Comandante Paolini, a cui ci presenteremo tutti “travisati” per
discutere dell’applicazione di questa normativa nei confronti di
persone transgender e nel rispetto dei diritti civili di tutti. Decida
lui se multarci o arrestarci! Il Circolo, naturalmente, mette a
disposizione a tutte le persone accusate di travisamento e atti osceni
assistenza legale gratuita. Assolutamente inaccettabili i toni scabrosi
e scandalistici dell’articolo del Messaggero, Cronaca di Roma, che
tratta la questione parlando di “pratiche proibite”, “scene
grottesche”, “vizietto”, “insospettabili professionisti”… Un livello d’
informazione da giornaletto di ventennio, irrispettoso della dignità
delle persone coinvolte.
Comunicato Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli

TRANSGENDER - una definizione

openmind | 02 Gennaio, 2007 18:17

Il testo che segue, a firma di Helena Velena, e' tratto dal volume LESSICO POSTFORDISTA (Feltrinelli Editore).

TRANSGENDER - una definizione

Per comprendere il senso preciso di "transgender" (TG) bisogna innazitutto definire cosa significa "gender", concetto in Europa a lungo sconosciuto e spesso erroneamente sostituito dal termine "sex" considerato sinonimo, a causa di una difficile traduzione del termine stesso.
Il transgender nasce in realta' non da una base teorica, ma da un conflitto sociopolitico concreto, quando il collettivo newyorkese "Queer Nation", lanciando la pratica dell' "Outing", cioe' del disvelamento pubblico della condizione omosessuale di personaggi famosi del mondo della musica, cultura e spettacolo, viene sostanzialmente ripudiato dal movimento gay americano. La Queer Nation quindi, fondendo la propria pratica politica di responsabilizzazione sociale con la consapevolezza del proprio humus appunto queer, cioe' composto di uomini gay, travestiti e donne transessuali, principalmente di origine latina e afroamericana, e quindi bel lontano dallo status gay bianco middle class, decide di staccarsi completamente dal mondo piu' propriamente omosessuale, e di ridefinirsi come "Transgender Nation", dando quindi al gender una valenza, anche politica, molto maggiore che al sex o alla espressione sessuale della propria "queerness".
Ne nasce in breve tempo un'analisi del gender non piu' in relazione tipicamente femminista al concetto di sex, ma come ridefinizione di un costrutto identitario fluido e multiplanare, ma anche conflittuale coi processi di normazione in atto all'interno delle istanze socio/sessuali minoritarie (gay, lesbiche, travestiti etc.) e come tali presuntamente rivoluzionarie. In breve tempo, e soprattutto grazie a internet (ma in periodo pre WWW), ne nasce un importante dibattito, ad opera inizialmente di un collettivo australiano e del gruppo della TN nel frattempo migrato a San Francisco, che viene rapidamente influenzata dalle letture, o meglio da una nuova consapevolezza delle passate letture dei pensatori francesi, da Sartre a Foucault, ma soprattutto Guattari e Deleuze ed il loro concetto di nomadismo. 

 (Continua)

BUON 2007

openmind | 01 Gennaio, 2007 17:27

 BUON 2007 A TUTT*

CHE L'ANNO NUOVO PORTI TANTA GAIA FELICITA' e  PACE

TANTA LAICITA'

TANTI DIRITTI

TANTO GLBTQ

TANTO ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO

 

 


 

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