http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/
--email: opencatania@tiscali.it ---
openmind | 30 Gennaio, 2007 18:10

Comunicato di Facciamo Breccia - NAPOLITANO, PRESIDENTE DI CHI?
Il presidente della Repubblica Italiana, non pago delle proprie dichiarazioni nel giorno della memoria che, equiparando la critica al sionismo all'antisemitismo, cancellano oltre sessant'anni di pensiero critico interno ed esterno all'ebraismo (con buona pace di Primo Levi, Hannah Arendt, Albert Einstein… nonché di tutte le espressioni del pacifismo anche israeliano), dimentica di essere il rappresentante massimo del popolo italiano, concentrandosi su un dovere, certo acostituzionale, di rappresentare un capo di stato straniero e una confessione largamente praticata nel nostro paese.
Il 10 febbraio prossimo quando scenderemo in piazza per la manifestazione NO VAT: Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, indetta da Facciamo Breccia, non potremo limitarci a frenare l'effluvio di ingerenze della coppia impicciona Ruini–Ratzinger e a denunciare la piaggeria, sempre più melensa e ipocrita di un centro – sinistra in cerca di santità, ma dovremmo anche ricordare all'ex comunista, ateo, presidente Giorgio Napolitano in nome di chi alloggia al Quirinale.
Ma, nella fattispecie, ci chiediamo se Napolitano non sia all'oscuro delle dichiarazioni reticenti, dei posizionamenti clericali, quando non apertamente omofobi, già abbondantemente esternati da parte di esponenti di governo e della maggioranza parlamentare? È informato il Presidente delle crescenti aggressioni, stupri, omicidi che colpiscono lesbiche, gay, trans in un clima di impunità e legittimazione creato dai continui inviti alla discriminazione?
Ci attendiamo a questo punto dal Presidente della Repubblica, all'indomani della privatizzazione di Alitalia, preziose e 'lungimiranti' considerazioni sull'importanza del servizio aereo - ma non possiamo non preoccuparci per la convivenza obbligata che la mancanza di un vettore pubblico imporrà a Napolitano e all'altro capo di stato, quello con delega per le questioni politiche, Ratzinger.
Opinionisti di diversa estrazione politica lo affermano da anni: in Italia l'informazione di qualità è appannaggio di pochi e alle argomentazioni della carta stampata si preferisce la sintesi televisiva, quando non spettacolare. Uno stallo nella crescita culturale che ha prodotto vittime eccellenti, come il nostro Presidente della Repubblica Napolitano.
***
Manifestazione "NO VAT: AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO", prevista per sabato 10 febbraio 2007 a Roma (ritrovo corteo ore 14.00 a Piazzale Ostiense).
Per l'elenco delle adesioni e dei promotori: www.facciamobreccia.org
openmind | 30 Gennaio, 2007 15:53
Il termine queer vuol dire molte cose, non tutte coerenti, è fluido, permeabile, sfuggente. E' un aggettivo che nella lingua inglese, in origine, significava "strano". Il termine, a sua volta, deriva dal tedesco que che significa di "traverso" e che nel dialetto napoletano ha dato origine a "quequero". In inghilterra era usato come insulto rivolto a persone gay, equivalente all'italiano "frocio" o al catanese "puppo". Il suo uso ha subito profondi cambiamenti ed è attualmente controverso. Molte persone LGBT (lesbiche, gay, bisex, trans) e "minoranze" etero ritengono che autodefinirsi queer sia un modo positivo per riappropriarsi di una parola a loro ostile e così indebolirla del suo potere offensivo; per superare le rigide limitazioni della tradizionale interpretazione binaria dell'orientamento sessuale (omo/etero o bi-) e dell'identità di genere (maschile e femminile); e ancora per contrapporsi agli stereotipi diffusi nello stesso ambiente LGBT. Definirsi queer significa buttare nel cestino le categorie sessuali e le aspettative sociali ad esse culturalmente legate.
Le proiezioni si svolgeranno nella nostra sede di via Gargano 33 e avranno inizio alle ore 21.30 .
Per informazioni: tel. 095.532685 o opencatania@tiscali.it
seconda proiezione mercoledì 30 GENNAIO ORE 21:30 con il film 

Ti aspettiamo all'Open Mind
Rassegna cinematografica I FEEL QUEER
openmind | 29 Gennaio, 2007 15:21
openmind | 28 Gennaio, 2007 15:15

PRAGA - Sono già più di duecento le coppie gay e lesbiche che hanno usufruito della legge sulle Unioni Civili entrata in vigore dopo il voto favorevole del parlamento ceco del marzo 2006. Lo ha reso noto Radio Praga, riportando anche la sorpresa di esponenti del movimento GLBT (gay, lesbiche, bisex e transgender) nazionale che sono rimasti sorpresi dai numeri. Duecento coppie legalmente riconosciute sono infatti molte per una nazione che conta dieci milioni di abitanti e che per decenni ha dovuto vivere sotto la pesante cappa (con ben poche libertà civili) del blocco sovietico.
Il tragitto legislativo della legge sulle Unioni Civili è stato piuttosto accidentato: infatti dopo un primo sì su di essa è pesato il veto imposto dal presidente ceco Vaclav Klaus nel febbraio 2006. Tale veto è stato però scavalcato il seguente 15 marzo, quando la Camera ha approvato la legge in via definitiva grazie alla maggioranza assoluta dei 101 voti favorevoli sui 177 deputati presenti. La legge ceca sulle unioni civili tra coppie dello stesso sesso estende a queste molti privilegi che erano prima riservati alle coppie eterosessuali sposate in ambiti come l'assistenza sanitaria e le eredità, impegnando anche i partner a darsi sostegno finanziario reciproco in caso di bisogno. Anche la naturalizzazione del partner straniero è consentita, sebbene con una procedura un po' più lunga rispetto alle coppie sposate. Il diritto all'adozione non è previsto, ma alle coppie omosessuali è riconosciuto il diritto di poter crescere eventuali figli che i componenti possano aver avuto da precedenti relazioni.
Nel recente sondaggio dell'Eurobarometro la Repubblica Ceca (nell'UE dal 2004) è emersa come un paese decisamente gay-friendly, con un 52% degli interpellati a favore dei matrimoni gay. Pensare che nella confinante Polonia la percentuale crollava al 17%. Una spiegazione piuttosto plausibile a tale enorme differenza la si può forse trovare andando a considerare l'influenza della religione sulla popolazione, con la sua continua e incessante propaganda contro le relazioni omosessuali (bollate come contro natura, deviate, amori deboli, ritratte addirittura come pericolose e via dicendo). Nella Repubblica Ceca si dicono atei e agnostici il 60% della popolazione e i cattolici sono solo il 30%, mentre in Polonia ben il 75% della popolazione è cattolica e praticante. Une bella differenza, che si rispecchia nel rispetto delle individualità e dei diritti umani di tutti. (Roberto Taddeucci)
openmind | 26 Gennaio, 2007 15:22

27 Gennaio 2007 Memorie Antifasciste

Nel giorno in cui in tutto il mondo si ricordano l'olocausto e le stragi nazifasciste, a Catania parte una nuova campagna antifascista. Una campagna che assume un significato di azione e di contenuto politico in risposta alle continue aggressioni e violenze commesse in questi mesi dai fascisti catanesi contro studenti, militanti di sinistra, immigrati. Così, considerato il complice immobilismo degli organi competenti si è deciso di stampare in proprio e di affiggere manifesti con i quali ricoprire le svastiche, le croci celtiche, le frasi ingiuriose nei confronti dei diversi che imbrattano la città di Catania e la fanno apparire un avamposto nazista degli anni '40.
Questa campagna di civiltà partirà sabato 27 gennaio alle ore 10 dalla "statua di Garibaldi" di fronte l'ingresso della villa Bellini, in via Etnea. Proprio li infatti, sin da questa estate troneggia tra le varie svastiche la famosa frase che si trovava all'ingresso di Auschwitz, ovvero la triste e famigerata "Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi). Di fronte alla stampa invitata per la conferenza stampa, tale ferita alla città sarà ricoperta con i manifesti stampati dal coordinamento antifascista.
La mattina proseguirà alle ore 11.30 con la posa di una targa in memoria delle vittime omosessuali del nazifascismo, vittime tra le più dimenticate, nella piazzetta tra via Dusmet e via Porticello. Per non dimenticare i 42catanesi che durante il regime fascista furono confinati per omosessualità alle isole Tremiti.Invitiamo tutti i cittadini antifascisti ad essere presenti.
Ricordare è necessario perchè solo attraverso la conoscenza dei fatti si può evitare che questi si ripetano.
openmind | 25 Gennaio, 2007 11:41

Edito originariamente in Enrico Venturelli (a cura di), Le parole e la storia. Ricerche su omosessualità e cultura, Cassero, Bologna 1991, pp. 120-129 di Franco Goretti.
Catania, dicembre 1988
Incontro con Pino, confinato politico omosessuale nel 1939.
"....sono passati anni, sono passati... Cosa vuoi che ricordi... Ci divertivamo, si usciva per via Etnea e poi sai, noi eravamo i primi, dici di che?... Eh, di arrusi, di noi così, che si andava per strada..."
I primi, "eravamo i primi". Così Pino, oggi ottantenne di Catania, ha iniziato a raccontarmi della sua vita. "Eravamo i primi", così racconta chi sa che prima di lui non esiste Storia. La storia, si sa, diventa Storia solo quando si racconta.
La storia degli arrusi di Catania, noto io, mica è fatta di biondi nordici pianisti, di college, di nobili ragazzi, sempre belli, innamorati di scudieri. Non è neanche fatta di coscienza politica, di rivendicazione dei propri diritti, di orgoglio di sé verso gli altri. Né di circoli letterari e di libri di Oscar Wilde o poesie di Baudelaire. La loro storia è fatta di povertà, di 14 lire al giorno per i più fortunati, o di piccoli furti e anche di prostituzione. È fatta di ignoranza, di analfabetismo, di croci nei verbali degli interrogatori, di ore e ore di lavoro nei campi. È fatta anche di amori di qualche sbronza, di rientri all'alba, anche se qualcuno parla troppo o insulta. È la storia di un mondo nascosto, fatto di strade particolari, parchi, sale da ballo e cinema speciali.È una storia triste ma non sempre. Ora è anche una parte della nostra Storia
Nel dicembre del '37, così racconta Pino, la vita degli omosessuali catanesi (Pino usa puppi, arrusi, pederasti, gay e anche il femminile di gay, "ghee") fu messa in agitazione da un delitto avvenuto in una casa del centro. R.I. fu trovato una mattina nella sua casa con il cranio sfondato: partono le indagini, vengono fermati e interrogati gli amici della vittima, "a Placidina", "a Leonessa", e molti altri. (Continua)openmind | 24 Gennaio, 2007 09:29

Rassegna Cinematografica 2007
I feEL QUEER
Il termine queer vuol dire molte cose, non tutte coerenti, è fluido, permeabile, sfuggente. E' un aggettivo che nella lingua inglese, in origine, significava "strano". Il termine, a sua volta, deriva dal tedesco que che significa di "traverso" e che nel dialetto napoletano ha dato origine a "quequero". In inghilterra era usato come insulto rivolto a persone gay, equivalente all'italiano "frocio" o al catanese "puppo". Il suo uso ha subito profondi cambiamenti ed è attualmente controverso. Molte persone LGBT (lesbiche, gay, bisex, trans) e "minoranze" etero ritengono che autodefinirsi queer sia un modo positivo per riappropriarsi di una parola a loro ostile e così indebolirla del suo potere offensivo; per superare le rigide limitazioni della tradizionale interpretazione binaria dell'orientamento sessuale (omo/etero o bi-) e dell'identità di genere (maschile e femminile); e ancora per contrapporsi agli stereotipi diffusi nello stesso ambiente LGBT. Definirsi queer significa buttare nel cestino le categorie sessuali e le aspettative sociali ad esse culturalmente legate.
Le proiezioni si svolgeranno nella nostra sede di via Gargano 33 e avranno inizio alle ore 21.30 .
Per informazioni: tel. 095.532685 o opencatania@tiscali.it
Prima proiezione questa sera 24 gennaio, con il film "The Hours" di Stephen Daldry USA 2002
Ti aspettiamo all'Open Mind
*clicca qui per il programma delle proiezioni di I feel QuEEr
openmind | 23 Gennaio, 2007 19:23
articolo scritto e pubblicato nel blog di elfobruno
Un'abitudine molto in voga tra i nostri parlamentari è quella di prendere i paesi stranieri come modello per fare le leggi in Italia. Ai tempi del maggioritario, ad esempio, si parlava di doppio turno alla francese - o di proporzionale alla tedesca (si noti il mio rispetto per la par condicio); quando Bossi e la Lega ponevano il problema della secessione alla cecoslovacca (e non di devoluscion, con fonetica adattata) gli facevano eco i sostenitori del federalismo alla maniera del Belgio.
E così via dicendo, fino ad aprire le proprie frontiere allo sfruttamento alla cinese (vedi industriali & Co.), il kamikazismo alla giapponese (molto in voga a sinistra) e la laicità alla vaticana (ibidem).
Lo stesso problema si è posto al momento di parlare delle unioni civili - e non chiamatelo PaCS, per carità di Dio e dei suoi rappresentanti in terra - quando il modello di riferimento è stato, per l'appunto, la soluzione adottata in Francia, dove il patto civile di solidarietà è nato.
La legge che dovrebbe scaturire - e mai il condizionale fu così d'obbligo - e che forse mai vedrà la luce in Italia, almeno per le prossime due maggioranze di governo, vede il riconoscimento di una serie di diritti fondamentali in materia patrimoniale e successoria, in ambito previdenziale e lavorativo - attraverso una serie di norme antidiscriminatorie - e il permesso di soggiorno per il partner extracomunitario; accanto ai diritti ci sono pure i doveri, è ovvio, quali ad esempio quello di assistere il partner in caso di malattia. E tutto questo passa attraverso il riconoscimento pubblico e giuridico attraverso un apposito registro al cospetto di un uffuciale di stato civile.
E queste sono le intenzioni. Buone%
Centro di iniziativa_
******Gay******
*****Lesbica*****
******Bisex ******
********Trans********
opencatania@tiscali.it
tel.3406839852
| « | Gennaio 2007 | » | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Lu | Ma | Me | Gi | Ve | Sa | Do |
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |
| 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 |
| 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 |
| 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 |
| 29 | 30 | 31 | ||||